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Carlotta Orlando, la cosmopolita fondatrice dell’A.N.D.E.

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Carlotta Romana Orlando, figlia di Vittorio Emanuele Orlando, Presidente del Consiglio dal 1917 al 1919, e di Ida Castellano, nacque a Roma nel 1902. Le origini della famiglia Orlando erano, però, siciliane, tanto che Carlotta ebbe modo in seguito di annotare: «Sono romana per errore, per incidente dovuto alla svolta che la politica ha dato alla nostra famiglia […] sono siciliana nel sangue e nel temperamento. Ho sempre considerato Palermo la mia pista di lancio nella vita».

Giovanissima, si trovò a vivere da vicino la vita politica nazionale, prima, durante e dopo il fascismo. A nove anni si trovava a Madrid insieme al padre, in una missione diplomatica di ringraziamento ai soccorsi del governo spagnolo per i terremotati di Messina.

In quel periodo Carlotta trascorreva le sue vacanze estive a Vallombrosa, dove villeggiavano anche i Florio e i Trabia, due delle più importanti famiglie siciliane dell’epoca. Quindi a Campiglioni, la magnifica tenuta dove gli Orlando in seguito si stabilirono – acquistandola dallo scultore americano Story – che sarà sempre per loro qualcosa di più che una casa. Con Igea Florio, che andò sposa ad Averardo Salviati, Carlotta mantenne per tutta la vita una salda amicizia, così come con Rosalia Parisi, siciliana di madre polacca, moglie di Saverio Parisi, banchiere e imprenditore, che la introdusse nel suo salotto in cui si ritrovavano scrittori, pittori, musicisti e poeti, politici e intellettuali. Qui si discuteva di irridentismo, di futurismo, di ideali liberali. C’erano tra gli altri Matilde Serao, Pirandello, D’Annunzio e la Duse, e Giuseppe Pitrè.

Terminati gli studi, Carlotta si iscrisse ai corsi di puericultura di San Gregorio al Celio. Furono i tempi della guerra e delle angosciose giornate di Caporetto, quando Vittorio Orlando, allora Ministro dell’Interno, dovette formare il nuovo governo.

Nel giugno 1919 il Governo cadde e ad Orlando e Sonnino subentrarono Nitti e Tittoni. Orlando riprese la professione di avvocato e Carlotta dopo una pausa a Palermo dalla nonna Castellano, tornò a Roma. Quindi negli anni Venti riprese i viaggi: prima a Parigi, a Londra, poi in Brasile.

Nel 1921, un anno prima della marcia su Roma, fece ritorno in Italia. Poi, nel periodo tra le due guerre mondiali, cominciò a vivere a cavallo tra due continenti. Nel 1924, infatti, sposò Franco Bruno – un brillante studioso seppur di precarie condizioni mentali – e i coniugi si stabilirono negli USA, dapprima a Boston e poi in California. Quando, però, la malattia del marito si aggravò rientrarono a New York, dove la giovane Orlando entrò nella redazione di House and Garden della Condé Nast. Attraverso questa rivista Carlotta prese contatto con i Garden Club of America e iniziò a tenere un ciclo di conferenze sui giardini italiani che la resero popolarissima. Un successo che si aggiunse alla nuova attività di architetta di giardini. In seguito Lauro de Bosis le affidò la direzione dell’Italy-America Society di cui si occupò per sette anni, decuplicando i soci da 800 a 8000.

Dopo la morte del marito, a trent’anni e con alle spalle dieci anni di esperienza americana, Carlotta conobbe il secondo marito, Alberto Garabelli, di una famiglia patrizia bolognese. Lo sposò a Roma nel 1933 e con lui, nel 1938, ebbe la figlia Maria Teresa.

La famiglia continuò a vivere a New York conducendo una spensierata esistenza nel cottage di Long Island, che divenne rifugio di molti italiani in fuga, come G. A. Borgese con la figlia Nanni.

Proprio qui in America, in questi anni, si formò in nuce la prima idea dell’Associazione Nazionale Donne Elettrici.

In Italia intanto la situazione politica peggiorava e Carlotta decise, del tutto controcorrente, di rientrare in patria per raggiungere il padre, ormai vedovo. Era il 19 maggio del 1940. Un gesto coraggioso incontro alla guerra che le fece scrivere: «Quello che dovevo affrontare avrebbe fatto di me una persona diversa e diversamente contestataria e ribelle».

Durante il tempo di guerra, Campiglioni divenne la residenza ufficiale degli Orlando. Lì Carlotta aiutò molti rifugiati ebrei (tra i quali anche a Berenson) a mettersi in salvo, e lo stesso fece per partigiani e fascisti senza distinzioni, comprendendo appieno il dramma di una guerra civile e di un’Italia dilaniata. «Il concetto di resistenza era diventato un fatto mio personale e non c’era nulla di incoerente perché non mi interessava combattere o mutare uomini, quanto metodi e idee. Attorno a noi si compivano da una parte e dall’altra atrocità». E una tra le peggiori, la bomba di via Rasella a Roma, fu vissuta da Carlotta in prima persona.

Liberata Roma, Carlotta ritornò in via Cesalpino e, non trovando nessuna collocazione politica, «perché mi sentivo estranea a tutte le correnti che si andavano formando», fondò l’Aiuto Cristiano per dare assistenza e conforto ai profughi. Un’esperienza dura sul piano fisico (Carlotta si prese la scabbia) e umano.

Fu questo il momento in cui quel sentimento apartitico che ispira l’A.N.D.E. si fece strada in lei con chiarezza: «nauseata non mi sentii più di stare da una parte o dall’altra, non ero soltanto assetata di libertà ma specialmente di giustizia e di amore, senza i quali la libertà è illusione. Mi allontanai da una politica che esigeva ritorsioni e vendette che non ero in animo di accettare […] molti hanno pensato, o per lo meno hanno detto, che assomigliavo a mio padre e che ero fatta per la vita politica. Niente di più sbagliato. Io sono nata liberale, di quel liberalismo che vuol dire libertà di spirito e di giudizio e che mal si addice alla disciplina di partito. Ed essere liberali supera di un livello l’essere solo democratici».

Tuttavia, si schierò con i monarchici e conosciuta Nennella Cutolo, nipote di Ruggero Bonghi, insieme a lei lavorò a fondare un’associazione per preparare le donne ad esercitare con coscienza il loro diritto al voto così come in America aveva visto operare la League of Women Voters, una delle principali associazioni dell’elettorato femminile. Formarsi un’opinione propria, libera da pregiudizi era del resto stato il fine di tutta la sua vita e divenne anche quello della neonata associazione, l’A.N.D.E., Associazione Nazionale Donne Elettrici. Si doveva «insegnare a rispettare il pensiero, il giudizio e le decisioni altrui e a saper discutere con mente chiara e disponibile. In breve quello che si chiedeva era “l’esercizio del pensare”, dal quale il fascismo aveva esonerato gli italiani, ma che è alla base di una repubblica parlamentare».

L’A.N.D.E., dunque, si costituì a Roma nel 1946 al fine di promuovere nelle donne una maggiore consapevolezza dei loro diritti civili e di conseguenza anche un loro maggiore coinvolgimento nella vita pubblica della Nazione.

Scrisse Carlotta: «ricostruire l’opinione pubblica è il compito primo in un paese parlamentare. Dire a un italiano: “il compito che ti propongo è di riflettere e di discutere” viene interpretato come un invito a non far nulla. L’opinione pubblica non ha in Italia il peso che ha in altri paesi di tradizione parlamentare». La Orlando, tuttavia, si era battuta per la monarchia e non intendeva rinnegarlo. Per questo non fu facile avere accanto donne di diversa formazione politica. Ma la aiutarono Igiea Salviati, Maria Rygier, Vittoria Paoletti e Giulia Borghese a mettere insieme il gruppo fondante dell’Associazione mentre Carlotta girò tutte le novanta province italiane nel difficile compito di dare gli strumenti di voto alle donne meno preparate. Nennella Cutolo divenne la prima presidente e Sarah Diaz, moglie del Duca della Vittoria, quella onoraria, mentre Carlotta tenne per sé il ruolo di segretaria nazionale. Lo statuto fu steso dall’ormai anziano Vittorio Emanuele Orlando.

Il 26 maggio 1947 a Roma si tenne il primo convegno nazionale dell’A.N.D.E.

Ha scritto la storica Elvira Valleri: «siamo di fronte alla cosiddetta terza forza che si batte per l’istruzione e la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini e che vede nella costruzione della democrazia l’antidoto alla dittatura e a qualsiasi forma di totalitarismo; il rifiuto del modello organizzativo proprio dei partiti di massa e talvolta forme più o meno evidenti di elitarismo descrivono la cornice politica nella quale anche l’A.N.D.E. intese collocarsi».

Carlotta si dedicò attivamente all’A.N.D.E. fino al 1953 ma rimase sempre interessata alla vita dell’associazione.

Gli ultimi vent’anni della vita di Carlotta Orlando furono molto duri. Il marito morì e la situazione economica della famiglia divenne fallimentare. Carlotta allora accettò l’offerta di Vittorio Valletta di entrare nel Cepes (Comitato europeo per lo sviluppo economico e sociale) e vi rimase fino al 1967 occupandosi della direzione di corsi audiovisivi e professionali rivolti a ragazzi del Sud privi di mezzi.

Morì novantacinquenne, nel 1997 a Migliarino Pisano, dove era stata diverse volte per incontrare Igiea Florio e dove poi, dal 1976, a due anni dalla scomparsa dell’amica, si era trasferita definitivamente ospite di donna Bona Salviati. Ai suoi funerali furono presenti molte socie dell’A.N.D.E., che, da ragazze, Carlotta aveva preso a lavorare con sé agli albori dell’Associazione, infondendo loro passione, energia ed entusiasmo, e che per cinquanta anni avevano continuato ad affiancarla nella sua opera.


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