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Pepe Mujica: ottantacinque anni di lotte, ideali e sobrietà

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Lo scorso mercoledì 20 maggio ha compiuto 85 anni José Alberto Mujica Cordano, detto Pepe. Uno straordinario personaggio, del quale, qui in Europa, si è saputo ben poco fino alla sua elezione come Presidente della República Oriental del Uruguay.

Già dal 2005, il piccolo Uruguay aveva attirato le attenzioni di mezzo mondo. Quello che fino a pochi anni fa era salito alla ribalta internazionale più per le imprese sportive che per altro, da ormai 15 anni è considerato stabilmente un modello di democrazia progressista. Nel 2008, ad esempio, è stata istituita la sanità gratuita per tutti, alla quale si sono aggiunti, sotto il mandato di Mujica, altri eclatanti provvedimenti quali la liberalizzazione della marijuana (un caso unico in Sud America), la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, l’approvazione che concede alle donne il diritto ad abortire, e la riforma fiscale che ha equiparato tutti i lavoratori, dipendenti o indipendenti, sottoponendoli a tassazione dei redditi personali. Una vera e propria isola felice all’interno dell’oceano delle disuguaglianze sociali latinoamericane.

L’Uruguay, tra il 2003 ed il 2015, durante parte della presidenza Mujica, ha visto diminuire il proprio tasso di disoccupazione dal 16 al 6%. Il rilancio economico uruguayano ha portato inoltre più giustizia ed uguaglianza sociale per tutti, oltre ad un deciso innalzamento del benessere generale della popolazione.

A portare in alto il nome del Paese è stato, tra gli altri, senz’altro Pepe. Il presidente contadino, che guida un vecchio Maggiolino, che veste e parla come l’uomo qualunque, e non dall’alto della sua carica pubblica. Come Presidente, Pepe Mujica decise di ridursi lo stipendio a 1200 dollari mensili perché, come egli stesso ripete «la vita è breve, ci scappa dalle mani, e nessun bene materiale vale altrettanto». Per tutto il corso della sua presidenza Mujica ha continuato a vivere nella sua fattoria dove coltiva fiori, piuttosto che nel Palazzo Presidenziale di Montevideo.

I lunghi anni di carcere e isolamento hanno forgiato il suo animo e modellato la sua filosofia di vita: oggi ci invita a vivere con poco, sradicando quelli che sono i pilastri della società consumistica perché – come lo stesso Mujica ci insegna – quando compriamo qualcosa non la si compra con i soldi, ma con il tempo della vita che abbiamo passato a guadagnarli, e il tempo è prezioso!

Pepe nasce a Montevideo, capitale dell’Uruguay, nel barrio “Paso de la Arena”, da una famiglia di origine basca arrivata in terra sudamericana nel 1840. Fin da ragazzo si interessa alla politica. In particolare viene influenzato da suo zio materno, Ángel Cordano, sostenitore nazionalista.

È nel 1956 che Mujica inizia la sua prima esperienza di militanza politica. In quell’anno infatti conosce il deputato nazionalista Enrique Erro, e si iscrive al Partido Nacional uruguayano, nel quale arrivò ad essere secretario general de la joventud. Nel 1962 entrambi abbandonano il Partito Nazionale per fondare il partito di sinistra Unión Popular, insieme al Partito Socialista uruguayano. Alle successive elezioni politiche il neonato partito, che candidava alla presidenza della Repubblica Emilio Frugoni, non superò il 2,3 per cento delle preferenze.

Durante gli anni Sessanta inizia il suo periodo da guerrigliero. Nel 1964 si unisce al Movimiento de Liberación Nacional – Tupamaros; un movimento politico di sinistra radicale che tra la decade del 1960 e quella del 1970 si distinse per l’utilizzo di azioni di guerriglia. Mujica prese parte a numerose operazioni del movimento, rimanendo ferito svariate volte. Conobbe la detenzione politica quattro volte, in due delle quali riuscì a fuggire dal carcere di Montevideo. La sua ultima incarcerazione durò tredici anni, dal 1972 al 1985, anno in cui cessò di esistere la dittatura civico-militare impostasi con il golpe del 27 giugno 1973.

Esce di prigione grazie alla legge n°15.737 dell’otto marzo 1985, la quale decretò una amnistia per i delitti politici e militari commessi a partire dal 1° gennaio 1962. Con il ritorno alla democrazia, alcuni anni dopo la sua scarcerazione fonda il Movimiento de Participación Popular(MPP), un movimento politico di sinistra che confluirà nel più grande Frente Amplío, di stampo progressista ed antimperialista. Nel 1994 viene eletto come deputato per la città di Montevideo, ed alle successive elezioni del 1999 è eletto Senatore.

Nel 2009, dopo un periodo come Ministro dell’Agricoltura nella legislazione precedente, attraverso una votazione viene scelto come candidato unico alle successive elezioni presidenziali, dove arriva al ballottaggio contro Luís Alberto Lacalle del Partito Nazionale. Viene eletto come quarantesimo Presidente della Repubblica uruguayana con il 52 per cento delle preferenze.

Durante il suo mandato Pepe Mujica si è contraddistinto positivamente non solo come presidente e come politico, ma anche come personaggio eclettico e romantico; quasi come se fosse un protagonista partorito dalla penna di uno scrittore di romanzi. Colui che fino ad allora era praticamente sconosciuto ai più, diventa di colpo una personalità che riuscirà a fare breccia nei cuori e nelle menti anche dei più giovani, non solo in Uruguay ed in Sud America, bensì in tutto il mondo; attraverso i grandi insegnamenti che quest’uomo ha saputo impartire tramite una dialettica che ha rotto i “quadrati” schemi del linguaggio politichese.

Questo è Pepe Mujica: un uomo che ha conosciuto la sofferenza, il carcere, la dittatura e la lotta politica; un individuo che ha introdotto milioni di persone all’apologia della sobrietà. «Non sono povero, sono sobrio, con un bagaglio leggero, vivendo con lo stretto necessario in modo che le cose non mi rubino la libertà».

«La mia idea di felicità è soprattutto anticonsumistica. Hanno voluto convincerci che le cose non durano e ci spingono a cambiare ogni cosa il prima possibile. Sembra che siamo nati solo per consumare e, se non possiamo più farlo, soffriamo la povertà. Ma nella vita è più importante il tempo che possiamo dedicare a ciò che ci piace, ai nostri affetti e alla nostra libertà. E non quello in cui siamo costretti a guadagnare sempre di più per consumare sempre di più. Non faccio nessuna apologia della povertà, ma soltanto della sobrietà».

L’ex presidente uruguayano di recente ha risposto a chi afferma che il coronavirus potrà fermare il capitalismo sfrenato e consumista. «Non sarà il virus a decretare la fine del capitalismo. Questo deve venire dalla volontà organizzata degli uomini, che sono stati quelli che lo hanno creato». Mujica ci parla di solidarietà, meno egoismo e più generosità; non riuscendo a capacitarsi del perché alcune persone siano così ossessionate dai soldi, a tal punto da definirle “malate” come dichiarato in una intervista a Repubblica del 6 novembre 2016: «Ho conosciuto dei multimilionari, anche molto anziani. E a molti ho chiesto per quale ragione continuassero a accumulare denaro se tanto poi alla fine avrebbero dovuto lasciarlo qua. La risposta è sempre stata che non potevano farne a meno, come una malattia».

Il 13 maggio scorso è arrivata la notizia che Pepe Mujica, dato il grave periodo di crisi che l’Uruguay ed il mondo intero stanno attraversando a causa del coronavirus, ha deciso di rinunciare al proprio stipendio di senatore. La decisione è stata motivata dallo stesso ex presidente della Repubblica perché «considerando le assenze che sarò costretto a fare per via della mia età e la minaccia del virus, accettarlo sarebbe come rubare i soldi allo Stato, al mio paese». Questa scelta da parte di Pepe Mujica è solo l’ultima in ordine di tempo tra le tante che hanno contraddistinto il politico, il combattente, ma soprattutto l’uomo. ¡Felíz cumpleaños Pepe!

Foto in copertina ProtoplasmaKid


 
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Mattia Marino

Mattia Marino

Da sempre dalla parte dei più deboli, in difesa dei diritti umani, parte fondamentale ed integrante dei miei studi. Amo lo sport, il cinema indipendente e la musica.

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