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Muore Ulay, performer e storico compagno di Marina Abramovic

Marina Abramovic scrive: «è con grande tristezza che ho saputo oggi della morte del mio amico ed ex partner Ulay. Era un artista e un essere umano eccezionale, e ci mancherà profondamente. In questo giorno è confortante sapere che la sua arte e la sua eredità continueranno a vivere per sempre».

La notizia della morte di Ulay arriva dai giornali di Lubiana, città dove era residente da oltre dieci anni. Ulay (Frank Uwe Laysiepen) nasce il 30 novembre – stesso giorno di Marina Abramovic – 1943 a Solingen. Suo padre era un gerarca nazista; per questo Ulay decide di andare via dalla Germania, rinnegando la sua cittadinanza e trasferendosi ad Amsterdam dove si avvicina alla fotografia.

È proprio lì che conosce Marina. Passano i primi cinque anni insieme on the road su una vecchia vettura della polizia francese, vivendo di niente, solo di performance, lavandosi nelle stazioni di servizio.

La carriera di Ulay è strettamente legata al lavoro di Marina Abramovic. Sicuramente è sempre stato conosciuto come il compagno di lei, dopo la loro separazione. La loro storia fatta di amore e arte ha portato avanti tantissimi progetti interessanti che oltre a mandare messaggi politici e sociali parlavano anche delle più basilari problematiche che si hanno nelle relazioni di coppia.

Come Rest Energy del 1980 dove Marina sta appesa ad un arco di cui Ulay tende la freccia. L’opera parla dell’equilibrio che serve per mantenere in vita una relazione, del bilanciamento dei ruoli al suo interno. Una sola esitazione da ambo i lati e la freccia avrebbe segnato la fine.

O anche Death Itself, dove i due amanti e compagni si univano in un bacio da dove traevano l’aria espulsa dall’altro, fino a terminare l’ossigeno a loro disposizione. Dopo diciassette minuti caddero svenuti. Il senso della performance era quello di esplorare la capacità dell’individuo di assorbire l’energia di qualcun’altro fino a distruggerlo.

E ancora Aaa aaa del 1978 dove i due guardandosi in faccia producono una serie di suoni fatti da vocali, quasi un gioco da bambini, nel quale i due con il progressivo avvicinamento dei volti aumentano anche l’intensità dei suoni fino a ritrovarsi ad urlarsi contro. Qui il tema dell’incomunicabilità è palpabile.

Ma forse la performance più importante e significativa della coppia è quella del 1988, The Lovers, dove i due amanti, ormai giunti alla fine del loro amore, partendo dai due lati opposti della Muraglia Cinese, si incontrano a metà per lasciarsi con un ultimo triste e breve sguardo. Da quel momento la coppia ha seguito carriere separate: Ulay si è dedicato totalmente alla fotografia, analizzando il ruolo dell’individuo emarginato dalla società  contemporanea, parlando di nazionalismo, razzismo e disuguaglianza.

I due si sono rincontrano nel 2010 al MoMA in occasione della performance di Marina Abramovic, The Artist Is Present. Ulay è arrivato all’improvviso sedendosi di fronte a lei che, una volta aperti gli occhi, si è lasciata andare ad una forte commozione. L’azione, organizzata o meno, ricorda molto una loro performance precedente, Nightsea Crossing, dove i due stanno seduti immobili uno di fronte all’altra. Nel 2013 Ulay aveva dato vita a “Project cancer”, un documentario che affrontava la malattia: la sua.

Sicuramente ci troviamo davanti a un evento inevitabile, quello della morte, che va vissuto con rassegnazione e naturale dispiacere. Ulay pare non aver lasciato disposizioni particolari, al contrario della sua storica compagna, la quale ha effettivamente programmato una vera e propria performance per il giorno in cui morirà.  Il testamento di Marina dice testualmente: «In caso di mia morte, desidero che si svolga la seguente cerimonia commemorativa: tre bare, la prima con il mio corpo, la seconda con un’imitazione del mio corpo, la terza con un’imitazione del mio corpo». Le tre bare saranno trasportate da tre persone diverse in diverse parti del mondo (America, Europa e Asia). La cerimonia, già “programmata” a New York, non vedrà nessuno vestito di nero ma chiamerà tutti a cibarsi di una grande torta di marzapane con le sue sembianze.

Ulay non ha organizzato nulla di tutto questo, si è spento all’età di 76 anni dopo una lunga e intensa vita che vogliamo ricordare. Buon viaggio Ulay.


Copertina Dennis Yang, “Imponderablia”, by Marina Abramovic/Ulay

Virginia Monteleone

Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in varie modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.

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