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Gli imprenditori rompono il silenzio: a Borgo Vecchio vince la dignità

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L’operazione “Resilienza” nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo è un segnale importante ma non svela nulla. C’è bisogno della “normalità” onesta.


Era il 28 Maggio del 2020 quando Salvatore Guarino, esattore di un clan mafioso, si presentò davanti a Giuseppe Piraino per riscuotere il pizzo. L’anziano signore, filmato di nascosto dallo stesso imprenditore edile, chiese in quell’occasione un contributo di 500 euro per l’organizzazione della festa rionale, sentendosi però ribattere un secco no. Nel video, si vede Piraino che mostra una lunga lista contenente i nominativi dei tanti uomini che con coraggio si opposero alla mafia, accompagnati dalle fotografie dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e intima all’esattore di vergognarsi. Di fronte ad una tale reazione Salvatore Guarino prova a giustificarsi battendo in ritirata. Ma non servirà.

C’è anche lui, infatti, tra le persone che sono state fermate mercoledì scorso dai Carabinieri nel corso dell’operazione “Resilienza”, che ha portato in carcere ben 20 tra boss e gregari del quartiere di Borgo Vecchio di Palermo.

«L’indagine – spiega il Generale dei Carabinieri Arturo Guarino – è scattata dopo le denunce dei commercianti costretti a pagare il pizzo, che sono venuti spontaneamente a denunciare gli estorsori, fidandosi di noi che li abbiamo protetti».

In particolare, gli indagati erano guidati da un “anziano” di Cosa Nostra, Angelo Monti, che era stato scarcerato nel novembre di tre anni fa per fine pena e rientrato nuovamente “in servizio”. Essi sono ritenuti, a vario titolo, responsabili dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio, estorsione consumata e tentata.

Piraino commenta: «questa deve essere considerata una data storica. Io la mia scelta di campo l’ho fatta da tempo, ma gli altri 12 imprenditori – che hanno a loro volta denunciato le estorsioni – devono avere una medaglia. In questa città una decisione così coraggiosa non è facile da prendere. E tutte queste denunce in un colpo solo sono un segnale davvero importante. Non si deve sottovalutare la portata di questa notizia». 

Ad esempio non è stata sottovalutata dal nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha sottolineato l’eccezionalità del gesto compiuto dai commercianti di Borgo Vecchio, auspicando a breve l’organizzazione di un incontro, così da poterli ringraziare personalmente. 

E non lo facciamo nemmeno noi. Sembra tuttavia il caso di avviare, alla luce dei fatti di cronaca che hanno continuato ad interessare Palermo dall’inizio degli anni ‘90 sino a oggi, una rinnovata e attenta riflessione circa il fenomeno mafioso, le sue caratteristiche e, di conseguenza, le armi a nostra disposizione.

Potremmo a tale proposito richiamare la nota frase pronunciata dal Principe di Salina ne Il Gattopardo: «se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». E la mafia è rimasta com’è, pur cambiando totalmente la propria veste.

Le strade di Palermo infatti non sono più cosparse di “morti ammazzati”, ma di cumuli di spazzatura; le nuove generazioni di cittadini non sono cresciute ascoltando le esplosioni delle bombe, ma piuttosto quella dei fuochi d’artificio che, negli orari più insoliti, illuminano interi quartieri e carceri; la parola “mafia” non è più un tabù, ma addirittura ne parlano persino i mafiosi, i quali hanno ormai capito che la legalità e le cerimonie sono il nascondiglio più comodo per ogni forma di omertà.

La nostra è in definitiva una città circondata da muri di gomma. Una città che corrisponde spietatamente alle profezie fatte tempo addietro da Falcone e Borsellino e da tanti altri che, come loro, hanno cercato di avvisarci. Facciamo nostro, allora, questo prezioso insegnamento: c’è un solo ed unico tipo di eroismo ed è quello della normalità. Per abbattere i muri che impediscono alla verità di riemergere, bisogna che tutti noi facciamo il nostro dovere in silenzio, perché l’onestà non urla ma ha il sudore sulla fronte.


 
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Beatrice Raffagnino

Beatrice Raffagnino

Il giornalismo, la scrittura e la fotografia sono stati sempre parte del mio modo d'essere. È una forma d'amore e di ribellione il voler conoscere.

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