Zona rossa in Sicilia, ma “più rossa” del normale

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In Sicilia arriva la zona rossa, ma vista la situazione dei contagi, il presidente siciliano Nello Musumeci ha rafforzato le misure nazionali in senso più restrittivo.


Il “sistema dei colori” per la gravità dell’emergenza sanitaria nelle regioni italiane non ci è nuovo. E neanche l’istituzione della zona rossa in Sicilia suona come una misura a sorpresa. Da domenica 17 gennaio, e per la durata di quindici giorni, la Sicilia diventa una delle prime zone rosse del 2021 che non è iniziato in discontinuità con il funesto 2020. Per farla breve, senza giri di parole, quello siciliano sarà più vicino a un lockdown d’altri tempi.

Ieri pomeriggio il ministro della Salute Roberto Speranza, in base al Dpcm del 15 gennaio, ha emesso una nuova ordinanza che cambia le carte in tavola, o per meglio dire, i colori della penisola: zona rossa per la provincia autonoma di Bolzano, la Lombardia e la Sicilia. A questa decisione ha fatto seguito la firma del presidente siciliano Nello Musumeci, che ieri pomeriggio ha affermato: «ho appena firmato l’ordinanza con la quale si recepisce il Dpcm e quindi la condivisione che il ministro Speranza ha voluto fare della nostra richiesta di istituire in tutta la Sicilia la zona rossa».

I numeri della “Sicilia rossa”

L’isola continua a far registrare numeri impressionanti dal fronte dei contagi, ormai giunti in prossimità dei ritmi della Lombardia. Solo nelle ultime 24 ore i casi registrati sono stati 1.867, di cui la maggior parte concentrati tra Palermo (479) e Catania (581). In quest’ultima settimana il sindaco palermitano Leoluca Orlando ha pubblicato diverse dichiarazioni che chiedevano a gran voce al Governo nazionale l’istituzione della zona rossa siciliana.

Sono già molte le zone rosse in Sicilia, d’altronde gennaio è iniziato all’insegna degli allarmi lanciati da diversi sindaci in tutta la Sicilia: come dargli torto. Le feste, seppur “limitate”, sono state un disastro quasi annunciato. Ad oggi il sistema ospedaliero regionale appare in affanno anche se non ancora sovraccarico, ma la situazione appare preoccupante. Messina, per citarne una, prima dell’ordinanza di Speranza era già in lockdown, unico capoluogo di provincia in tutta Italia a esserlo.

Anche senza la decisione presa da Roma, il presidente della Regione Nello Musumeci aveva annunciato provvedimenti che sarebbero arrivati al più presto: «alla luce dell’aumento dei contagi, che è ulteriormente progredito rispetto alla scorsa settimana – aveva dichiarato Musumeci prima della zona rossa calata sulla Sicilia – abbiamo sottoposto al governo centrale la proposta di dichiarare per due settimane la zona rossa».

A quanti ancora stentano a credere che gli aperitivi e le passeggiate per strada non modifichino la situazione della pandemia sul territorio, serve dare ancora una volta contezza dei numeri dell’emergenza sanitaria: avevamo conosciuto il supplizio della zona arancione insieme a poche altre regioni a novembre, quando la seconda ondata imperversava fra chi gongolava con i “te l’avevo detto” di turno e i ristoratori disperati (ancora una volta).

La regione è passata da “rischio moderato” ad “alto” con un indice Rt arrivato a quota 1,14 (al di sopra del fatidico 1). La Sicilia, inoltre, ha il tasso di positività – riscontro del numero di casi positivi sui test eseguiti – del 18,6 per cento, il più alto d’Italia. In terapia intensiva sono al momento in cura 205 persone, ben il 26 per cento dei posti letto in totale disponibili, a 4 punti dalla soglia critica del 30 per cento.

L’importanza della vaccinazione

Il contagio sale, ma è la vaccinazione la vera chiave di volta che può cambiare le sorti dell’esplosione pandemica, e non potrebbe essere diversamente. Il presidente siciliano Musumeci ha lamentato comportamenti “indisciplinati” da parte di molte persone durante le feste, ma ha posto l’accento sull’avanzamento della vaccinazione, unico dato davvero incoraggiante: «La comunità siciliana sta reagendo bene alla campagna di vaccinazione: siamo una delle prime regioni in Italia. Siamo intorno all’80 per cento, abbiamo dovuto mettere da parte la quota per il richiamo e nel frattempo sono arrivate 50mila nuove dosi che pensiamo di poter utilizzare entro questo fine settimana».

Le misure più restrittive prese in Sicilia

In Sicilia, da questa domenica e per i successivi quindici giorni (fino al 31 gennaio incluso), vigerà il divieto di spostamento dalla propria abitazione se non per motivi di necessità, lavoro o salute. Le regole del coprifuoco le conosciamo bene, ma c’è dell’altro: alle regole previste dalla normativa nazionale per la “classica” zona rossa, nell’ordinanza firmata da Musumeci sono state aggiunte delle misure ancora più restrittive.

È importante dirlo a chiare lettere: non sarà consentito fare visita ad amici e parenti. Torneranno a scuola i ragazzi delle elementari e della prima media, mentre per tutte le altre scuole di ogni ordine e grado varrà invece la didattica a distanza (DAD). Il presidente della Regione Siciliana ha inoltre rincarato la dose, chiedendo ancora più fermezza da parte delle forze dell’Ordine: «l’ordinanza, senza le misure di vigilanza e senza le necessarie sanzioni, rischia di essere inutile – e per questo motivo aggiunge – un appello a prefetti e sindaci affinché forze dell’ordine e polizia municipale possano essere mobilitate per questo tipo di attività».

Saranno chiusi bar e ristoranti, con la possibilità di asporto e consegna a domicilio. Per i bar il Dpcm nazionale prevede però lo stop all’asporto di bevande dopo le 18. Saracinesche abbassate, invece, per i negozi al dettaglio, a eccezione di quelli di prima necessità.

Palestre e piscine rimarranno chiuse, ma è consentito fare sport individuale all’aperto senza uscire fuori dal comune. Unitamente a questi limiti vengono mantenuti i controlli per i passeggeri in arrivo nell’isola, con registrazione obbligatoria sul sito dedicato e tampone rapido.


Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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