Cronaca di una nottata turbolenta, la Penisola spaccata in due

Di Daniele Monteleone – Due terremoti si sono abbattuti sulla politica italiana: uno si chiama Movimento 5 stelle, che trionfa al Sud, e sapevamo sarebbe stato il primo partito italiano, arrivato al 32%; l’altro è Matteo Salvini, il nuovo trascinatore del centrodestra, con il 17% della Lega primo partito di coalizione, e che riconquista il suo Nord in barba all’unificatore e rinvigorito Berlusconi delle grandi promesse elettorali.

Ora che i dati sono pressoché definitivi, la tendenza più evidente è quella di un Meridione grillino: Luigi Di Maio e i suoi fanno il botto in Puglia, dove si aggiudicano 24 collegi a 0 della concorrenza, in Campania altra strage pentastellata, Sicilia – dove è confermato, regionali a parte, la fine dei tempi del famoso “sessantuno a zero” del 2001 – e ancora Basilicata, Molise, Calabria e Sardegna.

E il centrodestra, ad abbracciare il Centro-Nord, divenuto inevitabilmente a trazione Carroccio, ottiene la maggioranza in Emilia Romagna e vince in Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio. Il leader della Lega Salvini si è detto pronto a governare da presidente del Consiglio, ma per il momento si deve accontentare della posizione privilegiata nel centrodestra italiano. Una tragedia per quel grande padre paciere rappresentato dall’ex Cavaliere, passato da regista della coalizione ad aiuto regista o, peggio, spettatore della cavalcata leghista.

L’exploit per M5S e Lega arriva anche in Liguria, regione storicamente rossa del Nord Ovest – guidata dal consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti – dove i risultati elettorali indicano l’affermazione del centrodestra come prima coalizione con oltre il 37% dei voti e il boom dei Cinque Stelle che stacca gli altri partiti raggiungendo il 30%, in linea con la media nazionale.

Sono alcune sfide dagli uninominali a parlare chiaro sulla trasformazione del Parlamento italiano dopo il doppio scossone che ha buttato giù anche nomi forti: Di Maio sfonda il 60 per cento contro Sgarbi ad Acerra, D’Alema ultimo in Puglia a Nardò, Grasso male a Palermo, Franceschini, Fedeli e Minniti fuori, ma – almeno per il centrosinistra in rovina – salvati altri come Delrio, Lorenzin e Boschi. Basta guardare la grafica della cartina dell’Italia di queste elezioni politiche: è tutta gialla e blu. I Cinque Stelle l’hanno già ribattezzata «Terza Repubblica», ma è un fatto che si tratti di una fase difficile, nuova e molto ambigua della politica italiana dove non si riesce bene a capire chi dialogherà con chi per costruire una maggioranza.

Il Centrodestra, come già detto, conquista il Nord, ma protagonista di questo exploit è soprattutto la Lega(Nord, per i nostalgici). Salvini vince tutto in Veneto, di facile previsione, ma è la crescita rispetto alle scorse politiche a trasportare verso la gloria il Carroccio: sono oltre 10 i punti percentuale in più, una crescita esponenziale, per la Lega in due legislature che gli garantiscono la nuova leadership a destra.

E poi c’è il grande sconfitto Matteo Renzi. In tutti i collegi uninominali si registra il crollo del Partito Democratico, che registra poco più del 18% nel dato nazionale (e forse si raggiungerà il 23% sui dati definitivi dell’intera coalizione di centrosinistra). La marea blu del centrodestra – dalle grandi striature verde acceso – e quella gialla dei pentastellati ha sommerso la «serenità e affidabilità» dei democratici, che si sono spesi negli ultimi due mesi per ricordare agli Italiani i propri risultati di governo, dall’economia ai bonus.

La faglia venutasi a creare dopo la nottata “sismica” divide l’Italia in un annunciato stallo causa Rosatellum, ma anticipa alcuni temi di questa nuova fase tutta da scoprire. Matteo Salvini senza i numeri per una maggioranza, nonostante la coalizione abbia orgogliosamente raggiunto il 37% nel dato nazionale, riuscirà a conquistare il voto di qualche decina di seggi – non si comprende di quale altra parte politica – per il suo progetto di governo? Luigi Di Maio, che annuncia l’arrivo di un «governo dei cittadini», riuscirà a trovare alleati utili a realizzare “punto per punto” – come affermano i grillini – le proposte programmatiche del Movimento? Tutti si autoproclamano presidente del Consiglio, ma a vedere le forze a disposizione e le alleanze all’orizzonte – ammesso che ci siano – nessuno è nettamente in grado di farlo.


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