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Janis Joplin, la “perla” dalla voce rauca

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Sono passati 50 anni dalla morte di Janis Joplin, la “regina del blues” con la voce rauca, la ragazzina texana che divenne di colpo desideratissima e dannata.


Da una “prigione” all’altra, Janis Joplin scappa dalla città natale di Port Arthur in Texas per trovare in giovane età il tragico ingresso nel “Club 27”. Janis, infatti, fugge dalla cittadina texana perché la ingabbia, ma dopo essere riuscita a volare altissimo, insieme a tutte le grandi rockstar del suo tempo, troverà la gabbia della droga che la trascinerà nel baratro, consegnando alla storia una stella eternamente giovane.

Janis Joplin è degna di essere affiancata da altre leggende contemporanee a lei come Jimi Hendrix, Jim Morrison e grandi artisti della storia del rock, non solo per la sua prematura dipartita, ma per l’icona che è stata e continua ad essere.

La piccola Janis Lyn Joplin, figlia di un’insegnante e soprano alla Texas Christian University e di un impiegato della raffineria Texaco, trovò nel coro della chiesa uno dei primi input di pratica canora; è durante i suoi anni di scuola superiore che la voce texana, oltre a sviluppare un notevole interesse per il disegno, si avvicina indissolubilmente alla musica folk e il blues. Impossibile non notare questi due mood ascoltando i suoi brani.

Ma sono anche anni di “soffocamento”. Come si legge in una delle sue biografie, Janis diceva: «Molti studenti ricorderanno il loro passato come il periodo più bello della vita ma io troverò il mio splendore lontano da questa città (ndr. Port Arthur) soffocante».

Janis Joplin non terminerà gli studi ma seguirà la sua passione, il canto. Siamo nel 1963, Janis ha solo vent’anni. Parte alla volta di San Francisco con Chet Helms, studente di ingegneria e suo amico. Comincia a lavorare come cameriera cercando la propria indipendenza economica. Conoscendo qualche musicista qua e là, fra un bourbon e l’altro, inizia ad esibirsi, ed è così che passeranno altri due anni.

I club che accolgono le sue performance accrescono la sua consapevolezza ma non la sua fama. La vita per locali e pub di provincia, però, non è esattamente quella delle star in tournée. In questo periodo inizierà a fare uso di droghe, soprattutto eroina, e farà spesso abuso di superalcolici. Anche se questo può sembrare il periodo peggiore della sua vita, nel 1965, Janis riesce a organizzare, insieme alla madre, il matrimonio con il fidanzato, Peter, che – ciliegina sulla torta – la lascerà poco prima delle nozze.

Il ritorno a Port Arthur per celebrare il matrimonio giunge in un momento importante per Janis Joplin: voleva ripulirsi da quegli anni devastanti che l’avevano vista dimagrire fino ad arrivare a pesare solo 40 chili. Ridotta a pelle e ossa dalla tossicodipendenza e da anni di problemi saltuari con la legalità, il rientro nella tranquilla cittadina del sud fu la notizia più bella che i genitori potessero ricevere. Ma in appena un anno, il richiamo della sregolatezza e del sogno rock la portarono di nuovo a San Francisco, dove aveva lasciato gli amici del “Ghetto” (come chiamavano il loro ritrovo gli amici di bevuta). Quindi, nel maggio del 1966, Janis comunicò a sua madre di voler partire. Ancora.

Il destino però non si chiama “solitudine” o “abbandono”, bensì Big Brother and the Holding Company. In pieno movimento beat, la nascente controcultura parlava di amore, pace e libertà, appoggiando le lotta antirazziste e le marce contro la guerra in Vietnam. San Francisco era cambiata, in così poco tempo, e Janis era lì in mezzo al fermento di una (di lì a poco) metropoli.

Il suo amico storico Chet Helms, nel frattempo, si era fatto strada nel panorama musicale come manager: proprio lui, che si occupava dei Big Brother, stava promuovendo la musica della band americana nella West Coast per accrescerne il successo e, per questo motivo, era alla ricerca di una voce femminile; allo stesso tempo sognava una band blues per la piccola talentuosa Janis. Arriva così il momento di “diventare” Janis Joplin.

La band, in pochi mesi, conquista San Francisco. Già nel 1967 arriverà il debutto dei Big Brother con Janis al Pop Festival di Monterrey (ancora oggi località ambita dalle grandi tournée mondiali). In un anno, la carriera di Janis Joplin sembrava lanciata verso i palchi più importanti dell’epoca, e in effetti, per certi versi, così fu.

La cantante texana trasudava passione da tutti i pori e le sue esibizioni erano tanto intense quanto disperatamente potenti. La voce rauca e graffiata rendevano le sue performance quasi drammatiche: dietro al microfono si liberava una ragazza uscita fuori più volte da una scatola di provincia che era davvero troppo stretta per lei. La voce di Janis era un fuoco che cercava la dinamite.

Janis Joplin si trasferì con i Big Brother a Laguanitas, una piccola città rurale nella San Geronimo Valley. L’esperienza di San Francisco e la nuova vita fra i palchi cambiarono inevitabilmente anche il suo modo di presentarsi, il suo outfit. È qui che assunse l’aspetto di quell’icona rock che riconosciamo tutti ancora oggi. Janis comincia a indossare abiti dai colori vivaci, collane, bracciali, anelli vistosi e piume nei capelli: è finito il momento dei jeans, della magliettina bianca e della “tipica ragazzina texana”. Se però la ragazzina è stata definitivamente lasciata indietro, i problemi con alcol e droga sono rimasti ma, come dicevano i suoi amici «sa gestire l’eroina».

Furono molte le occasioni in cui Janis Joplin salì sul palco ubriaca. Il bourbon scorreva a fiumi. Ed è bene ricordare che stiamo sempre parlando di una 25enne. Nel 1968 Janis Joplin ottiene dalla Bourbon Southern Comfort perfino un compenso economico pubblicitario per la sponsorizzazione del liquore; la sua immagine era diventata la migliore vetrina dell’alcolico. La “testimonial” era dunque una 25enne, ribelle e distrutta dalla droga.

Nel suo periodo di permanenza a New York, Janis cambiò band un paio di volte. Dopo i Big Brother, cantò anche per la Kozmic Blues Band e The Full Tilt Boogie Band. Con i Kozmic Blues partecipò al mitico festival rock di Woodstock, dove arrivò convinta di suonare all’ennesimo normale concerto. Janis Joplin aveva già calcato molti palchi in quegli anni intensi, ma quella folla, vista dall’elicottero mentre si recava al backstage, la rese nervosa e sconvolta. Nelle dieci ore di attesa prima della sua esibizione assunse alcol ed eroina, salendo sul palco non certo nelle migliori condizioni.

Scrive nelle sue memorie Pete Townshend, chitarrista degli Who, anche lui a Woodstock: «Era stata fantastica a Monterrey, ma quella sera non era al suo meglio, probabilmente a causa del lungo ritardo e, probabilmente, anche per la quantità di alcol ed eroina che aveva consumato mentre aspettava. Anche Janis, però, dopo una notte di riposo, era incredibile».

Con i Full Tilt invece partecipò al “Pepperland”, un concerto a cui presero parte anche i Big Brother e al quale arrivò completamente ubriaca. Dopo aver cantato, infatti, Janis si accasciò sul palco. Quella del 1970 sarebbe stata una delle sue ultime “cadute”.

L’ultima volta che tornò a Port Arthur era il 25 giugno del 1970. Janis Joplin si trovava di nuovo nella sua città natale dove si stavano festeggiando i laureati del suo anno. Gli ultimi momenti a Port Arthur la vedono furiosa per non aver ricevuto il whisky (che nel frattempo beveva come rimpiazzo al bourbon), ma solo uno “squallido” mix di gin e vodka.

L’ultima città che la ospitò fu Los Angeles: Janis era lì per registrare il suo album con i Full Tilt, Pearl, sotto l’attenta produzione di Paul Rothchild, già da anni con una band di altri enormi talenti, i Doors. Janis aveva una camera al Landmark Hotel, e dopo diverse settimane di lavoro il disco aveva già preso forma; mancavano ancora diversi dettagli e alcune sessioni di registrazione. Poi all’improvviso la tragedia.

Alle sei di mattina del 4 ottobre 1970 Janis Joplin fu trovata a terra esanime, nella sua stanza, stroncata da un’overdose. Le sue ceneri verranno sparse lungo la costa di Marin County, in California, come desiderava lei, e il disco sarà pubblicato postumo nel gennaio 1971, divenendo il suo disco di maggior successo. In Pearl c’è tutto quello che fa di Janis una strepitosa interprete, una delle più grandi del secolo, ma scomparsa troppo presto.

In questi casi ci si chiede perché delle rockstar del genere debbano morire così, nonostante la fama, l’amore del pubblico, i progetti da realizzare, la giovane età. Janis Joplin fu uccisa da una miscela letale di eroina, morfina e whisky, un miscuglio che aveva testato forse altre volte. Janis aveva 27 anni e si trovava all’apice della sua carriera; aveva una nuova casa a Larkspur (California) e un nuovo fidanzato, Seth Morgan, che voleva sposarla.

Sam Andrew, suo chitarrista nei Big Brother prima e nella Kozmic Blues poi, ma soprattutto suo grande amico, afferma: «lei era convinta di essere immortale». Quando Janis si vantava con l’amico di essere più forte, Sam le rispondeva di stare attenta: «chiunque sia l’entità che sta lassù e qualunque nome tu voglia darle, per favore, non sfidarla». Che si tratti di un tragico incidente o di un suicidio, è certo che sia stata una morte annunciata. E poco c’entra il fatto che all’epoca si sottovalutassero gli effetti delle droghe sintetiche. La dice lunga il fatto che Janis Joplin, a soli 27 anni, avesse già messo da parte una cifra per festeggiare il suo funerale. Ma quell’anno l’eroina – forse tagliata male, forse solamente la solita eroina – uccise a Los Angeles tantissime persone, e quella “roba” sarebbe finita anche nelle mani della giovane leggenda.

La donna artista a tutto tondo e sacerdotessa dell’autodistruzione, il personaggio che emblematicamente rappresenta Janis Joplin nella storia del rock, soffriva forse anche una sorta di “condanna” sociale per la sua esplicita bisessualità.

La ragazzina texana, divenuta di colpo desideratissima e dannata, resta immortalata in uno scatto, tra i più famosi che la ritraggono: la foto di Jim Marshall che la vede sfinita sui divani del Fillmore con in mano una bottiglia di whisky.

Ed è questa l’immagine, anomala per certi aspetti, che può chiudere il suo ricordo a 50 anni dalla sua morte: una dolce, tenera ragazza, una leonessa disperata sul palco, ambasciatrice dell’amore e della pace in un mondo sporco e insanguinato, accoccolata accanto ai suoi vizi. I vizi, quelli che si ricordano troppo facilmente e che, però, non oscureranno mai la straordinaria bellezza e la libertà che sprigionava Janis Joplin, perla rara.


 

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Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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