C’era una volta (e c’è ancora) in America: sparatorie e armi troppo libere

Di Marco Cerniglia – Leggi permissive, nessun controllo e facile reperibilità: le armi negli USA, e la regolamentazione in merito, sono sempre state un punto cruciale della politica a stelle e strisce. Tuttavia, ancora oggi, nessuno è riuscito, per mancanza di supporto o per negligenza, a trovare una soluzione concreta.

L’ultimo caso, avvenuto il 14 Febbraio a Parkland, in Florida, ha visto un ragazzo di diciannove anni entrare in una scuola, armato con un fucile semiautomatico d’assalto AR-15, e uccidere 17 persone, perlopiù coetanei.

Questa scintilla ha infuocato gli animi di tantissime persone, e molti studenti hanno deciso di protestare e scioperare, arrivando addirittura a stendersi nelle zone antistanti la Casa Bianca, fingendosi morti, con uno dei cartelli che riportava le parole: “Sarò io il prossimo?”

Tuttavia, le manifestazioni hanno provocato l’effetto opposto: nel tentativo di difendere il secondo emendamento della Costituzione Americana, che garantisce libertà di armarsi, la maggioranza repubblicana del Congresso ha risposto alle manifestazioni avvenute davanti al Parlamento rimuovendo l’argomento dall’ordine del giorno di quella seduta, e accusando i democratici di strumentalizzare gli studenti e il loro movimento guidato dalla giovanissima attivista Emma Gonzalez.

Il problema però sembra essere ben diverso: la CNN, unitasi alla protesta in modo formale, ha pubblicato un elenco di nomi e cifre, riguardante i membri del Congresso provenienti dalla Florida che hanno ricevuto denaro, durante le elezioni del 2016, dal segmento della National Rifle Association specificamente dedicato a finanziare la politica. Tutti i politici in questione sono membri del partito repubblicano, e tra essi appare anche il nome noto del senatore Marco Rubio, ex candidato presidenziale.

Il presidente Trump, pur essendosi sempre dichiarato strenuo difensore della NRA, dando di sè anche l’immagine di un cowboy con la pistola fumante, per l’occasione, ha tuttavia mostrato un lato meno aggressivo. Da un lato, ha proposto la messa al bando dei bump stocks, congegni che permettono ai fucili tradizionali di sparare come armi automatiche. Dall’altro, ha scelto di lavorare per l’estensione del database sui precedenti penali, aumentando quindi i controlli federali sugli acquirenti di pistole e fucili in ogni singolo stato della federazione.

Quanto sono efficaci e risolutive queste contromisure? Sul blocco della vendita di bump stocks – probabilmente il massimo di apertura visibile da parte della NRA – bisogna dire che è comunque un passo avanti, considerando che l’ex presidente Obama non era mai riuscito neppure a ottenere questo. Va tuttavia ricordato che Obama non aveva il controllo che Trump mantiene sul congresso, e che comunque questo è il massimo che si otterrà anche dall’attuale presidente.

Sul provvedimento in merito al controllo federale – che non prevede la messa al bando di alcun tipo di arma o caricatore – sarebbe prevista una serie di incentivi per gli Stati e le agenzie federali perché carichino nel database le informazioni sulle persone che non possano acquistare armi. Ricordiamo però che il Congresso non può vincolare gli Stati, e anche le agenzie federali si sono mostrate più volte inadempienti: quindi anche questa legge potrebbe avere effetti modesti.

Inoltre, fa discutere parecchio l’idea – venuta anch’essa dal presidente Trump – di addestrare e armare i docenti e il personale scolastico, come servizio di difesa contro eventuali attacchi di questo genere. Parafrasando liberamente una citazione dal film western Per un pugno di dollari: «Quando un docente con la pistola incontra uno studente col fucile, il docente con la pistola è un docente morto».


 

 

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