La caduta di Renzi

Un esito senza appello. Il 59,1% degli italiani ha deciso chiaramente di bocciare la riforma costituzionale del governo Renzi. Dati considerevoli all’interno di un quadro di partecipazione “eccezionale”, superiore alle attese e persino alle flebili speranze dello stesso Renzi. Il 65% di affluenza rafforza facilita l’analisi del risultato e lascia spazio a considerazioni nette e precise. Molto di più di quelle che sarebbero potute emergere di fronte ad un margine più risicato. In quest’ultimo caso, sarebbe stato giusto parlare di una spaccatura del paese, evidenza di una duplice bocciatura per i due testi costituzionali posti a confronto. E invece il differenziale di voto “salva” l’Italia da scelte difficili ed è tale da ricondurci in maniera naturale al tema più volte discusso in questa campagna referendaria.

È stato chiaramente un voto contro Renzi e il suo governo. Il premier esce sconfitto così dal duello. L’uno contro tutti non ha pagato, semmai ha persino compattato tutti coloro i quali lo avevano elevato a responsabile del malessere del paese. All’interno di un quadro carico di novità, il fattore del malcontento rappresenta una conferma dei mesi precedenti, a partire dalle recenti elezioni amministrative. La rivolta e la protesta della gente, a più livelli sociali, è profonda e ha spazzato via con sè, com’è giusto che sia, ogni altro possibile discorso sul merito della riforma. Chiaro che non tutto il No abbia votato contro Renzi, ma lo è altrettanto che l’antipolitica sia stata motore del voto, le cui indicazioni dicono ben altro del semplice rifiuto della modifica costituzionale.

Ora il futuro. Quale? Una domanda che fin da subito ha soverchiato tutti gli altri temi. Tutte le previsioni della vigilia sono state rese vane dal quantitativo del voto. «Ho perso e lo dico ad alta voce», ha detto Matteo Renzi nella conferenza stampa di mezzanotte a Palazzo Chigi. «L’esperienza del mio governo finisce qui». Parole che danno seguito alla promessa fatta all’inizio di questa campagna referendaria, lasciando al fronte del No la palla del gioco dell’immediato futuro.

Ovviamente con il cappello del capo dello Stato, che ritorna ancora una volta a essere centrale nelle dinamiche politiche italiane, come successo con Napolitano. Mattarella, come ha già ribadito nelle settimane precedenti, intenderà mettere in cassaforte la legge di bilancio e quindi tutti i conti pubblici. Ma, soprattutto avvierà un breve giro di consultazioni con tutte le forze politiche, specie con quelle del No, per capire le intenzioni da qui alla naturale scadenza della legislatura. E il pensiero corre a una legge elettorale, che possa permettere alle prossime politiche di avere un vincitore. Secondo molti un’ovvietà. A ben vedere, una vera impresa vista la divisione delle varie componenti su quale debba essere l’impianto da adottare. La speranza comunque sia è che si scelga con profondo senso di responsabilità. Quello che Renzi ha dimostrato con le dimissioni immediate da grande sconfitto. E quello che gli italiani, adesso, chiedono al fronte del No di assumersi in nome del paese e del bene di tutti.

Mario Montalbano


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