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“Draghi” d’Europa

Di Vincenzo Mignano – L’andamento dell’economia all’interno dell’Unione Europea (UE) – come sottolineato nelle stime contenute nelle Previsioni economiche di primavera 2019, pubblicate dalla Commissione europea – ha subito un notevole rallentamento, dovuto all’incertezza che ha caratterizzato il panorama mondiale degli ultimi mesi. Nonostante la timida crescita registrata nell’ultimo periodo, gli squilibri economici e le divergenze politiche tra gli Stati membri hanno continuato ad influenzare l’assetto finanziario dell’UE, imponendo un nuovo cambio di rotta per il rilancio dell’integrazione monetaria e per attenuare gli effetti – ancora, in parte, sussistenti – delle due grandi crisi che hanno condizionato l’intero continente.

In tale contesto, il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, con le sue recenti dichiarazioni, ha esposto le future manovre dell’Eurotower, sottolineando come “lo scenario dei rischi rimane negativo e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente”. Per il numero uno della BCE, quindi, “non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”. Per tali ragioni, sono stati previsti strumenti volti all’attuazione di una politica fiscale più espansiva, attraverso un lungo periodo di inflazione – vicina al 2% in modo simmetrico – controllata, ma di livello elevato. Si tratta di un passaggio importante, che presenta delle similitudini con quanto adottato dalla Federal Reserve negli anni relativi all’applicazione del suo Quantitative Easing (QE): in quell’occasione, infatti, la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America decise di tollerare – nel breve periodo – un’inflazione pari al 2,5%, fissando un obiettivo per la dinamica dei prezzi al 2%; nel contesto dell’UE, invece, il ritorno al QE “ha, ancora, un notevole margine”, essendo uno strumento previsto, nel 2015, in un periodo caratterizzato da un forte rischio di deflazione e pur facendo parte, ad oggi, dell’arsenale predisposto dalla BCE.

La politica fiscale delineata dal Presidente della BCE sarebbe rivolta, principalmente, a quei Paesi che, in passato, hanno adottato linee fiscali restrittive, con evidente carattere pro-ciclico e conseguente frenata dei prezzi tendenti al rallentamento. Nello specifico, i c.d. Stati “con spazio fiscale” – tra i quali vi rientra la Germania, ma non l’Italia – sarebbero chiamati ad attuare politiche più flessibili e orientate verso gli investimenti pubblici, accompagnati dalle sempre richieste riforme strutturali, utili al risanamento del bilancio e, di fatto, all’incremento dei modelli di welfare. Tale prospettiva protende, tuttavia, ad alcuna generosità fiscale: lo stesso Mario Draghi ha precisato come sia necessario rispettare le regole fiscali europee, al fine di mantenere e – nella migliore delle ipotesi – rafforzare “la fiducia degli investitori verso paesi con alto debito, bassa crescita e poco spazio fiscale”, aggiungendo che “il lavoro su uno strumento comune di stabilizzazione fiscale di adeguate dimensioni e struttura dovrebbe andare avanti con una prospettiva più ampia ad una rinnovata determinazione”.

Tra le misure che la BCE potrebbe adottare, inoltre, vi sarebbe un possibile ed ulteriore taglio dei tassi di interesse, così come la previsione di finanziamenti a basso costo alle banche. Sotto tale profilo, durante la conferenza stampa – tenutasi lo scorso 6 giugno – successiva alla riunione del Board dell’Eurotower, il Presidente Draghi ha annunciato il mantenimento dei tassi suddetti ai minimi attuali “almeno fino alla prima metà del 2020” (tasso principale a zero, quello sui depositi a -0,40% e quelli sui rifinanziamenti marginali allo 0,25%). Sul versante dei prestiti, invece, sono stati esposti i primi dettagli sulle nuove aste di finanziamento per le banche a tassi agevolati: nello specifico, si è previsto – per gli istituti di credito che concederanno prestiti netti superiori ad un valore di riferimento – un tasso d’interesse ribassatofino a raggiungere un livello pari al tasso medio applicato ai depositi presso la banca centrale per la durata dell’operazione, con l’aggiunta di 10 punti base”.

In occasione del simposio delle Banche Centrali, tenutosi a Sintra (Portogallo) lo scorso 18 giugno, il Presidente della BCE – in linea con quanto affermato in precedenza – ha ribadito la volontà di intervenire con tutti gli strumenti a disposizione dell’Eurotower per stimolare l’economia europea. Da questo punto di vista, “in assenza di miglioramenti tali da minacciare il ritorno duraturo dell’inflazione agli obiettivi…prefissati, saranno necessari ulteriori stimoli” volti al risanamento del bilancio dell’Eurozona e alla crescita della politica monetaria. Si tratta di affermazioni che hanno prodotto conseguenze su un duplice profilo: da un lato, hanno scatenato la reazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, il quale ha accusato Mario Draghi di aver ridotto il tasso di cambio euro/dollaro, avvantaggiando ingiustamente l’export europeo e i rapporti coi partner internazionali concorrenti; dall’altro, hanno contribuito alla riduzione dello spread a 243 punti base, con il rendimento del titolo a 10 anni italiano al 2,11%.

Board BCE

In conclusione, le scelte effettuate dal Board della BCE – basate sulla logica coraggiosa del “whatever it takes” – si inseriscono in un’ottica più ampia, che coinvolgerà anche il successore di Mario Draghi alla Presidenza dell’Eurotower. Si tratta di una strategia economico-monetaria che sottende il chiaro intento di evitare che vi sia un brusco cambio di rotta a partire dal 1° novembre 2019. In tale contesto, le prossime settimane saranno utili per comprendere in che modo il Consiglio direttivo della BCE deciderà di adattare gli strumenti previsti dalle nuove misure alla severità del rischio sulla stabilità dei prezzi. Come affermato dal Presidente Draghi, il cui operato ha ricevuto il pieno riconoscimento dei leader dell’UE all’ultimo Eurosummit: “Manteniamo la capacità di rafforzare la nostra forward guidance modificando la sua condizionalità per tener conto delle variazioni negli aggiustamenti del percorso di inflazione”.

Foto copertina da biografieonline.it

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