Sentenza della corte costituzionale sudcoreana: l’aborto non è più reato

Di Maria Concetta Moscato – Il verdetto è maturato con i 7 voti a favore e i 2 contrari espressi dai 9 giudici costituzionali sul caso insorto nel 2017 da un’ostretica autrice di interventi d’aborto: un responso netto che richiedeva la maggioranza di due terzi per l’approvazione e che ha sanato al contempo una spaccatura del Collegio di sette anni fa, quando in tale sede sul dibattuto tema in esame, il risultato fu di parità.

In particolare, la Corte ha ritenuto di dover porre in rilievo nel dispositivo che  «L’attuale legge limita il diritto della donna a scegliere la gravidanza liberamente, contro il principio che le violazioni dei diritti di una persona devono essere tenute al minimo», asserendo, altresì, che è “ingiusto” dare più peso «alla protezione della vita del feto, quando sono violati i diritti della donna».

Ed invero, la legge colpita da incostituzionalità vietava l’aborto in modo pieno prevedendo una multa e una condanna fino a un anno per il reato di aborto e fino a due anni per i medici che lo praticano, salvo in taluni casi eccezionali, introdotti nel 1973, di stupro, incesto, grave disordine genetico o rischio per la salute della donna. Anche in queste eccezioni, l’interruzione di gravidanza deve aver luogo nei primi sei mesi di gravidanza e necessita del consenso del coniuge.

Manifestazione degli attivisti pro-life a Seul. (credits: vatican news)

In una Paese fortemente conservatore, l’aborto, secondo le associazioni dei diritti civili, ha rafforzato il significato di marchio sociale indelebile «di colpa della donna» e le strutture abilitate a eseguire gli interventi potevano rifiutarsi dando il via a un lungo calvario che finiva nelle cliniche clandestine. Prima dello storico verdetto a Seul, fuori dalla sede della Corte, circa mille anti-abortisti hanno tenuto una «marcia per la vita» per il mantenimento dell’attuale legge, alla quale si è schierato anche l’arcivescovo cattolico di Seul, Andrew Yeom Soo-jung. A favore di un mutamento della legislazione vigente erano, invece, le associazioni per i diritti delle donne e la Commissione Nazionale per i Diritti Umani sudcoreana, che l’aveva già definita incostituzionale.

Foto copertina da www.interris.it

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