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Cinque anni senza Pino

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Grosseto, correva l’anno 2015: il quattro gennaio, a cinquantanove anni, Pino Daniele – all’anagrafe Giuseppe Daniele – veniva colpito da infarto. Un infarto rivelatosi subito letale per il musicista e la cui notizia lasciò tutta Napoli in silenzio. Una Napoli in lutto per la perdita del grande bluesman, voce della città.

Pino Daniele nasce a Napoli il 19 marzo 1955, ed è proprio dalla sua città che eredita le melodie e i colori che lo porteranno a creare qualcosa di unico e originale: un genere musicale del tutto nuovo, a cui viene dato il nome di “sound napoletano”, nato dall’incontro tra rhythm and blues, rock, jazz e musica neomelodica tradizionale.

Mosso da una grande passione per la musica, Daniele imbraccia la sua prima chitarra a soli 14 anni. Nel 1977 esce il suo primo album “Terra Mia” che vede la partecipazione del grande artista partenopeo Renzo Avitabile.

Nelle parole di Pino Daniele, quell’album «rappresenta la nascita di una nuova canzone napoletana, ed anche la denuncia sociale di una generazione che non accettava compromessi e che nella musica riusciva ad esprimere i propri malesseri. Terra mia fu scritta sul divano di casa mia a S. Maria La Nova 32, le mie ambizioni erano quelle di scrivere canzoni come Luigi Tenco e suonare con i grandi chitarristi, a metà tra futuro e tradizione».

Nel 1979 Daniele partecipa al Festivalbar con il brano “Je so Pazzo” ed è questo evento a dare il vero e proprio calcio di inizio alla sua carriera, che da lì a breve verrà consacrata dalla pubblicazione di brani come “Putesse essere allero”,“A me me piace ‘o blues” e “Quanno Chiove”. La sua fama continua a crescere: a Milano, il 27 giugno 1980, San Siro ospita il mitico concerto di Bob Marley ed è proprio il blues di Daniele ad aprire quel concerto.

Negli anni un susseguirsi di album, di grandi collaborazioni di livello internazionale e di evoluzioni: “Bella ‘mbriana” del ’82 e “Musicante” del ’84 offrono suoni disparati, che vanno dalle melodie europee a quelle brasiliane e africane. Pino Daniele porta nelle sue canzoni i suoni del mondo.

Impossibile non ricordare la grande amicizia che lo legava al celebre artista partenopeo Massimo Troisi, per il quale Daniele scrisse le colonne sonore di alcuni dei suoi film più celebri quali “Ricomincio da tre”, “Le vie del signore sono finite” e “Pensavo fosse amore e invece era un calesse”.

Negli anni ’90 stupisce con l’ennesimo cambio di stile, dato dall’incontro con il jazzista americano Mick Goodrick, che si esprime al meglio ne “’O scarrafone”, celebre brano di denuncia sociale e politica. Nel 2004 è la volta di “Passi d’autore”, album dedicato a Che Guevara, Reinhardt e Maradona. Dunque un artista dinamico, che si riscopre e continua a farsi scoprire: è il 2009 quando grazie alla collaborazione con J-Ax con il brano “Il sole dentro me” arriva anche ai giovanissimi.

Cantautore, compositore e simbolo a livello internazionale del panorama musicale italiano, a cinque anni dalla scomparsa, con la sua grande eredità, vive ancora: vive nelle sue musiche, nei suoi testi, vive nei ricordi dei suoi fan. Oggi vogliamo ricordarlo, mossi da un forte sentimento di nostalgia per quello che è stato e da un altrettanto forte sentimento di rimpianto per ciò che poteva ancora essere.


di Roberta Restivo

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Roberta Restivo

Roberta Restivo

Amante del cinema e dell'arte, seguo con particolare attenzione i mutamenti culturali del mio territorio. I miei più grandi interessi sono i diritti umani e la geopolitica.

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