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Pandemic UK: bollettino dal Regno Unito

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TUTTI GLI AGGIORNAMENTI NEL DOSSIER “PANDEMIC UK”


Gli aggiornamenti sul numero di casi confermati di coronavirus sono disponibili a questo link (qui in versione mobile). Violenza domestica: National Domestic Violence Helpline – 0808 2000 247; The Men’s Advice Line, for male domestic abuse survivors – 0808 801 0327; The Mix, free information and support for under 25s in the UK – 0808 808 4994; National LGBT+ Domestic Abuse Helpline – 0800 999 5428; Samaritans (24/7 service) – 116 123. Per chiunque abbia necessità di visitare o inviare soldi a qualcuno nelle prigioni di sua maestà, consultare questi link: 1. covid-19 and prisons, 2. prison visits, 3. send prisoner money. Per qualunque tipo di necessità specifica, e per informazioni su come muoversi in caso di presunto contagio, è stata attivata una Task Force “Coronavirus” presso il Consolato Italiano a Londra. Qui di seguito trovate i recapiti utili: mail: sociale.londra@esteri.it, Telefono: +44 (0) 20 7936 5928/30/31 in orario di ufficio, oppure +44 (0) 7850 752895 dopo le ore 18 nei giorni feriali e durante il fine settimana. I servizi consolari si appoggiano per il servizio di consulenza a Dottore London e Italian Medical Society in Great Britain, dedicato a tutti coloro che si trovino in condizioni mediche precarie. Per contattare l’Italian medical society in GB info@imsogb.org. In ogni caso, ricordiamo che la prescrizione di medicinali o l’effettuazione del test Covid-19 è esclusiva prerogativa delle Autorità Sanitarie britanniche (NHS) che possono essere contattate al numero 111.


Dopo la dichiarazione di pandemia, il Regno Unito ha deciso di adottare una linea diversa dal resto delle nazioni colpite dal coronavirus; diversa persino da quella adottata dall’Irlanda, dove a partire dal 13 marzo è stata decretata la sospensione degli eventi pubblici, la chiusura di scuole e siti culturali e dal 15 Marzo quella di pub e ristoranti. 

L’approccio iniziale è stato definito da molti come una scommessa e come tale può finire bene o finire male: una scommessa sulla pelle dei cittadini che abitano il regno di Sua Maestà. Il CMOChief Medical Officer –  ritiene che il tasso di mortalità della malattia non superi l’1% e che l’1% sia con ogni probabilità la stima più alta. Questa conclusione si basa principalmente sui dati che arrivano dalla Cina che, però, ha implementato misure molto rigide per contenere il virus. Il tasso di mortalità è stimato al 3,4%. Il governo del Regno Unito si muove lungo una linea in cui si prevede che almeno il 20% della popolazione sarà infettata; lo scenario peggiore è ragionevolmente dell’80% – in pratica, una gamma di 53 milioni di persone può essere felicemente sacrificata in nome di un’economia che non deve essere fermata.

Il governo inglese impiega esperti per supportare le posizioni governative, ma non si può dimenticare come i lavoratori del NHS abbiano chiesto a gran voce di smettere di tagliare le risorse sanitarie pubbliche, soprattutto considerando Brexit, scioperando in massa per un’inversione di tendenza.

Il 16 Marzo il primo ministro Boris Johnson annuncia le prime restrizioni: evitare assembramenti, mantenere le distanze di sicurezza, non uscire se non necessario e stare a casa in caso di sintomi. Aperte invece scuole, università e attività commerciali. A margine del discorso di Johnson una giornalista ha osservato che bisognerebbe fare test su test includendo le persone che non presentano sintomi; ma come si fa se non si testano i casi sospetti, ma solo chi ha i sintomi? La risposta è stata che i test vengono attuati su 3 livelli: laboratori, ospedali e medici di base (dichiarazione da prendere con le pinze, secondo tantissime testimonianze) e la risposta si è spostata sulla tattica del governo e non sulla domanda e su come effettuare test a sufficienza se non si includono i casi sospetti.

Il discorso alla Nazione di Johnson ha suscitato scandalo e reazioni accese non solo nella comunità scientifica ma anche sui giornali di mezzo mondo. Senza voler giustificare le parole avventate recitate dal discorso del Premier inglese, è importante restare sulle affermazioni contenute nelle dichiarazioni, senza urlare al “pazzo britannico”. La strategia che ha adottato in questa fase allarmante dell’epidemia di coronavirus – che ha visto il raddoppio delle vittime di giorno in giorno in Regno Unito – è risultata senza dubbio blanda e “controcorrente” in un’Europa che si sta barricando in casa. A leggere i titoli in Italia sembra che Johnson stia mandando al massacro una gran quantità di persone, soprattutto anziani e soggetti a rischio.

Banali errori di traduzione o generalizzazioni – più o meno volontarie – hanno generato l’idea di un Regno Unito assassino. Il Governo è ancora in balia dell’indecisione e della sottovalutazione del problema, anche ai vertici delle autorità ministeriali. Il 13 marzo Johnson aveva subito detto al popolo inglese «che questa è la peggiore crisi di salute pubblica da generazioni». Il discorso continuava con concetti che, ahinoi, conosciamo molto bene: «Alcune persone lo confrontano con l’influenza stagionale. Non è corretto. A causa della mancanza di immunità, questa malattia è più pericolosa. E si diffonderà ulteriormente e devo parlarvi chiaramente, ancora molte famiglie perderanno i loro cari prima del loro tempo». Qui la frase definita da molti quotidiani italiani shock, gonfiata e riportata all’infinito ovunque.

Sottolineando come sia necessario ritardare l’aumento eccessivo dei contagi per non sovraccaricare il sistema sanitario già provato dai tanti tagli e promettendo una fase più stringente di prevenzione a livello nazionale, il Premier inglese affermava che «il compito più importante sarà quello di proteggere i nostri anziani e le persone più vulnerabili durante le settimane di punta». Nello stesso discorso veniva consigliata una “quarantena breve” (6 giorni): a coloro che sentissero sintomi preoccupanti come «una nuova tosse continua o una temperatura elevata» è consigliato di «rimanere a casa per almeno sette giorni per proteggere gli altri e aiutare a rallentare la diffusione della malattia».

Le misure, comunque a rilento nonostante la mobilitazione di mezza Europa, sono state annunciate come non propriamente imminenti e comunque non molto stringenti. Johnson ha dichiarato infatti che si sta prendendo in considerazione «la questione di vietare i principali eventi pubblici negli impianti sportivi». Continuando nel suo discorso, il Premier inglese ha affermato: «Non stiamo chiudendo adesso le scuole. Il parere scientifico è che ciò potrebbe fare più male che bene in questo momento». E parlando direttamente agli anziani, Johnson spiega: «questa malattia è particolarmente pericolosa per voi, per le persone anziane, anche se per la stragrande maggioranza sarà una malattia da lieve a moderata, so che molte persone saranno molto preoccupate. (…) E voglio solo che voi lo sappiate. Il governo farà tutto il possibile per aiutare voi e la vostre famiglie durante questo periodo. Non sosterremo solo l’economia durante questo periodo, ma forniremo denaro e molte altre forme di supporto e aiuteremo le comunità a sostenersi a vicenda». Possiamo dire che, nonostante una generale (e pericolosa) sottovalutazione della pandemia – comprovata dall’attuale affollamento quotidiano nelle città – il discorso di Boris Johnson sia stato in parte strumentalizzato dai media italiani.

Il Regno Unito è stata una specie di anomalia in termini di risposta alla crisi: gli esperti governativi insistono sul consenso scientifico internazionale e sulla validità delle prassi sanitarie. La profonda preoccupazione del pubblico, l’apparente mancanza di azione sostanziale e repentina – unita alle critiche pubbliche di diversi esperti di salute ha alimentato i timori che il governo Johnson sia pericolosamente incauto; la questione è in realtà più complessa e ha spinto Johnson a organizzare conferenze stampa quotidiane per tenere informato il pubblico. La presunta strategia descritta durante la conferenza stampa del 16 Marzo sembrava essere in linea con i commenti che Johnson ha trasmesso in TV due settimane fa – in una clip che è diventata virale – in cui ha affermato che “una delle teorie” era che occorresse «prenderlo tutto in una sola volta e consentire alla malattia di spostarsi attraverso la popolazione, senza prendere tutte le misure draconiane». Uno dei principali problemi con Johnson come leader in una crisi è che è noto per i bluff e i discorsi evasivi, manca di padronanza di dettagli, abile principalmente a distrarre il pubblico e non gode quindi di grande credibilità tra i cittadini. Pare infatti che solo il 36% della popolazione abbia fiducia nella strategia del governo e questo sta creando un vero e proprio scollamento tra politiche governative e la necessità di non diffondere il panico.

Sebbene il governo ostenti sicurezza d’azione scegliendo di correre una maratona e di non contare sulla velocità d’azione come stanno facendo invece tutte le altre nazioni colpite da COVID19, la popolazione si sente abbandonata, specialmente quelle comunità straniere in UK che vivono questa realtà tramite i racconti della terra natale e hanno quindi un metro di misura. Ciò che si vede in UK in questi giorni è la corsa ai rifornimenti. Le consegne a domicilio hanno liste di attesa di due settimane e i supermercati chiedono ai clienti di non comprare in preda al panico

Perché questo sta succedendo. Scaffali vuoti, gente che esce dai negozi piena di beni di prima necessità; pasta, acqua, carta igienica, farina, patate e altri beni di prima necessità come disinfettanti, mascherine e guanti di lattice sono stati presi d’assalto, tanto che alcuni negozi e catene hanno posto il limite di due confezioni per beni come farina, acqua o patate (e.g. TESCO or ASDA online delivery service) e le attese per una consegna sempre più frequentemente vanno dai 7 ai 15 giorni.

Se da un lato ci sono intere comunità in allerta, la percezione dell’emergenza che si sta vivendo in Italia e Spagna è vissuta come non così necessaria e venduta alla popolazione locale come isteria, tanto che ancora il non andare a lavoro per precauzione è vissuto in molti posti di lavoro come un disagio. Questo del lavoro è un problema per molti italiani (ma non solo) che vivono sotto Her Majesty: l’economia basata sul lavoro flessibile e politiche di lavoro con poche tutele per il lavoratore rendono precarie tantissime persone che non possono semplicemente scegliere di non recarsi al lavoro. Se lo facessero metterebbero a rischio non solo lo stipendio, ma il posto stesso. Bisogna ammetterlo: non siamo tutti uguali di fronte al coronavirus.


Significativo da questo punto di vista il racconto di Davide Tocco, un ragazzo italiano che vive a Londra: Sono un ragazzo Sardo che vive a Guildford (South West London) per ragioni lavorative (faccio il cuoco) e posso testimoniare in maniera diretta l’afflusso di persone che circolano nei bar, negozi, ristoranti. Penso che si debbano tutelare i cittadini italiani in quanto potrebbe essere riservato un secondo posto in caso di necessità. Ognuno ha diritto di vivere, tutte le fasce di età, non esiste chi è più o meno utile nel sistema, anche perché si fa una vita di sacrifici per godersi l l’anzianità, perciò penso che si debba essere tutelati come ogni persona.  La gente non sta prendendo le misure di sicurezza adeguate perché influenzata negativamente dalla politica.

(Altre testimonianze verranno pubblicate a breve a questo link. Per inviare la tua testimonianza contattare l’autrice dell’articolo all’indirizzo alice.castiglione86@gmail.com)


Il 16 Marzo alla BBC Two nel programma di Victoria Derbyshire viene mostrato il kit fornito agli operatori per il primo contatto con gli infetti: un grembiule di plastica modello “mensa scolastica”, un paio di guanti di lattice ed una mascherina. Preoccupante.

In questo clima è stato letteralmente assaltato il sito https://petition.parliament.uk/ che permette di far arrivare direttamente in parlamento le petizioni popolari che raggiungono il numero minimo di firme necessario. Queste richieste sono il termometro del sentimento della popolazione rispetto alle scelte attuate, che sono un compromesso tendente verso gli interessi economici a scapito di quelli sociali. In pratica si chiede alla popolazione di accettare una decisione che implicherà una scelta da parte del singolo: rischiare di ammalarsi e/o  veicolare, o sostentarsi. Un ricatto che mira palesemente a favorire gli interessi economici in una Brexit ancora in fase di assestamento.

Le scelte adottate non solo non sono popolari, ma mettono in discussione le raccomandazioni dell’OMS e si scontrano con gli appelli di tantissimi virologi ed epidemiologi di fama mondiale. “Abbiamo chiesto ogni giorno che i paesi prendano provvedimenti urgenti e aggressivi. Abbiamo suonato il campanello d’allarme forte e chiaro (…) Alcuni paesi stanno lottando con una mancanza di capacità. Alcuni paesi sono alle prese con una mancanza di risorse. Alcuni paesi sono alle prese con una mancanza di determinazione”: queste le parole pronunciate dal direttore dell’OMS Tedros Adhanom pochi giorni fa.

Bisogna riportare dei dati significativi sulle condizioni della Sanità nel Regno Unito. Pare che la capacità del National Health Service (NHS) di reggere a un’emergenza come quella attuale della pandemia di Covid-19 sia ben al di sotto delle aspettative, e addirittura fra le più basse in Europa. Gli indici pubblicati dalle autorità mondiali di sanità parlano chiaro. Sono pericolosamente insoddisfacenti i dati sul numero di medici per abitanti e il numero di posti letto in terapia intensiva.

Per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) il Regno Unito dispone di soli 6,6 posti letto di cura intensiva ogni 100 mila persone. La Germania ne dispone di 29,2, l’Italia 12,5 e la Francia 9,7. La popolosissima Inghilterra disporrebbe di 2,3 posti di cura intensiva ogni 1000 abitanti. Solo la mobilitazione di risorse – come sta facendo il Governo italiano – permette l’allargamento del “parco cure intensive” a fronte di una pandemia. Per quanto riguarda i professionisti, il Regno Unito dispone inoltre di soli 2,8 medici e 7,9 infermieri ogni 1000 abitanti

Farage e Johnson promettevano una valanga di soldi a NHS, cosa che non è successa. Vien da pensare che con le “spese Brexit”, oltre a quelle ordinarie, non ci siano fondi per sostenere un piano come quello attuato da Italia ed altri Paesi. Secondo la BBC «ci sono più di 4000 letti di terapia intensiva in tutto il Regno Unito, ma circa quattro quinti sono occupati».

Avremo risultati utili a capire quale atteggiamento è stato più appropriato tra circa sei mesi, intanto gli italiani vivono in alcuni casi, oltre il danno, la beffa: secondo il dottor Christian Jessen gli italiani starebbero usando la pandemia come scusa per una “lunga siesta”.

Il CMO ritiene che, diversamente dall’influenza, la chiusura delle scuole contribuirebbe ben poco a fermare la malattia. Questo sulla base dell’osservazione che i bambini sono molto resistenti al virus e ai suoi sintomi. Qui le linee guida di NHS per chi sta a casa. Recentemente il sindaco di Londra ha pubblicato un video asserendo che prendere la Tube è perfettamente sicuro, forse a causa della mancata inclusione nelle discussioni. Pochi giorni dopo un conducente della Jubilee Line è risultato positivo. Anche senza il conducente infetto sarebbe stato difficile da credere, dato che la scorsa estate tutti gli utenti della Underground hanno provato sulla loro pelle i sistemi di areazione del mezzo di trasporto più comune a Londra. Considerando tutto questo quadro, sarebbe da osservare anche come l’atteggiamento del governo inglese rischi di pregiudicare due dei diritti umani fondamentali, quello alla vita e quello alla salute, che include protezione in caso  di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla volontà.


In base alla Dichiarazione Universale dei diritti umani, questi ultimi hanno alcune qualità chiave, concordate dalla comunità internazionale. Devono essere riconosciuti come: universali (appartengono a ogni singola persona), inalienabili, indivisibili e interdipendenti (i governi non dovrebbero essere in grado di scegliere quali diritti sono rispettati). In base all’articolo 3 tutti hanno diritto alla vita. E in base all’articolo 25 ogni individuo ha diritto a un tenore di vita adeguato alla salute e al benessere di sé stesso e della propria famiglia, compresi cibo, vestiario, alloggio e cure mediche e servizi sociali necessari, nonché il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, disabilità, vedovanza, vecchiaia o altra mancanza di sostentamento in circostanze al di fuori del suo controllo.


Il governo dovrebbe introdurre un sostegno mirato per chi affronta la perdita di reddito a causa della crisi del coronavirus. L’alternativa è quella di stare a guardare mentre le persone ignorano il consiglio del governo di autoisolarsi, diffondendo ulteriormente il virus recandosi a lavoro e venendo a contatto con altre persone, oppure prendendolo e ritrovandosi costretti a lasciare la propria casa o fallire entro pochi mesi.

Queste decisioni vengono prese da alunni di Oxford e Cambridge che non hanno mai dovuto scegliere tra pagare una bolletta dell’elettricità o il cibo. Cosa aspettarsi? Con affitti elevati, costi di trasporto elevati e salari stagnanti, il Regno Unito stava già affrontando un disagio economico prima che il coronavirus lo colpisse. In che modo le famiglie dovrebbero far fronte a un’ulteriore perdita dei salari, quando le banche continueranno a chiedere il pagamento di mutui e prestiti, i proprietari di case e terreni continueranno a chiedere l’affitto e le società di servizi continueranno a richiedere le bollette? Il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn ha chiesto di attenzionare questi fatti, proponendo di facilitare le richieste di credito universale (universal credit) o indennità contributiva di assunzione e sostegno. Il documento afferma: “Per la durata dell’epidemia, i requisiti del Piano di reddito minimo del credito universale saranno temporaneamente allentati per coloro che hanno COVID-19 o si autoisolano secondo i consigli del governo, garantendo che i richiedenti autonomi riceveranno supporto.”

Sulla scia della crisi finanziaria già in corso, i conservatori hanno adottato una strategia comunicativa basata su una narrativa deliberatamente falsa per trarre profitto da una delle peggiori crisi mai colpite dall’economia globale. La destra è al potere e chiede che giornalisti, cittadini e persino funzionari sanitari si mettano in fila dietro la narrativa del governo. Mettere in discussione la politica del governo – che si tratti di politica monetaria, indennità di malattia obbligatorie o indennità sociali – sta “politicizzando” una crisi di salute pubblica.

Reazioni dal web – Gruppi come Italiani a Londra, Italiani a Manchester o Italians in London sono stati teatro di confronto, sfoghi, ricerca di informazioni e proteste. L’hashtag #nonsiamopecore è diventato virale.

L’elevato numero di senzatetto che vivono in UK ha costretto il governo a fare i conti anche con questo aspetto dell’epidemia stanziando un sostegno a rifugi e charities di 3.2 milioni di sterline. Chiunque può fare la propria parte attraverso una semplice segnalazione su www.streetlink.org.uk. Questo strumento, parzialmente finanziato dal Ministero degli alloggi, delle comunità e del governo locale, condividerà queste informazioni con i servizi di supporto locali che possono raggiungere chi è in difficoltà. È possibile accedere a StreetLink tramite app. StreetLink non è un servizio di emergenza, se si ritiene che la persona sia in pericolo immediato o abbia bisogno di cure urgenti, occorre chiamare il 999.

Voli Alitalia – Dal Regno Unito, sono previsti 3 voli fino al 3 aprile e sono tutti prenotati. I voli ricominciano ad essere disponibili a prezzi regolari (più di 200 sterline per un volo da Londra a Roma) solo da Lunedì 6 Aprile. Considerato questo dato, e osservando che diversi paesi europei stanno in questi giorni rivedendo le proprie disposizioni sul traffico, la soluzione più ragionevole è raggiungere Parigi o Bruxelles in treno e proseguire per l’Italia con aereo, treno o altro mezzo. Valutare eventualmente un rientro via terra: sul motore di ricerca Omio si possono acquistare biglietti per gli autobus. È attualmente possibile transitare in Francia.

La raccomandazione è quella di stare a casa: più ci si sposta, più tempo ci vorrà a debellare questo virus.  Sebbene la World Health Organisation (WHO/OMS) spieghi esplicitamente le ragioni per cui non si dovrebbe uscire di casa, molte persone ancora non vogliono o non possono seguire questa prassi.  E’ stato osservato come il virus si diffonda più velocemente a Londra che nel resto del Regno. Si raccomanda inoltre di non toccarsi naso, occhi e bocca, di tossire e starnutire usando dei fazzoletti monouso o la parte interna del gomito. Qui potete trovare informazioni e spiegazioni in merito.




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Alice Castiglione

Vivo in UK, sono una visual artist e creatrice di contenuti, senza lasciare mai da parte l'attivismo.

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