Bitcoin, una criptovaluta per ridare potere alle persone

Di Ugo Lombardo – Omer Faruk Kiroglu, calciatore professionista, è il primo giocatore al mondo il cui tesserino è stato pagato in Bitcoin. Questa recentissima notizia uscita il 31 gennaio 2018 sul sito del Sole24Ore, fa capire come il fenomeno del Bitcoin (maiuscola si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre con la b minuscola, bitcoin, si riferisce alla valuta in sé) stia diventando sempre più determinante nell’ambito del mercato monetario ed in particolare in quello delle monete digitali.

Il bitcoin è una moneta digitale – elettronica o criptovaluta creata nel 2009 da un anonimo inventore, conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto che aveva come desiderio quello di voler creare un nuovo sistema di valuta elettronico senza nessun tipo di autorità centrale.

Questa è la principale differenza con le normali valute. Non c’è, infatti, un’autorità centrale che controlli i bitcoin come banche, organizzazioni o società che ne gestiscano i flussi e il valore. In questo modo non vi è la presenza di una terza parte coinvolta nelle transazioni e di conseguenza niente commissioni a Visa, Mastercard, Western Union ma soprattutto niente rischio per questi enti di subire attacchi informatici che sottraggano numeri e codici di carte di credito. In questo modo la rete Bitcoin risolve un gran numero di problemi che si hanno normalmente nelle transazioni economiche online.

Per quanto riguarda l’utilizzo del bitcoin, questa viene usata da parte degli utenti conservandola in portafogli virtuali per poter esse usata successivamente pagando negozi o società che li accettano, per trasferire denaro ad altri utenti o, più semplicemente, per essere conservati con la speranza che aumentino di valore.

Tale valore è qualcosa di difficile misurazione perché è il mercato che lo decide e, a differenza degli euro o delle altre monete, non c’è il “pezzo di carta”.

Il valore dei bitcoin è quindi dettato dalla domanda e dall’offerta ovvero da quanto le persone sono disposte a pagarli. In pratica, un bitcoin ha un valore soltanto perché gli utenti del sistema sono d’accordo che lo abbia. Il funzionamento della Bitcoin avviene sulla base del cosiddetto meccanismo “peer-to-peer”, cioè una rete decentralizzata simile a quella per scaricare e condividere i file online. È una sorta di database distribuito che traccia le transazioni e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin. In tale meccanismo ogni computer diventa un nodo della rete alla pari con gli altri senza nodi centrali e ogni utente di Bitcoin è connesso con tutti gli altri e detiene una copia di una sorta di libro mastro. Questo è chiamato blockchain (catena di blocchi), un documento in cui sono registrate tutte le transazioni di tutti gli utenti da quando sono nati i bitcoin e contiene tutti i conti di questo sistema contabile. La quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, è perfettamente prevedibile ed è quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo.

Sembrerebbe un sistema perfetto ma in realtà, dato anche gli ultimi trascorsi, i bitcoin rimangono un investimento molto rischioso. In passato, infatti, era già successo che il valore del bitcoin aumentasse di molto anche se non come è avvenuto nelle ultime settimane. A tali picchi si sono sempre susseguiti cali più o meno elevati e questo fa capire che il rischio consiste nella volatilità del loro valore che, come ha dimostrato il crollo più recente, è l’elemento di instabilità di questa valuta elettronica.

A sostegno di questo basta osservare che il recente aumento esponenziale del valore dei bitcoin non è stato graduale. Infatti, soltanto un anno fa, un bitcoin valeva circa 850 dollari. Ha superato i 2.000 dollari soltanto a maggio e fino a un mese fa era sotto i 9.000 dollari. Dopo aver sfiorato i 20mila dollari, il bitcoin ha subito il più grave crollo in tre anni dalla sua esistenza arrivando a poco più di 12mila dollari. Nonostante queste fluttuazioni però, la crittografia e le criptovalute sono sicuramente rilevanti fenomeni in controtendenza ed il 2018 potrebbe essere considerato proprio come l’anno delle criptovalute. Questo perché soprattutto il sistema Bitcoin sottrae potere ai sistemi centralizzati e lo restituisce alle persone.

Lo stesso fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ritiene che una delle questioni più rilevanti in questo periodo è proprio quella legata al confronto tra centralizzazione e decentralizzazione. Egli sostiene che il motivo per il quale molti hanno scommesso sulla tecnologia è quello per cui essa può rappresentare una forza decentralizzante capace di dare più potere alle persone, in un mondo in cui la tecnologia sembra essere diventata uno strumento per il controllo e monitoraggio della vita delle persone stesse. È proprio questo il senso del suo post ad inizio anno cioè: “ridare potere alle persone”. Sembrerebbe quindi che Zuckemberg, delineando le priorità del prossimo futuro, attraverso una rivalutazione del ruolo della tecnologia al fine di ridare potere alle persone, indichi un nuovo interesse proprio verso il mondo delle criptovalute tanto da ipotizzare che il social network stia valutando la creazione di una propria moneta digitale. Unico rischio da tenere in grande considerazione è quello della complessità del modo in cui controllarle e che deve mettere in guardia da questo apparente entusiasmo nei riguardi delle monete digitali.


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