Aborto: la situazione nel mondo oltre il referendum irlandese

Di Simonetta Viola – L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è stata da sempre non solo una questione di carattere sanitario ma anche e soprattutto etica e morale. Sono scesi in campo molteplici fattori nel corso degli anni che hanno fatto sì che le leggi sull’aborto fossero molto discusse ma soprattutto avessero diversi tipi di applicazione di paese in paese.

Gli Stati definiti cattolici sono quelli che hanno impiegato maggior tempo nell’applicazione della legge ma ancor prima nell’attuazione della stessa. L’Irlanda, per l’appunto, da un mese ha legalizzato l’ivg entro la dodicesima settimana di gestazione ed in situazioni circostanziali ben definite: il 25 maggio scorso il 66% degli irlandesi ha votato sì. Roccaforte del rifiuto della legge sull’ivg in Europa rimane Malta, paese fortemente cattolico, che non prevede l’interruzione della gravidanza in nessun caso, neanche in condizioni di rischio di vita per la madre, in caso di stupro o di grave malformazione del feto. La donna che pratica l’ivg a Malta rischia dai 18 mesi ai 3 anni di carcere ed il medico che la assiste rischia la detenzione fino ad un massimo di 4 anni e l’interdizione dalla professione permanentemente. Segue a ruota l’isola di Cipro, la quale, tuttavia, prevede l’ivg in caso di stupro, pericolo di vita per la donna o rischio di gravi problemi fisici o psichici per quest’ultima. La Polonia è un altro stato di fede cattolica che prevede l’ivg solo in caso di stupro o incesto, pericolo di vita per la madre o in caso di gravissime malformazioni nel feto.

2320

I paesi cattolici europei non sono tuttavia le uniche roccaforti in materia di ivg. In molti paesi dell’Africa, del sud est asiatico, del sud America e del Medio Oriente l’ivg è considerato reato. Alcuni di questi sono: Angola, Egitto, Gabon, Guinea-Bissau, Madagascar, Senegal, Iraq, Laos, Isole Marshall, Filippine, Repubblica Dominicana, El Salvador, Haiti e Nicaragua. Qui l’interruzione di gravidanza non è contemplata neanche in caso di alto rischio di morte della gestante. Quest’ultima condizione, invece, autorizza l’ivg in paesi come Nigeria, Somalia, Libia, Sudan, Afghanistan, Bangladesh, Paraguay, Venezuela. Si aggiungono a questa condizione lo stupro e la grave malformazione del feto per i seguenti paesi:  l’Indonesia, il Messico, il Cile e Panama. Aggiungono l’incesto, invece, Nuova Zelanda, Algeria, Eritrea, Gambia, Namibia, Seychelles, Sierra Leone, Israele, Colombia e Giamaica.

È opportuno sottolineare, tuttavia, un concetto estremamente connesso all’ivg, ossia l’obiezione di coscienza. In Italia, con la famosissima legge 194, il medico può dichiararsi obiettore di coscienza e non autorizzare l’ivg ad una donna.

Nel Bel Paese una donna che decide di abortire deve necessariamente avere il supporto di un medico, in Gran Bretagna occorre il supporto di ben due medici. Tuttavia, le maggiori strutture a disposizione delle donne, la maggiore informazione sulle possibilità della gestante, la migliore organizzazione in tema dell’isola inglese rendono molto più fruibile l’ivg in Inghilterra piuttosto che nella nostra penisola.

Occorre puntualizzare come la Danimarca sia il paese più liberale in materia di aborto: qui la gestante può decidere di praticare l’ivg per stupro, incesto, alto rischio di vita della stessa, grave malformazione del feto o per motivi socioeconomici (previo rilascio di un’autorizzazione). Tutto ciò può avvenire fino al secondo trimestre di gravidanza.

Di fede differente gli Stati Uniti nell’ultimo anno: in particolare, in Texas è stato riscontrato un alto tasso di difficoltà per le gestanti nel praticare l’ivg in quanto il personale medico atto a praticarla è particolarmente tutelato dalle leggi dello stato che prevedono la piena libertà di sottrarsi alla pratica e di presentare reclami nel caso in cui abbiano la percezione di essere discriminati. L’operato dell’ex presidente degli USA Barack Obama in materia sanitaria ha smosso significativamente le acque facendo infuriare le associazioni anti abortiste, gli enti pro vita e molti vescovi cattolici dello stato americano, ma non è bastato.

Oggi la percezione concreta a riguardo dell’ivg, in molti stati nel mondo, è che nonostante vi siano leggi a tutela della pratica abortista, sia alquanto difficile per la gestante trovare un ambiente oltre che un supporto medico adeguato al particolare momento vissuto. I limiti che hanno afflitto per anni la giurisdizione di molti paesi, affliggono adesso l’area sanitaria e sociale degli stessi. Ove vi è una legge che tutela la pratica abortista non vi è sempre un supporto sanitario adeguato alla pratica stessa.


 

Annunci

2 pensieri riguardo “Aborto: la situazione nel mondo oltre il referendum irlandese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...