Il rapporto “The Giulio Regenis of Egypt”: condizioni disumane nelle carceri egiziane

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Un rapporto sulle condizioni disumane in cui versano le prigioni egiziane evidenzia le necessità di verità e giustizia contro le violazioni dei diritti umani.


L’Egitto si trova attualmente nel mirino del disappunto italiano, per le recenti atroci prove, risultate dall’inchiesta della Procura di Roma, riguardanti le numerose torture che hanno condotto alla morte, avvenuta nel 2016 al Cairo, del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni. L’assassinio di Regeni e l’arresto forzato di Patrick Zaky sono il riflesso doloroso di un Paese che sta apertamente violando i diritti umani fondamentali. Questi due esempi, tuttavia, sono solo la punta dell’iceberg di una serie ripetuta di violazioni dei diritti umani in Egitto, perpetrate all’interno delle carceri nazionali.

Sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, trattamenti crudeli, inumani e degradanti: questo è ciò che si verifica ripetutamente in Egitto. Nel rapporto fornito da Amnesty International nel 2016, si evidenzia come queste violazioni arbitrarie dei diritti umani siano avvenute con preoccupante regolarità nel Paese, mentre il governo adduceva giustificazioni basate sulla necessità del perseguimento della sicurezza nazionale.

Oggi emergono nuove pesanti informazioni circa la gestione delle prigioni egiziane in un rapporto, The Giulio Regenis of Egypt: Deaths in Custody in Egypt Since 2013, pubblicato dalla ong Commitee for Justice lo scorso 10 dicembre. Questo rapporto offre una panoramica esaustiva delle condizioni dei prigionieri nelle carceri egiziane e le circostanze umane ignobili in cui sono costretti a vivere.

Seppur amaramente, il caso Regeni è diventato noto sulla scena internazionale come case-study, tanto da intitolare un rapporto ricco e completo di informazioni riguardanti importanti dati, percentuali e numeri relativi al trattamento dei prigionieri nei centri detentivi ufficiali e non sparsi nel Paese. Lo scopo del suddetto rapporto è quello di diffondere informazioni e aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su reiterate condotte tenute in violazione dei diritti umani.

Ciò che è indispensabile, oggi, è osservare ed esaminare dettagli e informazioni su eventi simili al caso Regeni, per scongiurare il ripetersi di vicende affini a quelle che hanno stroncato la vita del giovane ricercatore italiano. Quello di Regeni, dunque, è diventato un “precedente” sciaguratamente troppo ingiusto, su cui si percepisce la necessità di investigare i comportamenti illegali tenuti dal governo di Al Sisi e per il quale si devono scuotere le coscienze, in virtù della ricerca costante di verità.

Nel dettaglio, dal rapporto si evince come il tasso di mortalità all’interno delle carceri egiziane sia allarmante. I dati mostrano che nel periodo analizzato fra il 2013 e il 2020, si sono verificati complessivamente 1058 decessi in tutto il Paese all’interno delle prigioni, di cui il 71,9 per cento dei decessi è stato causato da cure mediche negate; il tasso di morte determinato da tortura, invece, è stato pari al 13,6 per cento e, infine, il tasso di decessi causati da condizioni di detenzione degradanti è stato calcolato intorno al 2,7 per cento. 

Nel periodo decorso fra il 2015 e il 2017, invece, sono stati registrati degli aumenti nel numero dei casi di suicidio che si sono verificati all’interno dei centri detentivi. Questi dati lasciano ampio spazio all’interpretazione che simili atti siano da ricondurre a condizioni umane insopportabili all’interno delle carceri. Si presume, infatti, che molti detenuti non riescano a sostenere ulteriormente, sia psicologicamente sia fisicamente, la loro permanenza in quei luoghi. Numeri rilevanti, dunque, che fanno pensare a una totale assenza di standard di comportamento adeguati nella gestione delle prigioni e a un ingente violazione dei diritti umani supportata dallo Stato.

In aggiunta, le condizioni umane all’interno delle prigioni egiziane sono peggiorate durante la pandemia. Secondo quanto specificato nel rapporto, sembrerebbe, infatti, che in Egitto, contrariamente ad altri Paesi, il numero di detenuti rilasciati a causa del diffondersi del virus Covid-19 sia stato notevolmente più ridotto. Risulta segnalato, inoltre, che le prigioni egiziane siano contraddistinte da un elevato tasso di sovraffollamento, pari al 160 per cento della loro capacità di capienza. Questi dati, di conseguenza, preoccupano parecchio date le circostanze particolari dovute all’alta contagiosità del virus Covid-19, che insieme alle ridotte cure mediche fornite all’interno dei centri detentivi, mettono in serio pericolo la vita dei detenuti.Il rapporto The Giulio Regenis of Egypt, risulta essere un significativo contributo nella ricostruzione di un quadro esaustivo sulle condizioni in cui versano i detenuti e il modus operandi che caratterizza la gestione delle prigioni egiziane. Il documento fornito da Commitee for Justice diventa strumento utile alla ricerca di verità e giustizia, poiché ha divulgato importanti prove a sostegno di un’evidente e considerevole inosservanza delle norme internazionali sulla tutela dei diritti umani da parte dell’Egitto. Si resta in attesa, a questo punto, che posizioni più risolute vengano prese in relazione a queste gravi violazioni, che non possono e non devono essere lasciate impunite nel percorso finalizzato al raggiungimento di una giustizia non solo nazionale, ma anche e soprattutto, internazionale. 


Foto in copertina di Alisdare Hickson

Federica Gargano

Completati gli studi di International Relations, scrivo sui diritti umani e sulle violazioni di questi nel mondo, perché “un diritto violato in un punto della terra è avvertito in tutti i punti” (Kant).

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