La lettera ritrovata di Cristoforo Colombo

Di Francesco Tronci – Dalla biblioteca del Congresso di Washington a casa, Firenze. È il “viaggio” di ritorno, davvero inusuale, compiuto da una preziosa stampa della Epistola de insulis nuper inventis, copia in latino della missiva che Cristoforo Colombo scrisse in realtà nella lingua dei suoi finanziatori, i reali di Spagna Ferdinando e Isabella, per annunciare loro la scoperta dell’America, da lui erroneamente ritenuta “le Indie”.

Nella lettera, Colombo descriveva gli esseri umani, la fauna e la flora del Nuovo Mondo e di come fosse riuscito a prenderne possesso giungendovi, dopo 33 giorni di navigazione, il 12 ottobre 1492. La scrisse sulla via del ritorno, il 15 febbraio del 1493, a bordo della “Nina“. Sbarcato a Lisbona il 4 marzo, il navigatore italiano aggiunse un post scriptum e fu probabilmente dal Portogallo che fece recapitare il tutto in duplice copia alla corte spagnola.


Di quei manoscritti in lingua spagnola non si è conservata traccia. Il che amplifica il valore storico e patrimoniale delle stampe in latino che nello stesso 1493 il prototipografo tedesco Stephan Plannck realizzò a Roma del messaggio che avrebbe cambiato la storia del mondo. Oggi si scopre che, circa cinque secoli dopo, una di quelle stampe aveva compiuto lo stesso viaggio di Colombo “approdando” infine a Washington, ma seguendo rotte arcane, passata di mano in mano tra crimine, mercantilismo e buona fede. Fino all’epilogo felice di una vicenda rivelatoria del traffico di opere d’arte e dell’attività investigativa internazionale per contrastarlo.

Il comandante del nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, generale Mariano Mossa, alla presenza dell’ex ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e dell’ambasciatore Usa in Italia, John R. Phillips, ha raccontato come si è arrivati al recupero. Della lettera di Colombo, Plannck nel 1493 stampò tra le 16 e le 18 copie, comunque di eccezionale pregio storico-archivistico. Quella ritrovata a Washington era parte di un volume, una miscellanea che comprende in tutto 42 incunaboli, custodito nella biblioteca Riccardiana di Firenze. Lì era stata trafugata e sostituita con un falso quasi identico all’originale, acquistato da un collezionista privato in Svizzera nel 1990, quindi battuto all’asta a New York nel 1992 per 400mila dollari, quando secondo gli esperti il suo valore è di almeno un milione di euro. Infine, donato dall’acquirente, in “totale buona fede”, alla Biblioteca del Congresso nel 2004.


Gli inquirenti hanno lavorato a stretto contatto con l’Homeland Security Investigation (Hsi) di Wilmington (Usa) che aveva inviato ai colleghi italiani una nota relativa alla presunta presenza, in territorio statunitense, di edizioni della lettera di Colombo, datata 1493, ritenute false. Dalle successive indagini è scaturita la scoperta che i furti di documenti non riguardavano solo Firenze. I carabinieri, coordinati dalla pm Tiziana Cugini, erano infatti partiti da una denuncia arrivata nel 2012 dall’allora direttore della Biblioteca Nazionale di Roma per il furto di alcuni volumi antichi di notevole pregio e interesse storico. Il primo passo è stato quindi il sequestro, proprio nella biblioteca romana, dell’esemplare ritenuto falso della lettera oggi restituita.

Gli investigatori, che si sono mossi su base internazionale e facendo tesoro della loro conoscenza dei meccanismi illeciti nel traffico di libri, erano arrivati agli Stati Uniti seguendo alcune piste collegate ai contatti esteri di Massimo De Caro, l’ex direttore infedele responsabile del saccheggio della biblioteca dei Girolamini di Napoli, in cui è coinvolto anche l’ex senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, che sta scontando una condanna a 7 anni di detenzione per concorso esterno in associazione mafiosa a Palermo. La collaborazione tra i carabinieri del Tpc e l’Homeland Security Investigation di Wilmington ha indotto l’Hsi a ipotizzare che la lettera di Cristoforo Colombo, denominata “edizione Plannck 21”, conservata proprio presso la biblioteca nazionale di Roma, fosse stata sostituita con un falso.


Nelle stesse indagini si è scoperta un’ulteriore versione della lettera di Colombo, datata 1493 e custodita presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze, anche questa un falso realizzato attraverso riproduzioni fotografiche moderne, stampate su carta antica ma di un’età non corrispondente a quella usata da Plannck. Grazie anche alla consulenza del professor Paul Needaham, curatore della sezione libri antichi e manoscritti della biblioteca dell’università di Princeton, gli investigatori hanno identificato la stampa autentica della lettera di Colombo in latino in quella donata alla biblioteca del Congresso. Gli Stati Uniti, informati dai carabinieri dei Beni culturali, hanno quindi restituito all’Italia il prezioso documento. Il ritorno della pregiata stampa di Plannck in Italia, hanno sottolineato Franceschini e Phillips, è «un fatto simbolico che segna l’amicizia e la totale collaborazione che c’è tra i nostri Paesi».

Dalla biblioteca Riccardiana di Firenze, il direttore Fulvio Silvano Stacchetti a proposito del furto precisa: «Escludo in modo più assoluto che questo possa essere avvenuto nella sala manoscritti della nostra biblioteca». In tanti anni, riferisce il funzionario, il volume è stato consultato “solo da uno studioso” , sempre controllato a vista da due dipendenti della biblioteca e “mai prestato”. C’è stato, però, fa notare il direttore, un periodo non breve in cui il volume è stato inviato a Roma, “a disposizione” della Biblioteca Nazionale. Una trasferta lunga quasi un anno “dal 28 luglio del 1950 al 5 aprile del 1951”. Cosa sia avvenuto non si sa, ripete, «l’unica certezza è che la copia restituita dagli Usa è certamente quella autentica».


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