Thompson, sulle note dello spirito nazionalista croato

Di Marco Tronci – Thompson, soprannome di Marko Perković, è sicuramente uno degli artisti più apprezzati e allo stesso tempo più discussi in Croazia. Nazionalista, cattolico, veterano delle guerre jugoslave e fervido tifoso dei Vatreni – “focosi” in lingua croata e soprannome della nazionale di calcio – nel corso degli anni ha attirato su di sé non poche critiche da parte della classe politica a causa delle sue idee ritenute troppo estremiste e per la spiccata simpatia per il regime Ustascia, organizzazione rivoluzionaria guidata da Ante Pavelić durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nato a Čavoglave, un piccolo villaggio a pochi chilometri dal confine bosniaco, decise di arruolarsi fra le schiere della guardia nazionale quando lo scontro nei Balcani fu inevitabile. Essendo di Čavoglave la sua unità venne subito impegnata in combattimento. Acquisì il suo soprannome proprio in quel periodo: il nome deriva infatti dall’arma che utilizzava, un vecchio Thompson americano. Durante il conflitto scrisse l’inno del proprio battaglione, trasformato successivamente in un singolo che sancì la sua popolarità in Croazia. Bojna Čavoglave – che inizia con un energico “Za Dom!” (per la Patria) seguito da “Spremni!” (pronti) – incita i suoi commilitoni a cacciare l’oppressore serbo dai territori croati, esaltandone le loro gesta.

La maggior parte delle sue canzoni verranno scritte durante la “Guerra per la Patria” e gran parte di esse parlano di sacrificio, sofferenza, distruzione e difesa delle tradizioni croate. Prese parte insieme ad altri artisti a una tournée organizzata dal governo una volta cessate le prime ostilità, al fine di tirar su il morale delle truppe.

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Marko Perković rende omaggio ai caduti

Terminato il conflitto con gli accordi di Dayton nel 1995, lo stile musicale di Thompson doveva necessariamente cambiare; nessun incitamento a imbracciare un’arma né tanto meno incendiare caserme serbe. Pur non abbandonando completamente la sua natura folk, i nuovi testi richiamano la storia croata e l’attaccamento alla propria terra, ricca di storia e cultura. Una di queste è Dolazak Hrvata (“l’arrivo dei croati”), omaggio al Regno medievale di Croazia fondato da re Tomislav, che istituì l’attuale bandiera a scacchi bianca e rossa.

A seguito delle elezioni politiche nel 2000, per la prima volta dall’indipendenza croata viene eletta una coalizione capeggiata dal partito socialdemocratico, erede del partito comunista croato quasi scomparso dopo la morte di Tito. Thompson fu nuovamente attaccato dopo essersi schierato apertamente contro l’arresto del generale Mirko Norac per crimini di guerra per volere del governo appena insediatosi. La riluttanza e l’ostruzionismo nei suoi riguardi era inevitabile; diverse amministrazioni comunali vietarono concessioni di spazi pubblici per l’organizzazione di concerti e fu citato più volte come esempio di riabilitazione dell’ideologia fascista.

thompsonNonostante tutto la sua figura resta ancora oggi molto influente politicamente e artisticamente, sia fra i giovani e i meno giovani. Nei suoi successivi album vi è stato un ritorno ai canti di guerra, riadattati in chiave moderna. Nel 2002, in risposta alle critiche governative, esce l’album E moj narode, per poi intraprendere una tournée di 30 tappe, scegliendo come città di partenza Vukovar, ancora oggi visivamente segnata dalla guerra.

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Marko Perković con il centrocampista Ivan Rakitić

Le critiche mosse nei suoi riguardi da parte della stampa non hanno fermato la sua voglia di omaggiare la nazionale croata reduce da uno storico secondo posto al mondiale appena conclusosi in Russia. Gli stessi giocatori e la dirigenza hanno voluto a tutti i costi che fosse lui ad aprire i festeggiamenti sul palco di Zagabria davanti a migliaia di tifosi accorsi da tutto il paese per celebrare i propri idoli. Thompson – com’è possibile vedere dai vari profili social dei calciatori – era presente anche sul pullman che ha trasportato i croati dall’aeroporto fino alla piazza della capitale, intonando con tutti loro Lijepa li si, ovvero “ma che bella sei”. La canzone è divenuta col tempo un secondo inno, un insieme di memorie e tradizioni popolari oltre che delle varie regioni croate, che vengono via via citate nel corso della canzone, affratellate nel ricordo dei caduti.


 

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