Siria, le armi chimiche che provocano l’ennesima strage

L’umanità è morta. Così l’Unicef si è espressa ieri, dopo l’attacco con armi chimiche avvenuto nei pressi di Idlib, in Siria, e che ha provocato, fino ad ora, 72 vittime tra questi 20 bambini e 17 donne.

La notizia è stata ripresa dalla stampa di tutto il mondo e ha ricevuto la condanna unanime da parte della comunità internazionale.

Ma andiamo per ordine. Il bombardamento chimico, iniziato alle prime ore del giorno, ha colpito per la precisione la città di Khan Shaykhun, a sud di Idlib. I racconti dei testimoni e le crudissime immagini rilanciate dai media, mostrano che trattasi di attacco chimico. Sebbene non sia chiaro quale gas sia stato utilizzato, i sintomi sembrano essere compatibili con quelli provocati dal sarin.

Poche ore dopo, anche un ospedale da campo nella quale venivano forniti i soccorsi alle vittime dell’attacco è stato colpito da un raid convenzionale. Non è chiaro se ci sono state altre vittime.

L’indiziato numero uno di questa ennesima atrocità che colpisce la Siria è il regime di Damasco, per diverse ragioni. La prima è che Assad non è nuovo all’utilizzo di armi chimiche. Tant’è che già nel 2013 il presidente Obama aveva minacciato di intervenire militarmente contro il regime nel caso avessero fatto ricorso ad armi chimiche o biologiche. La famosa “linea rossa” tracciata dal presidente americano non venne rispettata un anno dopo, quando nel 2013 vennero lanciati missili al sarin in alcune zone di Damasco e in un rimpallo di responsabilità, la comunità internazionale non intervenne.

La seconda ragione è che la zona colpita dai bombardamenti è ancora sotto il controllo dei ribelli, in particolare dalla componente jihadista legata ad Al Qaeda. Inoltre, le bombe sono state lanciate presumibilmente da aerei militari di cui i ribelli non dispongono.

Nonostante ciò, l’esercito di Damasco smentisce categoricamente qualunque coinvolgimento e accusa apertamente i gruppi ribelli terroristici di aver colpito con sostanze tossiche la popolazione civile. L’alleato russo fornisce una versione alternativa: «non è stato un attacco con armi chimiche condotto dall’aviazione siriana. Le armi chimiche erano contenute in un arsenale dei ribelli che è stato colpito dall’attacco aereo di Damasco».

La situazione appare estremamente complessa, ci si chiede perché il regime si sia spinto così oltre, suscitando lo sdegno dei governi europei, degli Stati Uniti e dell’Onu e persino della Turchia, in un momento in cui era stato in parte riabilitato pur di sconfiggere il Califfato islamico.

Intanto oggi il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà una riunione di emergenza sull’attacco. Il testo della risoluzione che sarà presentata condanna il raid e chiede all’Organizzazione per la proibizione delle Armi chimiche di lavorare rapidamente su un’inchiesta. Nel documento s’invitano anche le autorità siriane a collaborare con gli esperti internazionali.

L’infinita guerra siriana torna così prepotentemente alla ribalta. La domanda è se, almeno questa volta, la comunità internazionale riuscirà a trovare una soluzione a questi massacri, dimostrando che forse l’umanità non è morta del tutto.

Antinea Pasta


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