Siamo ciò che mangiamo: tra etica e cibo uno sguardo alla nostra “Sicilia Bedda”

La teoria degli alimenti di L. Feuerbach è stata di grande importanza etica e politica. Il filosofo sosteneva che: «i cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello, in materia di pensieri e sentimenti…». Era convinto del fatto che per migliorare un popolo bisognava migliorare l’alimentazione. Noi siciliani lo abbiamo preso sul serio, abbiamo iniziato a fare tesoro degli invasori, abbiamo preso appunti dai conquistatori, vincitori, sfruttatori, trionfatori, finti benefattori, spagnoli, francesi, arabi e abbiamo dato vita ad una varietà enogastronomica impareggiabile.

Abbiamo costruito un’isola sui generis capace di accogliere e assorbire come una spugna l’altro, non assimilandolo a sé ma plasmando qualcosa di nuovo. Il razzismo dilaga, ma in Sicilia, davanti ad una bella cassata, non possiamo non sentirci tutti un po’ arabi. L’occasione dell’expo 2015, è stata una vetrina di lancio incredibilmente fruttuosa sia per l’Italia, sia per la Sicilia e la promozione della dieta mediterranea. Si è cercato di dare risposta ad una domanda cruciale: «è possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona-sana-sufficiente e sostenibile?».

Lo slogan dell’expo “ feeding the planet, energy for life” racchiudeva  in sé tutte le sfide del nuovo secolo e suscitava fin da subito due sentimenti contrastanti: il primo, la fiducia di poter raggiungere l’obiettivo prefissato: nutrire il pianeta. In seguito guidati dalla razionalità ecco che veniva fuori lo scetticismo. Per capire l’entità del problema è necessario dare uno sguardo ai numeri: oggi si contano 870milioni di persone denutrite, 2,8 milioni di persone morte per malattie legate al peso, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecate. L’expo 2015 è stata un’occasione per incontrarsi e discutere su cosa serve, su come organizzare politiche più consapevoli, stili di vita più sostenibili, tecnologie capaci di creare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.

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Il mondo post expo 2015 si è prefissato come obiettivi quelli di sradicare la povertà o quantomeno ridurla del 50%, ridurre i 2\3 della mortalità infantile e garantire la sostenibilità ambientale stimolando politiche e programmi di sviluppo sostenibile che possano permettere di ridurre il processo di annullamento della biodiversità. Qui entra in gioco il ruolo della nostra “Sicilia bedda”, cuore del Mediterraneo, prima donna all’expo nel cluster – bio mediterraneo, salute bellezza e armonia- insieme a paesi come l’Albania, l’Algeria, l’Egitto, la Grecia, il Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia. Insieme per promuovere la dieta mediterranea, riconosciuta come patrimonio culturale dall’UNESCO, portata sul trono della dieta per eccellenza è stata scelta dalle Nazioni Unite come la dieta per sostenere la sfida “fame zero”[1]. C’è chi potrebbe pensare alla bontà di un piatto di pasta, o di un pezzo di pane con olio gustato con un buon bicchiere di vino, ma l’elemento che rende unica la dieta mediterranea non è il grano, né le vigne, né gli ulivi. L’unicità della dieta mediterranea è il suo retroscena culturale, storico e sociale. Nel mediterraneo non ci si ciba per nutrirci, il pasto è atto sociale di unione, atto sociale di socializzazione. La dieta mediterranea è risultata essere l’unica capace di resistere alla frenesia dell’era moderna grazie alla quantità di tempo trascorsa a tavola e alla varietà di riti del convivio: i popoli del mediterraneo passano più tempo a preparare i cibi rispetto a qualsiasi altro popolo. A rendere la dieta mediterranea esclusivamente incomparabile inoltre vi sono altre due caratteristiche, la sua capacità di garantire la biodiversità agricola e i suoi criteri di sostenibilità capaci di preservare a lungo la produttività della zona.

L’unione Europea sta facendo molto per garantire lo sviluppo di politiche capaci di tutelare il Made in Italy grazie all’introduzione di regolamenti ad hoc come ad esempio il REG. UE 1169\2011 introdotto per garantire l’etichettatura degli alimenti e combattere l’agro-pirateria, un fenomeno che sta crescendo rapidamente.

Se da una parte l’Europa sta dando parecchia fiducia nella promozione dell’export del brand italiano e soprattutto sta offrendo alla Sicilia molteplici occasioni per lanciarsi sul mercato divenuto sempre più globale; la Sicilia, come sta reagendo?  Dal punto di vista regionale si sta attivando molto per promuovere le tradizioni sicule rendendole sempre più una principale fonte di guadagno per il turismo. Manifestazioni come lo Street food festival e lo shebeth stanno divenendo ogni anno sempre più rilevanti. In occasione del  “Best in Sicily”, una manifestazione dedicata alla premiazione di alcune categorie di eccellenza Siciliane, Palermo ha visto sul palco tutto ciò che di meglio produce la Sicilia dell’enogastronomia. Una buona opportunità per far crescere il made in Sicily in un’ottica più grande, attribuire giusti meriti a chi delizia i siciliani e si distingue e offrire nuovi stimoli.

I premi vengono destinati a quattordici categorie:  miglior produttore di vino, miglior produttore di olio, miglior produttore di formaggio, bar, pasticceria, pizzeria, ristorante, albergo, miglior fornaio, miglior macellaio, ambasciatore siciliano del gusto e dall’edizione 2013 viene premiata anche la migliore azienda conserviera.
Fra i premiati quest’anno vi è stato anche un sindaco, figura simbolo dei territori che sempre più spesso scelgono di scommettere sull’enogastronomia.

Abbiamo avuto il piacere di chiedere direttamente a due giovani  siciliani emergenti un’ opinione sulla Sicilia. Al teatro incontrando Daniele Olivastro, studente uscente dal corso Alma superiore abbiamo chiesto di parlarci della Sicilia e della sua esperienza in cucina, ci ha raccontato che dopo aver lavorato da Peck a Milano, la più grande e famosa gastronomia d’Italia è voluto tornare nella sua amata isola e ha lavorato nella locanda Don Serafino insieme allo Chef Vincenzo Candiano. Con aria triste ci confida però che purtroppo è nuovamente in partenza per Londra, per migliorarsi da Blumenthal e successivamente da Le Gavroche Di Michel Roux. Daniele afferma: «Siamo una regione che potrebbe vivere solo della nostra produzione agroalimentare. Bisognerebbe essere meno classisti e più aperti all’insegnamento. Qui è come essere dentro ad una casta. Soffro di dover partire perché preferirei lavorare nella mia terra. Credo fermamente che la Sicilia sia unica ed eccezionale per la sua biodiversità e i suoi diversi microclimi la definirei una specie di El Dorado dei cuochi. Spero di tornare qui e aprire qualcosa di mio. Mi ha fatto piacere partecipare alla manifestazione “Best in Sicily” riconosco che questi eventi sono un’ottima vetrina, un trampolino di lancio, tuttavia, mi è sembrato di vedere ricalcare i soliti clichè noti a tutti. La Sicilia è una terra particolarmente votata al turismo enogastronomico queste manifestazioni sicuramente incrementano la notorietà della nostra regione e dei nostri prodotti premiando chef, ristoranti, cantine etc che con il loro lavoro si impegnano per raggiungere l’eccellenza nel loro settore tuttavia credo che ancora ci sia da lavorare sodo».

Incontrando Mauro Lo Faso, classe ’94, ci racconta la sua esperienza in Sicilia. Mauro dopo il diploma al liceo scientifico si è trasferito a Brescia per diventare assistente di laboratorio alla CAST Alimenti, scuola leader dei mestieri del gusto. Dopo CAST divenuto assistente alla Selmi Training Centre di Santa Vittoria d’Alba (CN) ha approfondito per 4 mesi il cioccolato. Una volta terminato uno stage di 4 mesi alla pasticceria veneto del Maestro Iginio Massari e diversi master ha iniziato a lavorare nella pasticceria Delizia di Bolognetta (PA). Piccola ma deliziosa pasticceria a conduzione familiare dove oltre alla consueta produzione di gelato, torte tradizionali e moderne, cioccolato è possibile assaggiare nuovi dolci inventati dallo stesso Mauro. Accanto a lui non si può non notare il suo simpatico cugino, suo complice come ci raccontano, per l’Olympiade der Koche di Erfurt dello scorso ottobre e insieme al quale Mauro e il Culinary Team di Palermo hanno portato a casa una medaglia di bronzo e una d’argento.

Parlando con Mauro  scopriamo che la stessa Università di Palermo al momento collabora insieme al Culinary Team per un progetto che mira a promuovere la dieta mediterranea

Grazie alle parole di questi due giovani cuochi abbiamo visto che la Sicilia sta tentando di favorire i giovani emergenti nel settore culinario, forse non a caso il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini ha preannunciato che Palermo sarà la capitale della cultura 2018,  la cultura è tutto, anche il cibo pertanto è bene sperare che la Sicilia non si fermi qui, ma cresca sempre più come ha dimostrato di sapere fare in questi anni.

Simona Di Gregorio

[1] La sfida fame zero è stata lanciata dal Segretario generale dell’ONU Bankumoon e mira a portare a zero la fame infantile, eliminare il cibo spazzatura e incrementare un dieta capace di prevenire la salute fin dall’infanzia e incentivare l’ecosostenibilità.


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