Tempo di lettura: 1 minuti

Jacob Blake e i sette colpi di pistola contro l’umanità

Condividi

 
 

Jacob Blake non diventerà l’ennesimo martire di questa guerra al razzismo, ma quei sette proiettili sono stati l’ennesimo colpo al cuore dell’umanità.


Il caso mi ha concesso di nascere nel posto giusto e del colore giusto. Jacob Blake ha la mia età e non è stato così fortunato. Di lui conosco solo i venti secondi di video che ne raccontano il tentato omicidio. Non so se sia un santo o un diavolo. Se per vivere spacci droga tagliata male ai ragazzini o legga libri agli anziani nelle case di riposo. Non so se abbia deciso di voltare le spalle a quegli agenti di polizia perché stufo di vivere continue discriminazioni o semplicemente era troppo fatto o ubriaco per rendersi conto del pericolo di quella sua reazione. 

So che la vita dei suoi tre bambini non sarà più la stessa. Quelle di un padre afferrato dalla maglia e crivellato da proiettili, non sono immagini facili da metabolizzare. So che quei tre bambini non avranno mai fiducia nell’autorità e che la loro possibilità di diventare pessimi adulti è aumentata esponenzialmente.

So che Jacob Blake non era armato. So che non ha attaccato nessuno dei tre agenti. So che non si è messo a correre per scappare. Quei tre bianchissimi poliziotti erano stati chiamati per sedare una disputa domestica. Non una rapina, non una sparatoria. Jacob era disarmato e la sua compagna, che appare nel video, così come i tre figli, stavano bene. Ma, soprattutto, lui se ne stava andando.

Jacob-blake-figli

La logica mi suggerisce che se uno degli attori di una disputa si allontana, questa può definirsi sedata, però prendetelo con le pinze, non è il mio lavoro, quindi potrei sbagliarmi. Posso dirvi più serenamente, invece, che l’unica possibilità per un uomo disarmato di finire sparato dopo un litigio con la moglie, è che quest’ultima tiri fuori una pistola. 

Jacob Blake non è morto, è in ospedale e le sue condizioni sono stabili. Continuo a riguardare le immagini e mi chiedo come sia possibile sopravvivere a sette colpi sparati così da vicino. Probabilmente i proiettili lo hanno trapassato. Di certo la mira del bianchissimo agente fa schifo. Perché un’altra cosa che vi dico serenamente è che l’obiettivo era di uccidere. Se spari alla schiena sette volte, non immagini che la tua vittima si rialzerà mai.

Jacob, per fortuna, non diventerà l’ennesimo martire di questa guerra al razzismo, ma quei sette proiettili sono stati l’ennesimo colpo al cuore dell’umanità.


 
Condividi
Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

error: Content is protected !!