Sotto i cieli di Rino Gaetano

Il 2 giugno 1981 se ne andava Rino Gaetano, uno dei cantautori più geniali e affascinanti di sempre. Incompreso in vita, le sue canzoni hanno viaggiato nel tempo ed emozionato intere generazioni. 


Sette anni di successo, 30 anni di vita. Il 2 giugno del 1981 ci lasciava Rino Gaetano, oggi un mito della musica italiana. La sua vita è stata un romanzo: non a caso su di essa è stato scritto un libro e girato un film. Autore originale, ironico, appassionato, le sue canzoni continuano a prenderci per mano. 

A mano a mano, vero e proprio classico, canzone scritta da Riccardo Cocciante e lanciata da Rino Gaetano, senza neanche un videoclip, è una delle canzoni d’amore più belle della musica leggera italiana. Canzone interpretata con grande forza espressiva dal grande cantautore, che metteva un po’ della sua verità in tutto quello che cantava.

Rino Gaetano, l’interprete senza tempo

Le sue canzoni erano sfuggenti, inni alla surrealtà, racconti realistici della sua vita, dei suoi amori, della sua epoca, di quei turbolenti anni ‘70. Nel grande periodo culturale dei movimenti settari, la sua ironia bizzarra, capace di trasmettere il suo pensiero, era incompresa. Uno spirito anarchico e anticonformista in grado di deformare la realtà per raccontarla meglio.

Per esempio, la sua celebre Nuntereggae più, divenuta uno slogan, è stata incompresa e criticata nel suo tempo: in questa canzone, il cantautore calabrese fa nomi e cognomi per tutti, in un momento in cui era difficile farlo. Rino Gaetano dimostra grande coraggio nelle sue azioni, senza tirarsi indietro ed esprimendo con bizzarria il suo pensiero, con una semplicità che ha fatto storia. Scriveva senza pensare troppo, senza rispondere a codici di pensiero sociali, culturali e politici, con grande irriverenza.

Gli anni di piombo e della rinascita 

Sono gli anni di Piombo, della rinascita di una coscienza civile ma anche delle mille contraddizioni che l’Italia ha attraversato e attraversa tuttora. Rino Gaetano colpiva con l’arma del paradosso e con quest’arma era in grado di raccontare i suoi tempi meglio di chiunque altro. Non era un semplice cantautore, era un genio. Mio fratello è figlio unico è stato l’album del successo inaspettato e contiene brani capaci di emozionare intere generazioni.

I suoi riferimenti erano Bob Dylan, il teatro dell’assurdo di Majakovskij, suggestioni che lui ricordò sempre e che si mescolano con un’idea di canzone che deve essere comunque distrazione, evasione, intrattenimento, senza dimenticare la rabbia. 

Tutte “le donne” di Rino Gaetano

Parla di donne, senza parlare di amore smielato, e le sue figure femminili sono la declinazione di esseri umani in carne e ossa: a Rino Gaetano le donne interessano sia sul piano della poetica sia della pura attrazione, non solo fisica. Berta, Maria, Gianna, Aida, sono tutti personaggi che raccontano, più che sé stesse, le contraddizioni paradossali di un’Italia al femminile. Italia è un sostantivo femminile, anche se si tende a dimenticarlo, e Rino Gaetano amava raccontarla scherzosamente dandole un nome.

Gianna è una canzone nonsense, ma fino a un certo punto: arrivata terza in un’edizione di Sanremo, quella del 1978 – che sarà definita “l’antidoto agli anni di Piombo” – Rino Gaetano cantava sul palco attorniato da molti amici, dopo essere stato contestato da loro stessi. 

Aida è invece la storia di settant’anni italiani. Pezzo uscito nel ‘77, racconta gli amori e umori di una donna che ha vissuto la sua cultura e la sua politica. Per la scrittura del brano il cantautore disse di essersi ispirato al celebre film Novecento di Bertolucci, cercando di mettere dentro una canzonetta la storia d’Italia, partendo dalle guerre coloniali fino a quel turbolento 1977.

Il titolo si rifà invece all’opera lirica di Giuseppe Verdi ma, come dirà in un’intervista il cantautore: «Aida non è una donna ma sono tutte le donne che raccontano, ognuna per cinque minuti, la propria storia. E chiaramente qui viene fuori la storia di questi settant’anni italiani».

Canzone ricca di simbologia che parla di donne che sono nonne, fidanzate, mogli, figlie: la nonna ad esempio, emblema della tradizione, sfoglia l’album di sue istantanee che fanno il paio con i suo taboo e i suoi rosari. 

Ci vorrebbero molti testi per raccontare le sue canzoni, tutte particolari a loro modo, geniali, intense, come la sua vita. Il cielo è sempre più blu avrebbe dovuto essere l’unica alternativa alla corruzione di quei tempi, un sogno di rinascita, un inno generazionale. Ancora oggi è simbolo di una speranza che, come ci ha insegnato Rino Gaetano con la sua musica, occorre sempre ricordare.


Antonio Di Dio

Responsabile "Esteri". Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.