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Cosa sta accadendo in Francia?

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In questi mesi la Francia è minacciata dal caos su più fronti, primo fra tutti quello del terrorismo islamico.


In queste ore la Francia è in piena guerra al terrorismo: tutto è iniziato a Conflans Sainte-Honorine, vicino a Parigi, con la morte del professore di storia e geografia Samuel Paty, colpevole di aver mostrato alcune vignette di Maometto in classe – durante un corso sulla libertà di espressione – da parte di un 18enne ceceno nato a Mosca, ucciso poi dalla polizia. 

Subito dopo l’attentato al professore parigino si sono svolte manifestazioni di massa in tutta la Francia per rendere omaggio a Samuel Paty. Ignorando per un giorno le norme anti-Covid sul distanziamento, un’eccezione ammessa dopo la decisione dello scorso giugno del Consiglio di Stato di ripristinare la libertà di manifestare, migliaia di persone si sono radunate nelle piazze di varie città per ricordare il professore: da Lille a Lione, da Tolosa a Marsiglia.

A Parigi, tra la folla radunatasi a Place de la Republique, c’era anche Jean Castex. Il premier ha pubblicato su twitter un video della folla che intona la Marsigliese, accompagnato da un messaggio: «Non ci fate paura, non siamo spaventati, non ci dividerete, siamo la Francia».

Sul caso continua a indagare l’antiterrorismo: una quindicina le persone fermate dalla polizia. Tra queste ci sono quattro familiari dell’assassino, identificato come Abdoullakh Anzorov: i genitori, un nonno e il fratello minore.  Durante l’indagine è stato fermato anche il padre di un’alunna di Paty, il quale aveva pubblicato su Facebook “un appello alla mobilitazione contro l’insegnante”. 

Dopo una riunione d’emergenza del Consiglio di Difesa, terminata in piena notte, il governo francese ha annunciato l’avvio di una serie di operazioni di polizia contro gli autori di una ottantina di messaggi diffusi sui social a sostegno dell’autore della decapitazione del professore Samuel Paty.

Secondo il ministro dell’Interno Darmanin, nei confronti del docente – che aveva discusso in classe delle caricature di Maometto pubblicate in passato da Charlie Hebdo – era stata lanciata una fatwa, poi raccolta dallo studente ceceno di 18 anni, ucciso a sua volta dagli agenti. Lo stesso presidente Emmanuel Macron, in un discorso dopo l’omicidio, aveva promesso di “non far dormire sonni tranquilli” ai musulmani radicalizzati, riferendosi agli autori dei messaggi di giubilo postati dopo l’uccisione del professore. 

E così è stato, l’Eliseo ha dichiarato guerra al terrorismo islamico: le autorità hanno disposto la chiusura della moschea di Pantin, in una banlieu Parigi, che aveva diffuso sui social un video che denunciava i presunti corsi sacrileghi di Paty. Oltre a questo, il Ministero dell’Interno di Gérald Darmanin sta conducendo, parallelamente all’inchiesta, decine di raid contro gruppi islamisti.

Il presidente Emmanuel Macron ha promesso un potenziamento della lotta all’Islam radicale: «Sappiamo cosa dobbiamo fare. Lo sappiamo. I nostri connazionali si aspettano azioni – ha dichiarato il Capo di Stato transalpino – e noi intensificheremo queste azioni. Avete già visto in questi ultimi giorni decine di azioni lanciate contro associazioni e individui radicalizzati. Che portano avanti un’ideologia di distruzione della repubblica». Ma per qualcuno le risposte di Emmanuel Macron sono sproporzionate e pericolose, sostiene la reporter Annelise Borges.

Oltre alle parole forti del premier francese, la ministra francese alla Cittadinanza, Marlene Schiappa, ha incontrato i vertici dei principali social network (Facebook, Twitter, Youtube, Snapchat e Tiktok) per fare passi avanti anche nella lotta contro il “cyber-islamismo”. Ma la sfida principale sta in un lungo lavoro per l’inclusione. Il governo si è apprestato tra l’altro a varare una norma contro il “separatismo”, inteso in questo caso come rifiuto dell’integrazione o incitamento alla violenza settaria.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha messo in questione la salute mentale del suo omologo Emmanuel Macron dopo la stretta annunciata in Francia sull’Islam radicale e Parigi ha richiamato l’ambasciatore da Ankara per consultazioni. «Non accettiamo insulti – ha scritto in una nota la Presidenza francese all’AFP – chiediamo un cambio di passo a Erdogan e di allontanarsi da politiche pericolose». «Cosa possiamo dire di un capo di Stato che tratta milioni di seguaci di un’altra fede in questo modo – queste erano state le parole del presidente turco durante un congresso di partito – faccia una visita psichiatrica».  La tensione tra Francia e Turchia è salita sempre di più, con forti divergenze sul futuro della Siria, del Libano e della Libia, fino alle iniziative turche per la ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

L’Eliseo ha inoltre serrato i ranghi contro il separatismo islamico, con misure che incrementano i controlli su luoghi di fede e associazioni e rafforzano la laicità, ma anche investimenti su formazione e politiche abitative. «L’Islam è una religione in crisi in tutto il mondo», aveva detto il presidente francese ancor prima del delitto, dopo il ferimento di due giornalisti sotto il palazzo che ospitava la sede di Charlie Hebdo

Ankara, che peraltro non ha mai espresso il suo cordoglio ai francesi per l’omicidio, sembra che abbia colto la riforma come un’offesa a tutti i musulmani. In Kuwait e Qatar i centri commerciali hanno iniziato un boicottaggio dei prodotti francesi. In Giordania il ministro degli Esteri ha condannato la continua pubblicazione di caricature di Maometto con il pretesto della libertà di espressione. Anche se storicamente non è sempre stato così, in gran parte del mondo arabo le raffigurazioni del profeta sono considerate un’offesa all’Islam.

Successivamente ci sono state manifestazioni di protesta antifrancese in diverse località del nord della Siria e davanti alle ambasciate di Parigi in Iraq e Pakistan. Ispirate da gruppi islamici radicali, le mobilitazioni sono state rivolte contro il presidente Macron, che nei giorni scorsi aveva difeso il diritto di pubblicare vignette blasfeme, come quelle che ritraggono il profeta Maometto, in nome della laicità della Francia.

Sul futuro delle relazioni tra Ankara e Parigi, c’è chi ha chiesto a Bruxelles un maggior potere economico per fermare Erdogan; tuttavia, l’UE finora non ha agito in maniera coordinata, in quanto i diversi Stati membri hanno interessi economici differenti, non solo in termini di commercio e investimenti, ma anche per quanto riguarda le esportazioni di armi. I leader dell’UE hanno dato tempo a Erdogan fino a dicembre per continuare il dialogo, prima di passare alle sanzioni economiche. Un termine che sembra molto lontano a fronte delle nuove provocazioni.

Le tensioni sono salite alle stelle dopo la pubblicazione di vignette satiriche di Charlie Hebdo, definite dal presidente turco Erdogan “volgari”; inoltre la Procura di Ankara ha annunciato l’apertura di un’inchiesta nei confronti di giornalisti del settimanale per “insulti al Capo dello Stato”.

L’orrore in Francia è continuato a Nizza, con l’attacco alla basilica di Notre-Dame e almeno tre persone sono state assassinate, due donne e un uomo.

Altri episodi sono accaduti al consolato francese a Gedda, in Arabia Saudita, dove una guardia è stata ferita da un assalitore. Ad Avignone un uomo con in mano un’arma, forse un giocattolo, è stato ucciso dalla polizia nei pressi dell’ospedale psichiatrico di Montfavet. Avrebbe tentato di attaccare gli agenti; l’episodio non è oggetto di indagini della procura antiterrorismo. 

Le risposte agli attacchi di Nizza da parte del presidente francese Macron non si sono fatte attendere: primo provvedimento adottato, il raddoppio del numero dei soldati schierati nel Paese. 7mila sono ora a picchetto di scuole e siti religiosi. A questi sono stati aggiunti successivamente 3.500 Gendarmi supplementari.  La procura antiterrorismo francese ha aperto un’inchiesta per “attacco islamo-fascista” per l’attentato alla Basilica di Nizza.

Il portavoce del presidente turco Erdogan ha condannato con un messaggio in francese quello che ha chiamato un attacco odioso porgendo le condoglianze al popolo francese. Nel tentativo di stemperare la tensione delle ultime settimane, Macron in un’intervista alla televisione del Qatar Al Jazeera, registrata il 30 ottobre, ha dichiarato di capire l’indignazione dei musulmani di fronte alle vignette satiriche sottolineando comunque lo spirito francese atto a tutelare libertà e diritti.

Intanto, in seguito agli attacchi all’arma bianca che si sono verificati anche in una chiesa di Nizza, la Francia è stata militarizzata: scuole e funzioni religiose sono controllate dalle forze dell’ordine mentre 12 milioni di studenti francesi rientrano negli istituti con un protocollo sanitario rafforzato, nel contesto del nuovo lockdown decretato dal presidente Emmanuel Macron, per contenere la seconda ondata del coronavirus. Il primo ministro francese Jean Castex ha denunciato in tv domenica sera i “compromessi durati troppi anni” dei partiti politici e degli intellettuali con l’islamismo radicale, contro il quale bisogna invece condurre una “battaglia ideologica”. «Questa battaglia – ha detto Castex parlando su Tf1 – è ideologica: il nemico cerca prima di tutto di dividerci propagando odio e violenza, cerca di frantumare la comunità nazionale».

Nel frattempo in Bangladesh questo lunedì oltre 50.000 persone hanno preso parte a Dhaka a manifestazioni contro il presidente Macron. Proteste contro il diritto rivendicato dal capo di Stato di mostrare ancora le vignette dedicate al profeta Maometto la cui rappresentazione è vietata nella tradizione musulmana. Le persone chiedevano più boicottaggi contro i prodotti francesi. Stesse scene e stessa rabbia in Indonesia, dove diverse migliaia di persone hanno marciato verso l’ambasciata francese nella capitale Jakarta. Le parole di Macron rilasciate ad Al- Jazeera non hanno suscitato l’effetto sperato.


 
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Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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