Legami improbabili (forse) fra bitcoin, sub prime e tulipani

Di Francesco Paolo Marco Leti – L’esplosione del fenomeno bitcoin ha delle radici che vanno oltre il suo essere uno strumento meramente speculativo e per il quale rimandiamo alla brillante analisi fatta in precedenza da Ugo Lombardo. In questo articolo ci soffermeremo sul suo essere un mero strumento finanziario potenziale di speculazione e osserveremo le analogie che presenta col primo crack finanziario della storia: la bolla dei tulipani olandese.

La bolla dei tulipani avvenne sostanzialmente nell’Olanda del 1600 e il suo scoppio ebbe luogo nel 1637. La storia è abbastanza semplice. I commercianti olandesi cominciarono a importare i tulipani in Europa all’inizio del 1500, la bellezza del fiore in questione ed i suoi colori vividi, lo resero fin dall’inizio molto apprezzato su tutto il continente, al punto da crearne un fiorente commercio e una coltivazione per la quale l’Olanda continua a essere conosciuta nel mondo. Il tulipano ha un enorme vantaggio dal punto di vista commerciale: il suo bulbo ha un’elevata conservazione e una resistenza di oltre due anni.

Dal bulbo è possibile ottenere nuovi bulbi e moltiplicarli e non stupisce, quindi, come rapidamente fonte del commercio non furono più i tulipani, ma i bulbi. Il prezzo di quest’ultimi cominciò a crescere in modo esponenziale e nel 1623 il prezzo di un bulbo raggiunse il valore di un migliaio di fiorini, quando il reddito medio olandese era di soli 150 fiorini (circa). Da quel momento cominciò a diffondersi la convinzione, tipica delle bolle speculative, che il prezzo dei bulbi non sarebbe potuto diminuire, ma che sarebbe soltanto cresciuto. Se trovate delle analogie con la bolla speculativa immobiliare statunitense, alla base della crisi dei subprime, non è un caso.

Il prezzo dei bulbi continuò a crescere, al punto che iniziarono ad essere scambiati non solo i bulbi in quanto tali, ma anche i contratti di acquisto dei medesimi a prezzi già stabiliti: si crearono, in sostanza, dei futures sui bulbi e anche dei veri e propri mercati di questi contratti, al punto che il fenomeno venne definito profeticamente “commercio del vento”. Da notare come, pur essendo scambiati in “borsa” (non bisogna certo pensare alla Wall Street odierna), gli scambi si limitavano fra privati, essendo presenti degli editti che vietavano alla borsa di diventare controparte di questi scambi. Facendo un’analogia contemporanea, si trattava sostanzialmente di mercati over the counter non regolarizzati.

Il fenomeno “rialzista” continuò, al punto da scatenare una febbre del bulbo: vennero scambiati case e ingenti somme per quei bulbi, fino ad arrivare alla famosa asta ad Alkmaar del 1637, quando centinaia di lotti di bulbi furono scambiati per un controvalore attuale di circa 5 milioni di euro. Una successiva asta di bulbi ad Haarlem andò deserta, probabilmente a causa di un focolaio di peste, scatenando la tendenza “ribassista” che fece scoppiare la bolla e che portò al crollo del valore dei bulbi e del mercato dei tulipani.

Quali sono le analogie fra i bulbi dei tulipani e i bitcoin? Parecchie in realtà. La principale è che, come il mercato dei tulipani, il mercato dei bitcoin non è assolutamente regolamentato, al contrario è visto con sfavore dalle autorità finanziarie. Un’altra analogia è legata alla volatilità di questo mercato, dimostrata dalle fortissime fluttuazioni del valore. Infine, si è sviluppata una forte speculazione sul bitcoin legata alle aspettative rialziste, con valori folli (simili a quelli dei tulipani), che forse, come dimostrano i recenti cali, sembra essersi invertita. Il problema è che, come sempre, qualcuno rimarrà col cerino in mano e si brucerà.


 

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