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Attacco al Canale di Suez

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Nel 1956, il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser decide di nazionalizzare la società che gestisce il canale di Suez. I profitti non andranno più ai vecchi proprietari, inglesi e francesi, ma serviranno a finanziare la costruzione della diga di Assuan. Per Francia e Gran Bretagna è un colpo durissimo: non c’è solo la perdita economica ma il rischio di uscire di scena da un’area cruciale del Mediterraneo. C’è poi la preoccupazione che l’Egitto possa regolare il traffico sul Canale, ormai diventato la principale autostrada del petrolio mediorientale, come nel 1948, quando dopo aver perso la guerra contro Israele aveva chiuso le vie d’acqua al neonato Stato ebraico. Da allora, quello tra Egitto e Israele è un confine caldo.

Così Francia e Gran Bretagna pensano di sfruttare la situazione e coinvolgere Israele per fermare Nasser. Il piano viene siglato con un accordo segreto a Sèvres, vicino Parigi, e prevede in primo luogo che Israele attacchi la penisola egiziana del Sinai e si spinga fino al Canale e in secondo luogo che Francia e Inghilterra si propongano come mediatori per un’operazione di polizia internazionale; la scusa è mandare truppe per proteggere la navigazione del canale, ma il vero obiettivo è riprenderne il controllo.

Il 29 ottobre 1956 l’esercito israeliano penetra in territorio egiziano e in pochi giorni conquista la striscia di Gaza e la penisola del Sinai, fino al Canale di Suez: come concordato a Sèvres, Inghilterra e Francia propongono l’invio di truppe per separare i due contendenti, ma Nasser rifiuta e fa affondare tutte le navi presenti nel Canale. Viene meno così la ragione dell’intervento (proteggere la navigazione) ma inglesi e francesi non si fermano e occupano l’area del Canale intorno a Port Said: l’operazione però suscita reazioni in tutto il mondo, il presidente degli Stati Uniti Eisenhower minaccia un’azione speculativa contro la sterlina, la Russia agita lo spettro delle armi atomiche. La crisi assume proporzioni internazionali, si teme un’altra guerra mondiale.

L’Assemblea dell’Onu si riunisce d’urgenza e vota a grande maggioranza per il cessate il fuoco: inglesi e francesi sono costretti a ritirare le loro truppe, Israele lo fa poco dopo. La vittoria militare di Francia e Inghilterra si trasforma in un’umiliante disfatta politica; Nasser invece esce rafforzato da questa crisi e padrone del Canale di Suez, che nel 1957 viene riaperto.

La crisi di Suez lascia aperto il conflitto tra Egitto e Israele, le truppe dell’Onu presidiano la penisola del Sinai ma gli scontri di frontiera sono frequenti, così come quelli ai confini israeliani con Siria e Giordania. Nel 1966 l’Egitto firma con la Siria un trattato di mutua difesa, l’anno dopo lo fa con la Giordania.

Nella primavera del 1967, Nasser riceve un report dai sovietici, rivelatosi poi falso, secondo cui Israele starebbe mobilitando truppe sul confine siriano. Il 22 maggio, l’Egitto chiude gli stretti di Tiran, unica via d’accesso per gli israeliani al Mar Rosso: per Israele è un atto di guerra. Nel 5 giugno 1967, gli israeliani attaccano: nei primi due giorni di conflitto con raid aerei distruggono a terra l’aviazione egiziana e siriana, poi scendono in campo le truppe di terra; l’esercito israeliano travolge le difese nemiche prive di copertura aerea, conquista le alture del Golan siriane e tutta la Cisgiordania compresa la città vecchia di Gerusalemme e l’intera penisola del Sinai fino al Canale di Suez, in soli sei giorni.

Nasser è sconfitto, ed è costretto ad accettare il cessate il fuoco, teme che gli israeliani possano attraversare il Canale e prenderne possesso; la guerra dura solo sei giorni, ma la vittoria di Israele è schiacciante, così come umiliante è la sconfitta dei Paesi Arabi. Gli Stati Uniti chiedono il ritiro degli israeliani dai territori occupati, lo chiede anche una risoluzione dell’Onu ma Israele non arretra: la prima mossa dei vincitori è riaprire gli stretti di Tiran, la prima di Nasser è chiudere il Canale di Suez, che rimarrà chiuso per otto anni e da questo momento diventa la linea di confine tra i due paesi.

Il cessate il fuoco non segna la fine delle ostilità, che proseguiranno negli anni successivi in modo più sporadico ma continuo: servirà un’altra guerra, quella dello Yom Kippur del 1973 e la successione di Sādāt a Nasser perché si creino le condizioni per la riapertura del Canale il 5 giugno del 1975.

Quarant’anni dopo, il 6 agosto 2015 il presidente egiziano al-Sisi inaugura il raddoppio di un primo tratto di 72 km del tracciato, l’inizio di un progetto ambizioso che dovrebbe concludersi nel 2045 con il raddoppio dell’intero Canale di Suez e la creazione di un’immensa area industriale.


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Antonio Di Dio

Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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