Da donna a donna: Stories of Migrant Women

Di Virginia Monteleone – Ieri presso il Centro Diaconale La Noce si è svolta la presentazione del lavoro della visual artist Alice Castiglione, Stories of Migrant Women: un fotodocumentario  condotto per l’Università di Portsmouth, in collaborazione con il Centro Diaconale La Noce – Istituto Valdese e con Mediterranean Hope – Casa Delle Culture di Scicli e il Cara di Mineo. Una ricerca commovente e delicata, trattata non con l’occhio da europea, ma da donna.

La ricerca di Alice si pone con delicatezza. Entra in punta di piedi nelle vite di alcune delle donne che sono riuscite ad arrivare in Italia. La ricerca fotografica è accompagnata da delle interviste raccolte nei centri di accoglienza che hanno collaborato con l’artista. Ognuna di queste storie racchiude in sè una grande speranza tinta di orrori e sofferenza.

Si parla di fiducia spezzata, di innocenza rubata, di famiglie invisibili. È il dramma che bene o male conosciamo, ma non si capisce perché lo vediamo con distacco. Invece le storie di queste donne dovrebbero farci “incazzare”, come diceva Alice. Dovremmo farci forza di quella rabbia che alcune di noi non hanno il diritto di esprimere; sì alcune di noi, perché queste donne migranti sono donne.

Il lavoro di Alice è affrontato da donna a donnaÈ forte il sapore femminista che si legge nelle foto e che trapela dalle parole di Alice. Concetto che alcune donne non occidentali non conoscono. Sono storie di donne che affrontano problemi da donne in modo più amplificato, ma non per l’handicap di essere straniere e migranti, ma per essere donne lontane da casa. Alice stessa è una donna migrante, ed è forse la differenza che separa la sua storia da quella di queste donne che ha caricato l’artista come una pistola. E lei colpisce lì, dentro quella fragile solidarietà che nasce davanti le foto di donne che nonostante tutto sorridono, cucinano, giocano con i loro figli o messe di spalle. Molte foto di piedi, come a determinare il lungo viaggio fatto. Piedi come cartine geografiche del dolore, come atto di liberazione.

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C’è diversità nell’occhio di Alice nell’immortalare queste donne. Non le ha rese come siamo abituati a vederle, come «la grave emergenza umanitaria». Alice mette a fuoco un punto oltre, il campo diventa profondo sui dettagli, non generalizza. Coglie le storie con rispetto. Alice sottolinea il fatto di non essere portavoce, ma amplificatore di coloro che non hanno spesso modo di raccontarsi.

IMG-20181201-WA0028 (3)Ogni storia si lega all’altra tramite la violenza. Un viaggio pieno di speranze per un avvenire che si infrange come le onde. Attraversando terre come la Libia che le ha spogliate della loro dignità e solcando il mare che per molte è diventato la loro tomba. In molte delle storie, se non tutte, c’è un atto gravissimo: la fiducia riposta ad altre donne senza pietà. Ognuna di loro si è fidata e affidata ad altre donne, viste come madri, sorelle o speranze. Ed è forse questo l’atto più grave, trovare violenza ed empietà in un’altra donna. Le loro storie ci si presentano nude, come i loro occhi. Così anche le foto di Alice sono nude. Vediamo quello che è.

L’artista chiede a queste donne cosa consiglierebbero alle loro connazionali che vogliono andar via dalla loro terra: non cominciare il viaggio, non partire perché non hanno la consapevolezza di tutto ciò che il viaggio comporta; anche se si vede su Facebook la bella vita dei connazionali venuti in Europa, non è vero. Non è facile. Non è solo il tragitto. Perché essere in un Paese di cui non sai niente, dover imparare completamente la lingua e la differenza culturale che è difficile da gestire. Il sogno che si ha in Africa sulla vita in Europa, viene disatteso sotto ogni punto di vista.

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Le storie sono raccolte dentro il catalogo autoprodotto dall’artista, per garantire la purezza del risultato che ci si presenta, senza censure, senza scelte stilistiche. Alice tramite il sito dedicato al progetto www.storiesofmigrantwomen.com , mette in vendita alcune delle fotografie dalla serie S.O.M.W.018, il cui ricavato sarà in parte devoluto ai progetti Mediterranean Hope – Casa Delle Culture di Scicli e Centro Diaconale La Noce – Istituto Valdese allo scopo di restituire qualcosa alle donne che hanno deciso di partecipare allo studio condividendo le loro esperienze e pensieri. La vendita delle stampe a scopo benefico si concluderà giorno 31 dicembre 2018 a mezzanotte.

«“Ok, non hai pagato soldi… ti sei chiesta che devi pagare?” “No, perché nessuno mi ha chiesto di pagare.” “Ok allora te lo dico io. Devi pagare.” “Come??? E quanto è? Allora, dove posso lavorare? Sono felice, lavoro, vi pagherò e manderò soldi alla mia famiglia” “Sei felice di lavorare?” “Si, che tipo di lavoro volete darmi da fare? Tipo pulire… io so pulire, lavare la biancheria, so farlo, qualunque lavoro domestico, lo so fare!”[…]”Zitta! Non abbiamo questi tipi di lavoro qui in Libia! Farai la prostituta!”» (V. 19 anni, Nigeria)


 

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