Il Servizio Civile Universale, un’occasione per i giovani durante la pandemia

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La pandemia può essere un’occasione per riorganizzare il Servizio Civile Universale al fine di formare giovani competenti per le nuove sfide del futuro.


È stato prezioso il lavoro dei volontari e della protezione civile in quest’anno di pandemia, tanto che ci si è chiesti se non sia il momento per ripensare il Servizio Civile Universale, affidando ad una forza nazionale giovanile opportunamente formata la missione di aiutare le fasce più deboli e in difficoltà della cittadinanza. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato da eminenti professori, accademici, intellettuali di diverso orientamento (da Luigino Bruni e Luca Ricolfi a Bianca Beccalli e Stefano Zamagni), in una lettera al quotidiano Avvenire uscita il 7 aprile 2020, seguita da un servizio al programma Otto e mezzo su La7, lo scorso 9 aprile

Questi personaggi di spicco hanno sottolineato l’importanza che può ricoprire il Servizio Civile Universale (SCU), poiché con la pandemia si è venuta a creare l’esigenza di (mettere) competenze al servizio del bene pubblico. In questa lettera si è sostenuta l’idea per cui i giovani  motivati da un forte senso civico possono costituire oggi la nostra risorsa più preziosa. Con un adeguato sostegno economico, infatti, il rilancio del Servizio Civile Universale potrebbe rappresentare una preziosa opportunità formativa che, attraverso un tempo ragionevole, permetterebbe ai giovani di acquisire competenze e professionalità specifiche che possono essere impiegate in futuro. 

Questo periodo di lavoro e formazione, dovrebbe riguardare sia il settore pubblico, sia quello privato ma anche il Terzo settore, in un’ottica generale, su tutto il territorio nazionale. Il motivo di questa esigenza è semplice: la possibilità che in futuro vi siano altre emergenze – ambientali, sanitarie, economiche, sociali – che, per via della loro imprevedibilità, richiedano la predisposizione di interventi preventivi e strumenti organizzativi duttili, volti a far fronte a esigenze diverse a seconda delle circostanze.

I giovani già addestrati potranno essere, infatti, richiamati in caso di necessità. Inoltre, dal momento che (come anche l’emergenza della pandemia sta dimostrando) sarà sempre più richiesto l’impiego di tecnologie avanzate, le generazioni più giovani, che sono sicuramente facilitate ad apprendere l’utilizzo degli strumenti tecnologici, potranno assistere quelle più mature che ne hanno minor dimestichezza.

Ancora una volta si ripresenta la discussione su come i giovani, in Italia, possano e debbano essere inseriti nel mondo del lavoro attraverso lo sviluppo di competenze per far fronte alle esigenze del mercato. Già in diversi altri articoli di questa testata sono stati affrontati i temi del Divario Generazionale e dei Neet che, oltre ad un problema sociale evidente, rappresentano anche risorse che vengono meno al mercato del lavoro pesando non poco sulla produttività e capacità economica del nostro paese. Oggi, quindi, si presenta un’ulteriore opportunità per valorizzare le nostre forze più giovani.

Lo stesso Luigi Bobba, già presidente delle Acli, parlamentare ed ex sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, sostiene da tempo l’idea che il SCU possa e debba essere potenziato e reso non solo universale ma obbligatorio al fine di instillare nei giovani cittadini la consapevolezza che nella condizione stessa della cittadinanza si sommano diritti e doveri. 

Bobba parte dall’esempio della “flotta delle zanzare” che durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1943, si è mobilitata, dopo un appello di Churchill, per salvare dalle spiagge di Dunkerque (in Francia) i soldati britannici ormai accerchiati dalle truppe tedesche e senza via di scampo se non il mare. Così, centinaia di civili britannici salparono con i loro mercantili per salvare migliaia di soldati inglesi. Partendo da questo, Bobba ha sottolineato come siano indispensabili le “imbarcazioni possenti dello Stato” – ingenti risorse finanziarie, protezione civile, sistema sanitario, scienziati, esercito – ma anche come tutte queste risorse a volte non bastino. 

Per sconfiggere, in questa “strana guerra”, il virus (che nell’esempio possiamo considerare il grande esercito tedesco), servono anche le migliaia di “piccole imbarcazioni” del Terzo settore. Servono la responsabilità civica, la disponibilità all’impegno volontario, le competenze professionali e relazionali di centinaia di migliaia di volontari singoli e associati presenti nelle nostre comunità. Servono oggi e saranno ancora più preziosi nel tempo, dopo che, sperabilmente, la crisi sanitaria sarà superata. 

servizio civile universale

Entrando però nel dettaglio e ritornando al presente, effettivamente il servizio universale civile che tipo d’impatto ha avuto durante questo anno di pandemia? Durante l’emergenza, l’80% dei volontari in SCU ha riattivato o rimodulato il proprio servizio, dimostrando disponibilità e voglia di dare il proprio contributo: si parla di più di 23.000 giovani. Molti di loro, circa 9000, hanno svolto attività da remoto e ben 14.000 direttamente sul campo, impegnati a sostenere protezione civile e croce rossa, anziani soli, malati di Covid-19, famiglie impossibilitate a uscire, in difficoltà economica e/o sociale. 

Purtroppo, però, la battaglia per aumentare le risorse destinate al Servizio Civile è stata non semplice. Partendo dall’inizio, nel 2019 la programmazione finanziaria del SCU era stata elaborata con una base prevista dalla legge di bilancio 2018 di 188 milioni di euro circa, a cui sono state aggiunte le economie accertate provenienti dai precedenti esercizi finanziari che hanno portato ad una somma complessiva di circa 231 milioni di euro. Ciò ha consentito di emanare, nel settembre del 2019, un bando di selezione di operatori volontari per 39.646 posti: le domande ricevute dal Dipartimento per le Politiche Giovanili ed il Servizio Civili Universale sono state 85.552, più del doppio dei posti disponibili. 

Nel testo del Piano Triennale 2020-2022 del Dipartimento per le Politiche giovanili e per il Servizio Civile Universale si legge: «Se fosse confermata la previsione di trasferimento di ulteriori 70 milioni di euro al Fondo nazionale del servizio civile contenuta nel disegno di legge Atto Camera n. 2090, recante “Disposizioni per garantire sostegno al servizio civile universale”, approvato dal Consiglio dei ministri in data 31 luglio 2019, sarebbe possibile pubblicare un bando aggiuntivo per ulteriori 13.000 posti circa a valere sulle risorse del 2019». Nonostante la pressione degli Enti e dei giovani, lo scorso marzo 2020 i 70 milioni di euro, però, non erano più disponibili.

Nello stesso Piano Triennale, inoltre, veniva riportato lo stanziamento del Fondo Nazionale per il Servizio Civile anche per gli anni 2020, 2021 e 2022, rispettivamente di 142 milioni, 102 milioni e 110 milioni di euro. A questi erano stati aggiunti circa 52 milioni di euro provenienti dai Piani di Attuazione Regionali (PAR) del programma europeo “Garanzia Giovani”. Anche con questa aggiunta, però, i fondi disponibili per il Servizio Civile Universale permettevano a meno della metà dei giovani interessati di poter dare il loro contributo.

Con il decreto legge “Rilancio”, (19 maggio 2020, n. 34, recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”), si prevedevano circa 20 milioni in più per il fondo del Servizio Civile Universale proprio in virtù dell’emergenza sanitaria. La Rappresentanza Nazionale dei Volontari in Servizio aveva lanciato anche una proposta concreta, promossa attraverso l’appello #CentoXCentoServizioCivile, che ha visto tra i primi firmatari, il presidente della Cnesc Licio Palazzini, il presidente del Forum nazionale Servizio civile Enrico Maria Borrelli, il direttore della Caritas Italiana Francesco Soddu e lo stesso Luigi Bobba. 

L’idea era quella di approvare subito tutti i progetti che gli enti accreditati avrebbero presentato entro il 29 maggio, in modo da avviare nella seconda metà del 2020 più di 50 mila volontari in servizio, raddoppiando di fatto i posti oggi disponibili con le risorse attribuite al Fondo nazionale per il servizio civile nel 2020.

Purtroppo, la realtà è risultata ben diversa. A luglio 2020, infatti, a causa del ritiro in Commissione Bilancio dell’ultimo dei 7 emendamenti presentati nelle precedenti settimane da parlamentari sia della maggioranza che dell’opposizione nell’ambito del Decreto Rilancio, lo stanziamento sarebbe stato di soli 20 milioni di euro, diventati 21 in seguito all’approvazione di un sub emendamento riformulato. Questo ha portato ad un aumento della protesta facendo passare a 116 le firme di eminenti accademici che, insieme al direttore di Avvenire, Marco Tarquinio (sin dalla prima lettera moderatore di questo dibattito), richiedevano esiti tangibili e concreti a partire dalla prossima finanziaria. 

Così, arriviamo ai tempi più recenti che hanno visto la conquista di 400 milioni di euro stanziati, di cui 300 milioni per il 2021 destinati ai progetti attraverso cui sarà possibile far accedere al programma circa 50mila volontari ogni anno. Immediata la risposta del Presidente del Forum nazionale servizio Civile, Enrico Maria Borrelli, che lega questa decisione anche alla crisi sanitaria: «Non possiamo che plaudire a questa notizia», ha detto soddisfatto, concludendo che «è stata proprio l’emergenza Covid a mettere in luce quanto il servizio civile potesse essere strumento al servizio dei bisogni delle persone e delle comunità, dimostrando la capacità di intervento dei suoi enti e una straordinaria resilienza dei suoi giovani volontari». 

Bisogna precisare, però, che i 400 milioni inseriti in manovra non basteranno comunque a coprire il fabbisogno del sistema. Infatti, per il 2021 gli enti hanno presentato progetti che richiedono 67 mila volontari. Questa legge di bilancio rappresenta in ogni caso uno snodo cruciale per il futuro del servizio civile perché, se nel 2019 erano stati stanziati appena 139 milioni, oggi le risorse sono arrivate a 224 milioni tra avanzi di gestione, fondi di diversi ministeri e fondi europei, consentendo a 45 mila giovani di prendere parte al programma nel 2021. 

Nonostante ciò, si deve considerare che, esaurito il tesoretto, per gli anni successivi le risorse rimanenti sono sufficienti appena per 18mila posti. Resta evidente come ci sia ancora molto da fare ma sicuramente il servizio Civile rappresenta una risorsa da sfruttare in questo periodo di crisi, anche perché potrà favorire ai giovani l’inserimento lavorativo e professionale “in tempi normali”. A sostenerlo è il risultato di uno studio condotto sulla popolazione dei giovani toscani dal quale è nato il libro “Sviluppare valore nell’esperienza sul campo. Gli effetti del Servizio Civile in Toscana” di Valerio Martinelli e Alessandro Zuti, edito da Franco Angeli e presentato ad inizio 2020. 

Nello specifico, lo studio ha preso in esame i ragazzi (con un’età media di 24 anni) che hanno svolto il servizio civile in toscana dal 2011 al 2018 e ha poi misurato quanti hanno trovato lavoro con un contratto da dipendente nei 18 mesi successivi alla conclusione dell’esperienza. Dallo studio è emerso che chi ha fatto il servizio civile ha avuto più possibilità e l’intensità è variata in relazione al genere.

In particolare, le giovani donne che hanno svolto il Servizio Civile, a distanza di 18 mesi dalla conclusione dell’esperienza, hanno avuto una probabilità di essere occupate con contratto di lavoro subordinato maggiore del 18,7% rispetto alle loro competitors che invece non hanno avuto modo di partecipare al servizio. 

In conclusione, come testimonia anche la Giornata Nazionale del Servizio Civile Universale istituita e celebrata lo scorso 15 Dicembre, l’importanza del Servizio Civile è evidente perché, oltre che in periodi di crisi, potrebbe costituire una straordinaria occasione di accrescimento del senso civico, della responsabilità sociale, della cittadinanza attiva e del miglioramento della condizione economica e sociale dei giovani, ancora troppo ai margini degli investimenti che li avrebbero dovuti tenere in considerazione.


Ugo Lombardo

Responsabile di "Economia e Diritto". Mi interesso di divario generazionale, sociologia economica e turismo culturale. L’umiltà, l’impegno, la pazienza e la forte determinazione sono alla base della riuscita di ogni progetto.

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