Le mini BOT-te dell’economia sovranista

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Di Francesco Marco Paolo Leti – La scorsa settimana una mozione parlamentare non vincolante, approvata all’unanimità (anche se, in seguito, il voto favorevole di PD e +Europa è stato “ritrattato”), ha indicato fra le soluzioni per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione (PA) l’emissione di titoli di Stato di piccolo taglio, i mini-bot.

Quest’ultimi, emessi dal Tesoro e i cui tagli si aggirerebbero fra i 5 e i 100 euro, dovrebbero essere la soluzione all’annoso ritardo con cui l’Amministrazione Centrale dello Stato salda i propri debiti che verrebbero usati da parte dei possessori a “conguaglio” con debiti fiscali, sarebbero sempre accettati dallo Stato, non prevedrebbero una scadenza, né un tasso di interesse, diventando una sorta di moneta parallela.

Nel programma della Lega si indicherebbe una creazione di mini-bot per 70-100 mld di euro, una cifra equivalente alla massa monetaria attualmente in circolazione nel nostro Paese. Nella migliore delle ipotesi, vi sarebbe una preoccupante crescita del debito pubblico di un pari livello; nella peggiore, come detto, diventerebbero una sorta di valuta parallela. Questo strumento – la cui introduzione non è da tutti condivisa – sarebbe, tuttavia, affetto da un limite, ossia la mancata conformità ai Trattati istitutivi dell’Unione Europea,perché l’unica moneta ammessa in circolazione nel nostro Paese è l’Euro.

Anche se questa mozione è passata quasi in sordina, almeno inizialmente, nel nostro sistema informativo, ha allarmato le autorità internazionali e gli operatori di mercato. Non è casuale che, al momento della diffusione della notizia, il 31 maggio, lo spread abbia avuto un sussulto, schizzando nuovamente ai 294 punti e, cosa ancor più incredibile, i nostri Titoli di debito a cinque anni hanno sorpassato nei rendimenti i Titoli di Stato greci. Detta diversamente, i mercati considerano il nostro debito, quindi la nostra economia, a cinque anni più rischiosa di quella greca, che sappiamo essere in condizioni pietose. Questo dato è stato sottolineato dal Presidente della BCE, che a Vilnius ha evidenziato come “la visione che i mercati sembrano avere dei mini-bot non sembra positiva”.

Il terrore dei mercati riguardo i mini-bot non è infondato. Il suo principale promotore, il Presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, non ha fatto mai mistero di considerarlo uno dei primi passi per l’abbandono della moneta unica, una sorta di grimaldello per agevolare l’Italexit. Di recente, proprio Claudio Borghi, ha presentato, in una nota trasmissione, una sorta di bozza di questi mini-bot il cui aspetto sarebbe del tutto simile a quello di una banconota con l’immagine dell’esultanza di Tardelli ai Mondiali del 1982.

I mercati hanno interpretato la mozione come un prodromo dell’Italexit e, per tranquillizzarli, il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha subito dichiarato che i mini-bot non sono, né saranno, all’ordine del giorno del Governo. A rafforzare questa impressione le dichiarazioni di Moody’s, che considererebbe i mini-bot come una valuta parallela e un passo preparatorio all’abbandono della Moneta Unica, considerandolo negativamente nella prossima decisione di settembre riguardo il rating del nostro debito. Anche l’Associazione dei Giovani Industriali ha calcato la mano al riguardo, con le dichiarazioni di Alessio Rossi, il suo Presidente, che ha sottolineato come i mini-bot sembrino i soldi del Monopoli e non risolverebbero il problema del debito.

Alessio Rossi, presidente dell’Associazione Giovani Industriali (Ildenaro.it)

A non rassicurare, infine, sono i precedenti storici. Quella del “patacon” argentino – una sorta di mini-bot di uno stato interno dell’Argentina – è una storia ricca di fallimento. Un altro momento nel quale una sorta di mini-bot è stata prospettata è avvenuta qualche anno fa durante la crisi greca: il ministro delle finanze Yanis Yaroufakis, in quell’occasione, pensò ai mini-bot come una valuta per sostituire l’euro dal quale intendeva uscire dopo la vittoria del referendum. Anche la California adottò uno strumento simile con esiti disastrosi. Questo anche perché l’emissione di questi titoli è di solito sintomo di una economia non sana e finisce per essere affossata dai mercati che sentono “il profumo del sangue”.

Ancora una volta, il nostro Governo e le nostre Istituzioni Parlamentari si distinguono per decisioni, dichiarazioni, mozioni incendiarie che fanno male al tasso di interesse del nostro debito e all’economia del Paese nel suo complesso. Non ci basta la procedura di infrazione per debito eccessivo (di cui avremmo l’indubbio record di essere i primi ad essere sanzionati), non ci basta prospettare manovre finanziarie da 50 mld in deficit, abbiamo bisogno di farci male anche con mozioni/dichiarazioni – probabilmente inutili – circa strumenti che con buona probabilità non verranno mai adottati, o almeno così speriamo. In sintesi, siamo un Paese in cui sembra dominare la “sado-economia” sovranista.


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