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Minoranze nelle minoranze. Cosa significa «intersezionalità»?

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Cosa significa intersezionalità? Il termine, proposto per la prima volta nel 1989 dall’attivista e giurista statunitense Kimberlé Crenshaw, indica un approccio che guarda all’individuo nel suo intreccio – o meglio dire nella sua intersezione – di identità sociali. E con le identità, le discriminazioni e oppressioni che le seguono. Etnia, classe, genere: questi i primi elementi presi in considerazione dall’approccio intersezionale, a cui si aggiungono di seguito tutti gli altri, a partire dall’orientamento sessuale fino alla disabilità.

Per Rachael Moore, originaria di Liverpool e coordinatrice della Rainbow House Brussels, l’«intersezionalità è uno strumento, un modo, un approccio e anche un movimento politico che si assicura che le minoranze nelle minoranze siano prese in considerazione». In fondo, prendersi cura delle minoranze significa prendersi cura della società intera. Ma quando si parla di intersezionalità bisogna tenere a mente un pericolo: che diventi un altro termine vuoto, “una casella da spuntare”, proprio come è accaduto con “diversità e inclusione”.


Crediti per materiale video e fotografico presenti nell’intervista: Audre Lorde Pexels, Videvo, Videezy, Lifeofvids, Angela Davis’ Facebook Page, Bell Hooks Institute, K. Kendall .

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Maddalena Tomassini

Nerd della comunicazione da sempre, scrivo come giornalista da tre anni. Attenta alle tematiche sociali e dei diritti umani, spendo in penne più di quanto dovrei.

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