Il giorno in cui fu vietata la tratta degli schiavi: lo Slave Trade Act del 1807

Il 25 marzo del 1807 il Parlamento del Regno Unito varò una legge che rese illegale la tratta degli schiavi nei territori dell’impero.


La storia della tratta atlantica degli schiavi africani, e della loro liberazione dopo secoli di sofferenze e un costo umano senza precedenti, è un lunghissimo e complicatissimo percorso di cui spesso dimentichiamo l’impatto che ancora ha nel mondo in cui viviamo. Quattro secoli che hanno plasmato la storia di interi continenti, impoveritisi o arricchitisi a seconda del ruolo che avevano in una tragedia umana il cui impatto iniziò a diminuire solamente dagli inizi del diciannovesimo secolo.

L’evento storico di cui parliamo oggi avviene proprio agli inizi dell’Ottocento, più precisamente nel 1807. Si tratta dello Slave Trade Act del 1807 (ufficialmente An Act Abolition of the Slave Trade Act), la legge dell’Impero Britannico che di fatto proibì il commercio di schiavi nei suoi territori.

Il contesto storico della tratta degli schiavi e la sua abolizione

La tratta transatlantica degli schiavi era essenzialmente una rotta triangolare dall’Europa all’Africa, alle Americhe e di nuovo all’Europa. Nelle rotte di andata, i mercanti importavano merci in Africa in cambio di schiavi africani, spezie, oro e avorio. 

Le navi viaggiavano poi attraverso l’Atlantico verso le colonie americane, negli attuali territori del Canada Occidentale (in minor parte), Stati Uniti e soprattutto nei Caraibi, America Centrale e Latina,  dove gli schiavi venivano venduti in cambio di zucchero, tabacco, cotone e altri prodotti, per lavorare nelle piantagioni e come domestici. Infine, le merci venivano poi trasportate in Europa.

Gran Bretagna e Portogallo rappresentavano i due Paesi che trasportavano circa il 70% di tutti gli schiavi verso le Americhe. La Gran Bretagna fu dominante tra il 1640 e il 1807, e si stima che trasportò 3,1 milioni di africani. Secondo il Trans-Atlantic Slave Trade Database, 12,5 milioni di africani furono spediti nel Nuovo Mondo tra il 1525 e il 1866 da tutti i Paesi coinvolti nella tratta. 10,7 milioni sopravvissero al temuto Passaggio di Mezzo, sbarcando in Nord America, Caraibi e Sud America.

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“Non sono forse un uomo o un fratello?”, logo creato durante la campagna anti schiavitù di Josiah Wedgwood, 1787

Attivisti e movimenti che si opposero alla schiavitù in Gran Bretagna

Intorno al 1770, quando il commercio di schiavi nei territori della Corona britannica raggiunse il suo apice, molti attivisti, politici e intellettuali iniziarono a esprimere preoccupazioni rispetto alle implicazioni morali di un sistema brutale e disumano. Londra fu il centro delle campagne per l’abolizione; già nel 1776, la Camera dei Comuni propose una mozione il cui contenuto osservava che “che la tratta degli schiavi è contraria alle leggi di Dio e ai diritti degli uomini”.

È utile riportare che Londra dominava il commercio britannico degli schiavi, e dai suoi porti partirono più di 3.350 navi dedicate alla tratta tra il 1699 e 1807. 

Il primo meeting del Comitato per l’abolizione del commercio degli schiavi si tenne il 22 maggio del 1787; i suoi membri si unirono per impegnarsi a sollevare la questione in parlamento, attraverso l’azione di parlamentari come William Wilberforce. Un altro importante abolizionista fu Thomas Clarkson, un instancabile attivista e lobbista. Fece uno studio approfondito degli orrori del “mestiere” e pubblicò le sue scoperte, diffondendo la parola abolizionista e ispirando l’azione per sostenere la fine della tratta.

Il dibattito fu animato da una parte da oppositori del commercio, ma anche da esponenti delle lobby delle Compagnia delle Indie reclutati per rispondere agli abolizionisti, o persone a capo di piantagioni nelle Americhe, come è possibile osservare in alcuni estratti da quotidiani o lettere

A influenzare l’attività degli abolizionisti furono anche ex-schiavi liberati, come Olaudah Equiano, che pubblicò la sua autobiografia – The Interesting Narrative and Other Writings – nel 1789. Ristampato molte volte, diventò una delle più potenti condanne del commercio e un pezzo enormemente importante della letteratura abolizionista.

Infine, un grande impatto lo ebbero eventi storici tra cui spicca su tutti la Rivoluzione a Saint-Domingue (odierna Haiti) – raccontata in questo articolo – e personaggi come Toussaint L’Ouverture. La rivoluzione haitiana, come divenne nota, fu l’unica ribellione di schiavi di successo nella storia del mondo. Divenne un apice della resistenza per gli schiavi africani nei Caraibi e nelle Americhe e fu un punto di svolta nella lotta per abolire la schiavitù transatlantica

Il contenuto dello Slave Trade Act del 1807

La legge dichiarò «che da e dopo il primo giorno di maggio Milleottocentosette, la tratta degli schiavi africani, e ogni sorta di commercio e commercio nell’acquisto, nella vendita, nel baratto o nel trasferimento di schiavi, o di persone destinate ad essere vendute, trasferite, usate o trattate come schiavi, praticate o portate avanti, in, a, da o verso qualsiasi Parte della Costa o dei Paesi dell’Africa, sarà, e lo stesso è completamente abolito, proibito e dichiarato illegale».

Le principali disposizioni della legge erano le seguenti: tutte le navi trovate coinvolte nella tratta degli schiavi potevano essere sequestrate e condannate; il padrone e il proprietario erano passibili di essere multati di 100 pound per schiavo e le navi e le merci confiscate alla Corona; taglie o denaro per la testa venivano pagati ai rapitori di navi illegali.

Schiavi “liberati”? 

Gli africani “liberati” dagli schiavisti illegali non erano nella pratica liberi di fare ciò che volevano. Gli uomini venivano arruolati nell’esercito, nella marina, per essere considerati e trattati a tutti gli effetti come se si fossero volontariamente arruolati. Le donne, i bambini e coloro che non erano adatti all'”arruolamento” erano invece impiegati come apprendisti per i proprietari terrieri, i militari e il governo locale, come operai e domestici. 

Gli africani liberati erano schiavi africani, americani e caraibici che furono trovati a bordo di navi illegali e liberati dai tribunali, e non furono rimandati nei loro paesi di origine in quanto si riteneva probabile che sarebbero stati ridotti nuovamente in schiavitù. 

Nonostante l’illegalità del commercio degli schiavi imposta dalla legge del 1807, molti hanno semplicemente eluso le sue restrizioni. Anche dopo che divenne impossibile per le navi degli schiavi essere completamente equipaggiate nei porti britannici, le navi continuarono ad adattarsi là fuori e caricare la loro attrezzatura appena fuori dalle acque britanniche.

Spesso la legge veniva elusa dalle navi britanniche che operavano sotto bandiera spagnola o portoghese, poiché nessuno dei due paesi aveva ancora bandito il commercio. Mentre la Gran Bretagna, e in seguito altre nazioni, sostennero uno squadrone anti-schiavi per catturare gli schiavisti al largo della costa dell’Africa occidentale, molte delle navi che confiscarono furono rivendute a schiavisti noti.


Davide Renda

Caporedattore, responsabile "Orizzonti". Appassionato di storia, studi post-coloniali e del socialismo umanista.