La tragedia di Superga

La tragedia della squadra brasiliana “Chapecoense”, avvenuta a Medellin il 29 novembre 2016 è stata solo l’ultima di una lunga lista di incidenti che hanno coinvolto squadre di calcio negli ultimi decenni. Questa lista macabra annovera il disastro di Viloco del settembre 1969 che annientò la squadra boliviana “The Strongest” e la disfatta della nazionale dello Zambia nell’aprile 1993 nei pressi di Libreville. Quanto accaduto a Superga ed al “Grande Torino” rappresenta però il massimo esempio di tragedia sportiva.

Alle ore 17:03 del 4 maggio 1949 il Fiat G212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l’intera squadra del “Grande Torino”, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga: le vittime furono trentuno. L’aereo stava rientrando da Lisbona, dove la squadra aveva disputato un’amichevole contro il Benfica.

Il “Grande Torino”  aveva vinto cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949 e rappresentava la spina dorsale della Nazionale italiana. Nell’incidente persero la vita anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all’ex commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale. Alla squadra granata venne assegnato lo scudetto a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite del torneo. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scesero in piazza a Torino per dare l’ultimo saluto ai giocatori. Lo shock della tragedia fu tale che l’anno seguente la Nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave. Nel 2015, in ricordo della tragedia, la FIFA ha proclamato il 4 maggio come “giornata mondiale del giuoco del calcio”. 

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Il commento di Gianni Brera delinea le caratteristiche di questa tragedia umana e sportiva.

“Tradito dagli strumenti di bordo, il pilota non si accorge di volare diritto contro la scarpata della Basilica di Superga. Nell’urto immane, l’aereo esplode come una bomba. Ai primi soccorritori si presenta uno spettacolo orripilante: membra umane sono sparse all’intorno con i resti sconciati dell’apparecchio; identificare i cadaveri è quasi impossibile. Il solo impavido Vittorio Pozzo ha cuore di prendersi questo compito pietoso ed orrendo. Di colpo la notizia della sciagura si abbatte sull’Italia e sul mondo. Per tutti è cordoglio e pena. Non era mai accaduto che un’intera squadra perisse a quel tragico modo. Il bilancio è terribile. La città di Torino e l’Italia perdono diciotto fra i migliori atleti che vantasse il nostro calcio. Il vuoto appare subito incolmabile. Un’intera generazione viene decapitata. Il lutto è atroce. La tragedia ci appare come una maledizione biblica, non meritata dal Torino né dall’Italia. Poi, com’è fatale, se ne ricercano le cause al di fuori del tragico destino che ha consentito la sciagura. Affiorano le miserie più vili, le astuzie torbide, i sotterfugi illegali. Ahimè, nella tragedia stona qualsiasi rilievo, fosse anche ragionevole e doveroso. La realtà è tale che lo sdegno aiuta a superare la desolazione. Ma intanto quei meravigliosi ragazzi non sono più con noi. E l’acerbo rimpianto non ha fine”.

L’aereo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale ed allineato per prepararsi all’atterraggio, si andò a schiantare contro il terrapieno posteriore della basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vide invece sbucare davanti all’improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ebbe tempo per fare nulla; non si ravvisarono infatti, dalla disposizione dei rottami, tentativi di riattaccata o virata. I resti dell’aereo, tra cui un’elica, uno pneumatico e pezzi sparsi della fusoliera, ma anche le valigie di Mazzola, Maroso ed Erbstein, sono conservati in un museo di Grugliasco alle porte di Torino.  Il Museo del “Grande Torino” e della leggendaria squadra granata, ospitato nella prestigiosa Villa Claretta Assandri di Grugliasco, è stato inaugurato il 4 maggio 2008, in occasione del 59°anniversario della tragedia. Attualmente, otto calciatori, i due allenatori ed il giornalista Renato Casalbore sono sepolti presso il cimitero monumentale di Torino; gli altri dieci giocatori sono stati sepolti presso i propri comuni d’appartenenza, dopo aver ricevuto delle seconde esequie in forma privata.

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Ecco i nomi dei “caduti” di Superga:

Calciatori: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Émile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo MartelliValentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Julius Schubert   

Dirigenti: Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti (organizzatore trasferte)

Allenatori: Egri Erbstein, Leslie Lievesley , Osvaldo Cortina (massaggiatore)

Giornalisti: Renato Casalbore, Renato Tosatti, Luigi Cavallero

Equipaggio: Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi, Antonio Pangrazi

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”  Indro Montanelli.

Francesco Polizzotto


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