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Non è una battuta: la Lega è adesso a tutela dell’identità siciliana

 

I leghisti rappresenteranno i valori e la cultura siciliana. E non stiamo facendo il gioco del “colmo dei colmi”, né stiamo facendo battute di spirito. La Lega si siederà sopra le nostre fragili rovine, schiacciandole, magari ristrutturandole o snaturandone il significato. Quella stessa poltrona che era degnamente occupata dallo stimatissimo Sebastiano Tusa, prematuramente scomparso in un incidente aereo nel marzo del 2019.

La questione dell’identità è molto importante e questa specifica nomina – la guida dell’assessorato ai Beni Culturali, con delega per l’identità siciliana – va oltre un lecito appoggio politico. Identità: rapporto di esatta uguaglianza o coincidenza, il complesso dei dati personali caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione o garantiscono l’autenticità. Sicuramente l’identità siciliana è un bouquet colorato e riconoscibile in ogni parte del mondo, con caratteristiche uniche e merita di essere rappresentata e difesa da chi la porta in alto con orgoglio.

La Lega di Matteo Salvini, nata come Lega Nord, si è sempre dimostrata abbastanza diffidente nei confronti del popolo meridionale, definendolo “scansafatiche” e “corrotto”. Con il tempo, mettendo da parte il ribrezzo verso una mentalità troppo rilassata come quella siciliana, nascondendo dietro la schiena l’ampolla sacra con l’acqua del Po e cancellando l’indicazione “nord” dal nome del partito, la nuova Lega si è resa conto che i voti non puzzano, neanche quelli dei napoletani. Gli esponenti della nuova compagine leghista hanno cominciato a mangiare cannoli, a farsi le foto nei mercati tipici come se fossimo un bizzarro popolo di zulù che va convertito, da selvaggi che eravamo, alla civiltà.

La Sicilia è quella terra che “ha fatto l’amore” con tanti popoli, con molte culture: Fenici, Greci, Vandali, Bizantini, Ostrogoti, Arabi, Normanni, Spagnoli, Austriaci. È “l’anticristo” di chi vede le mescolanze etniche come la sporcizia di una razza. Ma è proprio questa promiscuità che ci ha donato tesori inestimabili, non solo sassi, strutture e disegni. Il nostro tessuto sociale odierno è ricamato sopra le tracce lasciate nella storia, basti pensare – una su tante – alle reminiscenze verbali nel dialetto: “Travagghiu” (lavoro in siciliano) in spagnolo è trabajo e in francese travail; “balata”(pietra o balaustra in siciliano) deriva dalla parola araba balat, e “mischino” (poverino) è in arabo miskīn.

Siamo il popolo creato da immigrati, nipoti di immigrati, e la generazione odierna è quella che tende a migrare altrove perché per quanto sia una terra ricca di tesori e risorse, non c’è lavoro per nessuno. Eppure ci sono tante cose da fare, ma non ci sono i soldi; poi i soldi arrivano ma il lavoro continua a mancare. Sotto questo punto di vista la Sicilia è un’isola misteriosa.

Qui cominciano i lati negativi di questo popolo. La miseria lo porta a credere a delle promesse tanto bislacche quanto è grande la disperazione del siciliano. Si lascia comprare a prezzo stracciato. È questo che è stato fatto: una (s)vendita ad una rappresentanza che non ha a cuore il nostro fiorire o la nostra rinascita. Il paradosso è che solo i Siciliani non sanno quanto vale la propria terra. La Lega lo sa. Dopo i tanti inaspettati voti siciliani dati alla Lega poco tempo fa, è arrivato il naturale epilogo? Tra quelli che storcono il naso alla notizia ci sono gli stessi che hanno votato la Lega, annebbiati e ubriacati dalle parole di paura contro il nemico che qualche mese fa era l’immigrato? C’era un’invasione in atto. L’invasore però non veniva dai barconi: era dietro la porta ad aspettare che la paura distraesse i siciliani.

Alla notizia che ha fatto sgranare gli occhi a molti siciliani, i social e il web in generale non sono rimasti in silenzio. Qualcuno si è chiesto come verranno tramandati i canti tipici siciliani. Il bravissimo Corrado Nitto «Musicista scampagnativo e cazzeggiatore seriale» – come si definisce lui stesso sulla propria pagina Facebook – non è nuovo a queste composizioni legate agli eventi di attualità, come la canzone del Coronavirus che ha spopolato sui social.

Anche i Sansoni, fratelli dalla comicità frizzante che portano alla riflessione su molti temi anche delicati, hanno realizzato un contributo sulla Lega ai Beni Culturali. Dopo aver “chiesto per un amico” cosa volesse dire Vittorio Feltri, direttore di Libero, quando dichiarava pubblicamente a  “Fuori dal Coro” programma di Mario Giordano, non nuovo a eclatanti esibizioni televisive che «i meridionali sono inferiori», oggi i Sansoni ci hanno raccontato la barzelletta della Lega all’assessorato dei beni culturali della Regione Sicilia.

L’indignazione, quando esplode, attiva la creatività. Si sa che l’umorismo smorza ed esorcizza la paura, come abbiamo già raccontato con i meme sul Coronavirus. Anche per questa vicenda la creatività è esplosa in tutta la sua grazia ed ironia.

Non solo umorismo però: sui social è nato un gruppo che cresce di ora in ora e si chiama Fuori la Lega dalla Sicilia No i Beni Culturali alla Lega in cui sono presenti delle petizioni da firmare per fermare ciò che sembra  inarrestabile. Il gruppo si presenta con queste parole: «La delega dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana a un esponente delle Lega Nord è un attacco diretto ai siciliani e alle siciliane. È inaccettabile che un partito che ha sempre fatto gli interessi del Nord, disprezzando la Sicilia, entri a far parte del suo parlamento. La cosa più grave è, però, che un presidente della Regione prenda una tale decisione senza il consenso dei cittadini».

Oltre alle molte iniziative di protesta, non con assembramenti fisici ma con appuntamenti virtuali per inondare di commenti le pagine ufficiali dei politici e della regione Sicilia, nasce anche un hashtag molto significativo: #slegalacultura.

Rimane poco da aggiungere ad una vicenda politica che ha dell’assurdo. Ci si ritrova indecisi sulla reazione e ci si chiede se il senso logico e la ratio siano componenti presi in considerazione prima di far sedere qualcuno a capo o a rappresentanza di un assessorato così importante. Nello Musumeci durante questa emergenza pandemica è sembrato molto protettivo, chiudendo i confini e arrestando gli arrivi dalle regioni del nord più colpite, per salvaguardare la salute dell’isola, e adesso? Consegna il nostro patrimonio e la nostra identità ai leghisti. Ogni medaglia ha due facce e una di queste è sempre davvero orrenda.


 
Virginia Monteleone

Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in varie modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.

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