L’Esercito italiano rispolvera il mito degli Arditi

Di Francesco Polizzotto – «Dopo opportuna valutazione da parte mia e dello Stato maggiore, ho deciso di autorizzare il 9° Reggimento Col Moschin a dotarsi del basco grigioverde. Ho riscontrato questa forte volontà sia nell’Associazione, che da parte di tutto il Reparto, nel comandante attuale e nei predecessori». Così ha parlato il Generale Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore, durante il 40° anniversario della costituzione delle unità di intervento speciale del 9° Reggimento d’assalto Col Moschin.

Col_Moschin_members_in_Republic_Day_parade«La storia del vostro reparto è chiaramente connessa alle gesta eroiche compiute dagli Arditi durante il primo e il secondo conflitto mondiale» – ha continuato Farina – «ma il 9° Reggimento, oltre a essere legato alle radici storiche degli Arditi, è legato alla Brigata Paracadutisti Folgore. E quindi, autorizzando l’uso del basco grigioverde, desidero che non venga disatteso o tagliato il legame fondamentale con la Folgore. Mi auguro altresì che nella prossima parata del 2 giugno si potrà gridare assieme e con orgoglio “Arditi!” e “Folgore!”; nessuno potrà farlo a parte voi e questo sarà un ulteriore modo per distinguervi dagli altri reparti».

Il 9° Reggimento d’assalto incursori paracadutisti Col Moschin è un reparto inquadrato nel Comando delle forze speciali dell’Esercito italiano. La base del Reggimento ha sede a Livorno, presso la caserma Vannucci e il centro di addestramento, denominato Base di addestramento incursori (BAI), si trova a Pisa, nel parco regionale di San Rossore. Il 9° Col Moschin tiene in custodia la bandiera del IX Reparto d’Assalto degli Arditi, di cui ha ereditato l’anno di costituzione (1918) e le mostrine (fiamme nere), adottate nuovamente nel 2006. Ecco spiegato il legame storico indissolubile tra i gloriosi Arditi e gli odierni paracadutisti Col Moschin. 

ArditiSpecialità dell’arma di fanteria del Regio Esercito italiano durante la prima guerra mondiale, gli Arditi si imposero sulla scena militare, guadagnandosi una fama impressionante grazie ai loro atti di eroismo e per la violenza delle loro azioni. Veri e propri specialisti degli assalti con lancio di bombe a mano e con combattimenti all’arma bianca nelle trincee nemiche, i soldati degli Arditi erano estremamente preparati dal punto di vista fisico. Dopo un accertamento dell’idoneità militare come Arditi mediante prove di forza, destrezza e sangue freddo, venivano addestrati all’uso delle armi in dotazione, alle tattiche innovative di assalto, alla lotta corpo a corpo con o senza armi; il tutto supportato da una continua e intensa preparazione atletica.

Durante i periodi di addestramento venivano impartite lezioni per il lancio delle bombe a mano, per il tiro col fucile, per l’utilizzo di lanciafiamme e della mitragliatrice, oltre alla scherma col pugnale. L’elevato addestramento, lo spirito di corpo e lo sprezzo del pericolo, fecero degli Arditi il corpo più temuto dagli eserciti avversari. Dal punto di vista strettamente operativo, gli Arditi agivano in piccole unità d’assalto, composte da soldati temerari dotati di granate, pugnali e petardi “Thévenot”. Questo tipo di bomba a mano, di produzione francese, era particolarmente adatto all’assalto in quanto dotato di una potenza non eccessiva. Poteva, infatti, essere tirato in movimento appena davanti all’ondata d’assalto senza ferire l’assaltatore, col vantaggio di essere molto rumoroso, incutendo timore negli avversari, che lo confondevano con la normale granata.

«Mamma non piangere, se c’è l’avanzata. Tuo figlio è forte, paura non ha. Asciuga il pianto della fidanzata, che nell’assalto si vince o si muor! Avanti Ardito, le fiamme nere, son come il simbolo delle tue schiere, scavalca i monti, divora il piano, pugnal tra i denti e bombe a mano!»

Il_Tenente_ITALO_BALBO,_Comandante_del_Reparto_Arditi_del_Battaglione_Pieve_di_Cadore,_7°_Reggimento_Alpini,_ritratto_a_Dosso_Casina,_di_ritorno_da_una_pattuglia_(alla_sua_destra_PietroGli Arditi furono tra gli artefici dello sfondamento della linea del Piave, che permise nel novembre del 1918 la vittoria finale sugli eserciti austro-ungarici. Con la fine della Grande guerra e la smobilitazione dell’esercito si decise lo scioglimento dei reparti d’assalto. Fra le due guerre gli Arditi si riunirono nell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia (ANAI) e la maggioranza di essi aderì al movimento fascista. Nel 1920 l’esercito italiano abolì il corpo e tale abolizione venne confermata successivamente dal regime fascista, prodigo di onori e riconoscimenti al mito degli Arditi, ma poco propenso a reinserire nei ranghi un corpo scelto così costoso e irrequieto.

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il 20 luglio 1942, venne costituito a Santa Severa un Reggimento, denominato 10° Reggimento Arditi, che cesserà di esistere con l’armistizio di Cassibile l’8 settembre 1943. Durante la guerra di Liberazione, il IX reparto d’assalto venne assegnato alla Brigata del C.I.L., per poi essere inquadrato nel 68° Reggimento fanteria del Gruppo di Combattimento Legnano, con la denominazione di III Battaglione Col Moschin.

Smobilitato nel 1946, ha finito per seguire le sorti della rinata Brigata paracadutisti Folgore e dal 1975 ha quindi assunto la denominazione di 9° Battaglione (Reggimento dal 1995) d’assalto paracadutisti Col Moschin. Ereditando le tradizioni del IX Reparto d’Assalto, il 9° Col Moschin è il reparto dell’esercito italiano custode del mito degli Arditi, assieme  all’associazione combattentistica di reduci denominata Arditi d’Italia.


 

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