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Villa Deliella, un vuoto lungo sessant’anni

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Di Daniele Monteleone – Sessant’anni dall’omicidio artistico che si è consumato nel centro di Palermo: era l’inizio del dicembre 1959 quando sparì – letteralmente – una villa in piazza Croci. In pochi giorni, in fretta e furia insomma, si completò il rapido smantellamento di villa Deliella, uno dei capolavori del primo Novecento ad opera di Ernesto Basile.

Una tavola del progetto originale di villa Deliella di Ernesto Basile

Gli operai chiamati a smantellare i solai del gioiello liberty iniziarono i lavori il 28 novembre del 1959, terminando di fatto nei primi giorni di dicembre; e via le mura, le maioliche, gli arredi pregiati Ducrot, il ferro battuto e le stupende vetrate, fino alla completa devastazione. Per un giochetto burocratico villa Deliella non rimase “protetta” dai vincoli dei Beni culturali della regione Sicilia poiché non erano passati i 50 anni che ne avrebbero determinato la tutela storico-architettonica, e non solo: venne velocemente approvata una variante al piano regolatore palermitano che trasformava via Libertà nel nuovo campo di “aggressione” per le speculazioni edilizie.  “Sacco di Palermo fu il nome dato al decennio che vide cancellati per sempre gioielli storici per far spazio a ignobili palazzoni. Sono due, fra gli altri attori criminali, i protagonisti di questa dolorosa pagina cittadina: Salvo Lima, allora sindaco di Palermo, e Vito Ciancimino, allora assessore ai Lavori Pubblici, autori di una delle gestioni amministrative più scandalose dell’intera storia repubblicana siciliana e italiana.

La vicenda dell’edificio nato fra il 1905 e il 1907 e, al momento della demolizione, di proprietà del barone Franco Lanza di Scalea , fa parte di quel capitolo – purtroppo ricco – di smantellamenti furibondi. Una pesantissima lapide, l’annientamento di villa Deliella, posata dal malaffare politico mafioso palermitano sulla memoria, l’arte e il passato. Anche se la Regione Sicilia aveva posto un “blocco” a tutti gli effetti sulla villa dal 1954, in quanto patrimonio d’importanza artistico-architettonica, il Comune di Palermo revocò questa tutela a favore di una frettolosa approvazione di demolizione con l’accordo del proprietario arrivata proprio il 28 novembre 1959 dall’assessorato ai Lavori Pubblici. Non si perse tempo a prendere a picconate la villa, non ci fu neanche il tempo di attivare denunce pubbliche e una mobilitazione utile a bloccare i lavori che la villa era già semidistrutta. In pochi giorni era sparito tutto e le ricchezze all’interno e le decorazioni della villa vennero scialacquate fra i mercati cittadini di antiquariato.

La successione documentata è agghiacciante: nel 1954  è messa nero su bianco la proposta della locale Soprintendenza ai Beni Culturali affinché villa Deliella venga vincolata, in quanto una delle opere superstiti dell’architetto Basile. Tre anni dopo il Consiglio di Stato revoca il vincolo per mancanza del requisito formale dei trascorsi 50 anni dalla costruzione. Si trattava di giorni affinché passassero i 50 anni in quel dicembre 1959. Il proprietario della villa e del piccone non persero tempo per la demolizione. Il piano regolatore del 1956 vincolava la villa ed il giardino per uso pubblico, ma la modifica del piano nel 1959 cambiava la destinazione di quel verde da “pubblico” a “privato”. In assenza di ostacoli inizia la mattanza, la quale si rivelerà non solo terribile ma anche infruttifera.

Ad oggi non si sa perché il proprietario di villa Deliella abbia deciso di permettere la demolizione dell’edificio. Che ci sia stato un cedimento alle offerte economiche sulla possibile speculazione a distruzione compiuta o – altrettanto probabile – minacce di chi poteva trarre profitto da quella speculazione, quel che è certo è la scomparsa in pochi giorni di un’opera di grandissimo valore e che, ovviamente, non riavremo più. I permessi per edificare non furono mai rilasciati e al posto della villa del Basile rimase e rimane un doloroso e silenzioso vuoto, divenuto dopo la demolizione una discarica, un autolavaggio, un parcheggio asfaltato gestito abusivamente e oggi definitivamente chiuso.

Quest’anno è stata inoltre oggetto di attenzione per una nuova fase di progettazione che valorizzi nuovamente l’area. Si parla di un “museo del liberty” da inaugurare proprio lì dove il liberty venne preso a picconate. È stato il workshop “Villa Deliella 1959-2019” a fine novembre– che ha coinvolto giovani laureati e professionisti architetti e ingegneri palermitani – a produrre una serie di proposte e progetti. Un modo senz’altro adeguato alla questione Deliella vista la consultazione delle maestranze “fresche” e delle idee palermitane. Risulta fondamentale, ancora di più in questo amaro anniversario «valorizzare sia quell’autentico tesoro che il liberty rappresenta per Palermo, sia la figura di Ernesto Basile» come dichiara Vincenzo Di Dio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia. Il Basile possiede lo stesso potenziale di identificazione «simile a quella realizzata da Barcellona con Gaudì o da Valencia con Calatrava». Un museo è un modo efficace per fare della vicenda di Villa Deliella un caso di memoria di vita vissuta, utile a grandi e piccoli, affinché errori come quelli compiuti nel sacco di Palermo non si ripetano.

La vicenda di villa Deliella colpisce ancora di più di tante altre ville liberty distrutte per la sua evoluzione e la sua rapidità. In poco tempo è sparito possibile spazio pubblico di rara bellezza per far spazio al nulla più assoluto, una morte ben visibile ancora oggi. Per questo motivo esemplifica bene il malaffare politico e mafioso palermitano, contraddistinto da una diffusa noncuranza dei beni culturali, da una profonda ignoranza e disprezzo per la bellezza e la storia. Tutti quei valori che una civiltà – degna di questa definizione – custodisce con cura e di cui fa tesoro, non speculazione e profitto indiscriminato.


Daniele Monteleone

Daniele Monteleone

Caporedattore. Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. E poi un amore smisurato per l'arte, tutta.

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