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Maurizio Landini, una nuova stagione per la CGIL

Di Giuseppa Granà – Chi meglio di chi è partito dal basso può rappresentare e dar voce alle istanze dei lavoratori? Maurizio Landini, classe 1961, ha iniziato sin da adolescente a interfacciarsi con il mondo del lavoro, lavorando come apprendista saldatore in una cooperativa di Reggio Emilia.

Le condizioni lavorative non erano delle migliori, lavorando all’aperto al freddo e al gelo d’inverno. Sebbene tutti, dirigenti e lavoratori, fossero tesserati al Partito Comunista, c’erano differenze tra i due fronti; da allora ebbe inizio il suo interesse verso il mondo sindacale.

Sciopero Fiom: corteo metalmeccanici a Napoli con Landini

È stato Segretario della FIOM di Reggio Emilia, dell’Emilia-Romagna e di Bologna, Segretario generale della Federazione Impiegati Operai Metallurgici FIOM e Segretario nazionale della FIOM. Per sette lunghi anni, dal 2010 al 2017, Landini si è battuto per gli operai che lavoravano negli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano, scontrandosi aspramente con Sergio Marchionne. Dal 24 gennaio 2019 Landini è il Segretario della CGIL, succedendo al suo predecessore Susanna Camusso.

La sua elezione trova giustificazione nelle battaglie di rivendicazione dei diritti da lui portate avanti in veste di lavoratore sin dalla sua giovane età, durante le quali ha acquisito negli anni una credibilità in un contesto come quello del mondo del lavoro, in costante mutamento, dove il dilemma tra rappresentatività e rappresentanza sindacale crea incertezza.

Eletto con il 92,7 % dei voti dei delegati, Landini si occuperà della segreteria della CGIL per i prossimi 4 anni, periodo durante il quale il movimento operaio potrebbe vivere una nuova stagione.

Il Segretario ha manifestato più volte il suo interesse a rendere concreto il cosiddetto “cambiamento” che il nuovo governo tanto auspica, data la manifesta ingiustizia sociale e i nodi strutturali esistenti. Per ovviare a questa situazione Landini ha proposto un piano sociale di investimenti in infrastrutture che possa creare lavoro.

Se da un lato, dopo un lungo dialogo, è riuscito a raggiungere l’accordo con il Ministro Luigi Di Maio sulla sorte dei lavoratori Ilva, dall’altro lato Landini ha criticato il Ministro Matteo Salvini sostenendo che abbia fatto poco per i lavoratori: il Ministro dell’Interno punta il dito contro gli stranieri, ma le problematiche che affliggono il Paese sono riconducibili al lavoro nero, alla corruzione e all’evasione fiscale.

Maurizio Landini, insieme ai rappresentanti di CISL e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, ha preso le distanze dal Governo con la manifestazione svoltasi il 9 febbraio scorso a Roma, concordando sul fatto che la Legge di Bilancio e la Manovra approvata hanno lasciato interrogativi irrisolti. Una serie di proposte prioritarie che accomunano i tre sindacati sono contenute all’interno della piattaforma unitaria.

Tra i temi che più stanno a cuore al Segretario c’è sicuramente quello delle pensioni. Landini ha in più occasioni criticato la cosiddetta quota 100, un mix tra anzianità contributiva e anagrafica, chiamata in tal modo impropriamente in quanto richiede 62 anni di età e 38 anni di contributi, mentre se si hanno 40 anni di contributi e 60 anni di età non è possibile accedere alla misura. Sebbene questa rappresenti una nuova opportunità per il Paese, non aiuta ancora a superare la Legge Fornero.

Egli ha altresì parlato di come occorre distinguere gli argomenti assistenza e previdenza, di come riconoscere se un lavoro è più o meno gravoso e di quali continuano a essere le criticità nel nostro Paese, strettamente legate al bisogno impellente di creare posti di lavoro.


Redazione

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