Da “scroccone a scroccone”: la Germania che non ti aspetti

Di Francesco Paolo Marco Leti – La Germania è senza dubbio l’economia principale europea e contemporaneamente il primo paese manifatturiero d’Europa. Questa forza economica è figlia di una lunga tradizione e di una politica economica oculata, nella quale obiettivi e strumenti sono ben tarati e perfettamente studiati.

Il ceto politico tedesco, pur nella sua caratterizzazione politica, ha mantenuto sempre una linea di politica economica comune, sostenuta e rafforzata dagli economisti nazionali che hanno creato il sostrato teorico di riferimento. Come si può evincere, esattamente l’opposto di quanto avvenuto nel nostro paese. Questa stabilità, a prescindere dal colore del governo in carica, è un pregio da ammirare e non ha nulla a che vedere con l’accusa di essere “scrocconi”.

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Statua di Adam Smith, nei pressi della Cattedrale di Sant’Egidio a Edimburgo

Il problema risiede nella natura di questa strategia economica, definita nella letteratura teorica come neo-mercantilista. Nella storia economica, i mercantilisti erano un gruppo di economisti, coevi o precedenti al padre dell’economia Adam Smith, che sostenevano come la ricchezza e la forza di una nazione risiedessero nella quantità d’oro presente nel paese. Uno dei modi per accrescerne la presenza nel territorio nazionale era l’incremento delle esportazioni, in maniera tale che la vendita di beni portasse un maggiore afflusso di tale materiale prezioso – necessario per comprarli – all’interno del paese e nelle casse reali.

La versione moderna di questa visione ha poco a che vedere col materiale aureo. La base del neo-mercantilismo trova le sue fondamenta nella creazione di un grosso attivo nella bilancia commerciale, cioè nel fatto che le esportazioni di beni e servizi superino le importazioni. Per ottenere questo risultato, bisogna rendere le proprie merci nazionali profondamente competitive nei confronti delle controparti estere e contemporaneamente limitare, attraverso misure di politica fiscale, il consumo interno legato all’importazione (minori sono i consumi, minori sono le importazioni di prodotti esteri). L’economia diventa sostanzialmente dedicata al canale estero e poggia il proprio successo e la propria occupazione, sulle esportazioni del paese; esportazioni medesime che si fondano sui consumi di altri paesi e su politiche di stimolo di domanda interna da parte delle controparti commerciali. Questa linea di politica economica è quella perseguita dalla Germania a partire dagli anni ’50.

Tale strategia presenta un solo problema: non può essere perseguita contemporaneamente da tutti gli Stati nel mondo; al contrario, alcuni economisti la criticarono ironicamente, rilevando come sarebbe stata una strategia economica di successo se si fosse potuto indirizzare le esportazioni mondiali sulla Luna. Anzi, se tutti i Paesi del mondo limitassero i propri consumi interni e spingessero le proprie esportazioni, l’effetto sarebbe quello di creare un sistema di sottoconsumo e l’esplosione della disoccupazione.

Questa politica economico-commerciale è alla base della tensione fra Stati Uniti e Germania che, ricordiamolo, nel 2016, ha avuto un avanzo di bilancia dei pagamenti superiore a quella cinese. Tale tensione è presente anche all’interno dell’Unione Europea dove, anche per mezzo della moneta unica, il vantaggio competitivo e commerciale è ulteriormente incrementato. Infatti la Germania è diventata primo paese esportatore in Europa sfruttando i mercati al consumo dei paesi a sud dell’Europa, diventati ormai il bacino commerciale “principe” della Germania.

In conclusione, questo sistema neo-mercantilista funziona solo “scroccando” la domanda di consumo fatta dai “vicini” a proprio vantaggio e rende il Paese teutonico non la locomotiva, ma un mero vagone a traino degli altri paesi nell’area europea. Sarebbe meglio se, a questo punto, ognuno dei due paesi si occupasse delle proprie storture economiche, cercando di risolverle, nel reciproco interesse continentale e, al contempo, scendesse da piedistalli virtuali fondati su posizioni “parassitarie”.


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