Alla fine Sanremo è stata la fiera del politically correct?

Emma è una habituée nel supportare la causa di genere e, considerando tutto, era quasi scontato che qualcosa sarebbe successo. Il suo gesto e la sua “gamba importante” (ma non solo) sul palco di Sanremo 2022 hanno scatenato le reazioni del pubblico e dei social. 


Leggendo  l’enciclopedia Treccani si descrive il femminismo come un «movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne», aggiungendo, inoltre, che se si guarda in senso più generale, riguarda «l’insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una collocazione sociale paritaria in quella pubblica».

Emma, durante l’interpretazione del singolo Ogni volta è così ha mostrato, esattamente al passaggio Ogni volta è così, siamo sante o puttane. E non vuoi restare qui e neanche scappare, un triangolo fatto con le dita, unendo le punte dei pollici e quelle degli indici: il famoso gesto femminista, quello della vagina, già noto negli ’70 e usato, molto probabilmente, la prima volta da Giovanna Pala a Parigi nel 1971 durante un convegno che trattava in modo evocativo la violenza sulle donne

Le reazioni sono state molteplici

Qualcuno ha chiaramente apprezzato, altri hanno reputato giusto sottolineare che in un contesto artistico nazionale, in cui la musica dovrebbe essere al primo posto, non c’è spazio per le battaglie personali, che siano sociali, etiche o politiche.

Ma non finisce qui. Il gesto di Emma è stato infatti solo una delle gocce che hanno fatto traboccare il vaso dell’indignazione. Sanremo 2022 è stato preventivamente accusato di essere troppo (e falsamente) politically correct, invitando, fra le co-conduttrici una donna nera e un uomo en travesti (Drusilla Foer). 

Qualcuno ha gridato allo scandalo, qualcuno ha detto “che bravi” ma sognava ancora la farfallina di Belén, alcuni esponenti politici hanno parlato di conformismo e altri hanno sottolineato il fatto che la Rai si mostra come non è, autorizzando artisti come Zalone a ridicolizzare, in qualche modo, gli stessi transgender (ma qui si dovrebbe aprire un capitolo a parte). Le donne sono infatti spesso oggetto di satira, così come alcuni mestieri o personaggi famosi. Stavolta è toccato alle trans. Questo, a guardare bene, fa parte del politically correct.

Tutto questo fa pensare. Sono anni che, in realtà, Sanremo non celebra più solo la musica italiana. È giusto? Non è giusto? L’arte, in certi contesti, ha il compito di intrattenere e, per carità, ben venga l’arte frivola. Allo stesso tempo deve essere garantita, all’interno dell’arte e quindi della musica, la libertà di espressione nel voler veicolare informazioni, contenuti e “battaglie” che rispecchiano la società attuale. Ben vengano a Sanremo concetti come il razzismo, la salute mentale (menzionata in alcuni momenti della kermesse), riferimenti alla pandemia, ai vaccini e alla sfera della sessualità.

Per quanto riguarda le donne

Siamo nel 2022 e la storia non è più quella degli anni ’70. La donna si è emancipata per certi aspetti; per altri, assolutamente no. Ancora oggi la violenza che molte donne subiscono è tangibile. E non parliamo solo di violenze fisiche. Parliamo delle donne che non sono libere di seguire i propri sogni e la carriera a discapito della famiglia. O di tutte coloro che non vogliono figli e sono costantemente braccate dalla società. Parliamo della violenza psicologica nel dover necessariamente essere considerate “brutte” se non possiedono i canoni di bellezza odierni. 

Ma parliamo anche della violenza di cui parla Emma, quella dell’obbligo di stare in una relazione per necessità finanziarie, per mancanza di alternative, o di donne belle che si sentono a proprio agio nel mostrare le gambe e vengono accusate di essere puttane. Ci sono tante forme di violenza verso le donne. Nate dalla gelosia, dall’invidia e dal non riconoscere che, anche una bella donna può avere talento senza necessariamente genuflettersi.

Le donne, ad oggi, sono costantemente in guerra. Non solo devono lottare con la società, con la propria famiglia (che le vorrebbe di più in casa a fare le mamme o meno in casa per non diventare troppo “casalinghe”), ma devono anche fare i conti con gli uomini, con i trend della giovinezza, con la continua ricerca della perfezione e fronteggiare l’eterna competizione con le altre, le donne che odiano le altre donne.

Perché sì al femminismo (e non solo) a Sanremo

Sanremo è uno di quegli eventi annuali che tutti guardano (anche se molti affermano di no). Se si può usare un programma come questo per continuare a parlare di diritti, libertà e autodeterminazione (che sia stilistica, sessuale o razziale), allora si continui così.

Sarebbe utopistico auspicarsi che la gente si svegli un giorno e sappia cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia etico o meno, cosa sia tollerabile o no. Molti Italiani non viaggiano, non leggono, non si informano, non studiano, ma guardano programmi come questi. Ed è giusto che, fra una canzone e l’altra, si sentano dire che sono degli ignoranti. 

È giusto che ci sia la conduttrice più matura, quella con le rughe, quella meno perfetta, quella di Dakar, quella che rimane un sex symbol. È giusto che ci sia la satira sulle donne, sugli uomini, gli stereotipi, le polemiche ai poteri forti, ai complotti. È civile e democratico vedere che un programma cerca di limitare i filtri, ribaltando il concetto di “politically correct”. 

Siamo in un mondo in cui si dovrebbe parlare semplicemente di “persone”, senza più “sessizzare” i diritti, le skills o le professioni. Quando ci approcciamo a un individuo non dovremmo mai badare al colore della pelle, così come alla sua dieta, alla cadenza dialettale o al suo sesso. 

Purtroppo viviamo ancora in un contesto che si chiede se realmente “un uomo e una donna possano essere amici”. La cifra polemica di quest’Italia – oltre alle «gambe importanti» di Emma, definite così dal giornalista Davide Maggio – sta anche in certe contraddizioni: si è a favore del far passare il messaggio di eguaglianza, pari opportunità e rispetto nei confronti del “diverso”, ma si continuano a deridere gli artisti uomini che hanno indossato abiti “più femminili” o si critica il Direttore Artistico (o chi per lui) per aver deciso di regalare (finalmente) fiori anche agli uomini.

di Selene Grandi


Redazione

Informazione su scala globale per sapere dove va il mondo