Eco di un passato ancora presente: il ritorno di Claudio Fava

Sulle elezioni regionali in Sicilia, che si terranno il prossimo 5 Novembre, gira una buona parte dell’attenzione della politica in questo periodo: sono considerate un vero banco di prova, infatti, anche in funzione delle future elezioni legislative. Tutte le incertezze iniziali dovute a candidature e alleanze sembrano essere svanite, e i nuovi fronti che si sono venuti a creare potrebbero essere, a tutti gli effetti, una conferma successiva degli schieramenti a livello nazionale, incluse le separazioni. Esempio lampante è la scissione venutasi a creare nella sinistra, che vede l’ala più esterna distaccarsi dalla candidatura di Micari, appoggiata invece dal PD e dal governatore uscente Crocetta.

Anche qui, inizialmente, non si avevano le idee molto chiare: in un primo momento, era infatti stato fatto il nome di Ottavio Navarra, al quale poi verrà contrapposto Claudio Fava da altri partiti, tra cui il Movimento Democratico Progressista di cui lui stesso è parte. Il ritiro di Navarra e l’ufficializzazione di Fava come candidato unico della sinistra porteranno poi al ritiro da questa coalizione del Partito Comunista Italiano.

Ma che si può dire di Claudio Fava? Nato nel 1957 a Catania, si affermerà come giornalista professionista, nel 1982, e lavorerà a fianco del padre con il giornale “I Siciliani”, una testata che trattava tematiche avverse a “cosa nostra”. Questo tipo di impegno portò, nel 1984, all’assassinio di Giuseppe Fava; il giornale, a rischio di chiusura, resistette tuttavia per un altro breve periodo, con il figlio Claudio e gli altri redattori che continuarono la loro opera di denuncia fino al 1986. La sua carriera personale comprende anche un lavoro da scrittore (ricordiamo il suo saggio più noto, “La mafia comanda a Catania 1960-1991”) e da sceneggiatore, che vede, tra i vari impegni, anche una collaborazione per le sceneggiature di “I cento passi” e della serie “Il capo dei capi”.

La sua entrata in politica avviene proprio nel 1991, quando al fianco di Leoluca Orlando fonderà La Rete, movimento con forte caratterizzazione antimafia e anticorruzione, attraverso il quale entrò come deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, e nel 1992 arriverà anche ad essere eletto alla Camera dei Deputati. Abbandonerà il partito nel 1994, e attribuirà le motivazioni di questa sua scelta proprio alla politica di Orlando, da lui ritenuta troppo diretta al voto moderato e di matrice cattolica. Nel 1999, poi, Veltroni lo vorrà come capolista alle elezioni europee, e anche come Segretario regionale dei Democratici di Sinistra, ruolo che ricoprirà, con molte polemiche alle spalle, fino al 2001. Alle elezioni amministrative del 2003 a Catania, perderà in modo netto contro Raffaele Lombardo. Il suo impegno da europarlamentare, invece, continuerà dal 1999 al 2009, prima coi DS e poi, dal 2004, con Uniti per l’Ulivo.

Già nel 2012, anno dell’ultima votazione, aveva presentato la sua candidatura alla presidenza della Sicilia, così come Musumeci e Cancelleri. Per un errore burocratico, dovuto al mancato cambio di residenza entro 45 giorni dalle elezioni, rimase escluso, e venne candidata al suo posto l’allora leader della Fiom Giovanna Marano, come rappresentante di FdS, SEL, Italia dei Valori e Verdi. Anche su questo si sofferma Claudio Fava, intervenendo sulla sua pagina Facebook; dichiara di non aver scelto questa candidatura, che definisce “non conveniente”, e afferma che avrebbe “potuto rifiutare, per evitare gli sfottò sulla residenza cambiata, il risentimento di vecchi compagni, o le analisi per cui Fava non è abbastanza oppure è troppo”. E non a caso, il candidato in conferenza stampa ha deciso di presentarsi così: “Sono Claudio Fava e abito a Gravina di Catania”.

Marco Cerniglia


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