I morti di Londra e dell’Europa

Westminster, Manchester, London Bridge. Il terrorismo colpisce per la terza volta nel giro di pochi mesi la Gran Bretagna, gettandola nel panico alla vigilia del voto del prossimo 8 giugno. 7 morti e 36 i feriti finora accertati, vittime della modalità d’azione solita degli ultimi tempi dei terroristi islamici. Un furgone lanciato sulla folla e subito dopo via alle eliminazioni sommarie, questa volta compiute con i coltelli. E fortuna che i tempi di reazione della polizia britannica sono stati celeri. Otto i minuti passati dalla prima chiamata per intervenire sul posto e uccidere due dei tre assalitori. Anche per questo, però, il bilancio è da considerarsi pesante, vista la brevità dell’assalto.

«Quando è troppo è troppo», ha detto Theresa May nel commentare l’attentato che, seppur non collegato agli altri due attacchi dei mesi precedenti, dimostra come «il terrorismo chiami il terrorismo». È il cosiddetto spirito di emulazione che preoccupa l’Europa intera ormai da mesi, e che oggi più che mai alimenta timori in Paesi dove, fortunatamente, finora il terrorismo non ha ancora colpito.

Gli attacchi in Gran Bretagna rappresentano solo gli ultimi di una lunga serie di violenze a firma Isis, iniziati a fine 2015 con l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi. Da allora, l’escalation terroristica è cresciuta sempre più, mirando di volta in volta a diversi Paesi. La Francia, la più bersagliata, soprattutto a Parigi, ma non vanno dimenticati i fatti di Nizza. Il Belgio, con l’attentato all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles. La Germania con diversi episodi, di cui si ricorda inevitabilmente l’assalto alla vigilia di Natale a Berlino. E da tre mesi a questa parte, sembra essere arrivato il turno della Gran Bretagna.

Difficile trovare una sola ragione nella strategia offensiva dell’Isis. Di certo, Londra, seppur dispensata nei mesi precedenti dagli attentati, è sempre stata al centro delle dinamiche dello Stato Islamico. Partendo dalle origini del tagliagole Jihadi John e dalla storia recente della Gran Bretagna quale terra di arrivo dei rifugiati di origine musulmana e, negli ultimi mesi, di partenza verso la Siria e il Medio Oriente in generale. Passando dal fatto che l’Islam resta la seconda religione del Paese. E finendo, poi, con ciò che la Gran Bretagna rappresenta a livello internazionale, ossia uno degli attori più influenti e soprattutto il primo alleato dell’avversario per eccellenza del terrorismo islamico, gli Stati Uniti d’America.

Tutto questo, in un momento del Paese assai delicato, nel pieno di una campagna elettorale, che, come è inevitabile che sia, verte sul tema della Brexit. Una fase potenzialmente d’instabilità politica, su cui il terrorismo è riuscito ad inserirsi. È il caso della Gran Bretagna, ma sarebbe più corretto dire che è il caso dell’Unione europea, diventata terra di conquista nel momento più difficile della sua storia politica. I morti di questi mesi sono, purtroppo, un’evidenza difficile da contraddire.

Mario Montalbano


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