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«Quando si parla di Meridione, si guarda il dito e non la luna». Intervista a Giorgio Martinico

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In questi giorni si è temuta la regia occulta della mafia dietro agli attacchi ai supermercati di Palermo. Nello specifico, hanno fatto parecchio rumore le dichiarazioni di alcuni gruppi social che inneggiano alla rivoluzione violenta. Il campanello d’allarme è arrivato persino dagli 007 italiani, che hanno avvertito con un report riservato alla presidenza del Consiglio.

Ulteriori moniti sono arrivati dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando invoca l’intervento dello Stato affinché non siano le mafie a rispondere alla disperazione. Dello stesso tenore la dichiarazione di Claudio Fava: «la mafia soffia sul fuoco, fate presto altrimenti il disagio diventerà violenza».

I dati riguardanti il mezzogiorno sono allarmanti e testimoniano di una ‘questione meridionale’ mai risolta e sempre attuale: nello specifico, nel primo trimestre del 2019 la Sicilia ha avuto il numero più basso di occupati da quando sono state avviate le serie storiche dell’Istat, nel 1996; i siciliani con più di 15 anni e un lavoro sono un milione 312mila, 38mila in meno rispetto al dato consolidato dell’ultimo trimestre 2018 e 51mila in meno rispetto alla media dell’anno scorso. La Sicilia è ferma con un tasso di disoccupazione del 21,5% dal 2017.

Senza considerare l’impressionante numero di lavoratori in nero: nella media quel che risalta è che le aziende che presentano varie irregolarità in Sicilia sono una su quattro, con un impiego di un lavoratore in nero su tre. A questi bisogna aggiungere inoltre parcheggiatori abusivi, venditori ambulanti senza autorizzazioni e tutti quelli che contribuiscono all’economia illegale ora costretti alla serrata.

Abbiamo intervistato Giorgio Martinico, attivista del Centro Sociale Anomalia, il quale vede una pericolosa narrazione politica dietro le dichiarazioni di questi giorni. Il Centro Sociale Anomalia, presente nel quartiere palermitano di Borgo Vecchio, svolge numerose attività gratuite e di solidarietà sul territorio: un doposcuola sostenuto da volontari per bambini, attivo ormai da 8 anni, che propone anche attività ludiche quali feste e laboratori; una palestra gratuita fornita di attrezzi, messi a disposizione della cittadinanza; e infine un ambulatorio medico, aperto 3 anni fa grazie ad una campagna di sostegno, che ha già un buon numero di medici che lavorano gratuitamente e che garantiscono, sempre in maniera gratuita, visite specialistiche. Attività che al momento hanno dovuto momentaneamente sospendere vista l’emergenza covid-19.

Giorgio Martinico avverte subito di un problema di strategia politica: «A mio avviso si tratta di una strategia, piuttosto ricorrente quando si parla di Mezzogiorno: si parla di mafia come strategia di sviamento, per spostare l’attenzione dal problema politico ad una questione di ordine pubblico». E prosegue: «Non smentisco l’ipotesi che ci possa essere la mafia dietro queste proteste, ma dovrebbero spiegarci meglio gli interessi della mafia dietro queste proteste. Che interessi ha Cosa Nostra ad esporsi così tanto? Non dimentichiamo che anche molte attività a Palermo sono state aperte illegalmente, per cui ci andrei più cauto nel parlare di mafia».

Inoltre, secondo Martinico, questa è una narrazione politica razzista, la cui logica è la stessa che viene applicata ai migranti: «Solitamente quando si parla di Mezzogiorno si riconosce sempre di un problema povertà, ma poi, strategicamente, viene presa subito la questione criminalità; riconosco il problema povertà, riconosco anche quello della criminalità, risposta: carabinieri negli ipermercati. Il problema politico viene quindi trasformato in uno di ordine pubblico. È la stessa logica che applichiamo ai migranti, quando criminalizziamo il nigeriano e il tunisino, senza offrire solidarietà, ma parlando di un problema sicurezza che di fatto non esiste. Palermo è la città con la più alta soglia di povertà, di disoccupazione, e con fasce di reddito medio tra le più basse d’Italia. Il problema è quindi la liquidità, un problema di cui noi di Anomalia avevamo avvertito da tempo e di cui il governo si sarebbe dovuto preoccupare prima. Ma si è preferito parlare di un problema sicurezza: in questo modo si preferisce guardare il dito e non la luna».

La risposta da parte del governo è arrivata ma sulla sua efficacia Martinico esprime diversi dubbi: «La mia sensazione è che Conte abbia voluto prender tempo, ma il problema andava affrontato prima. I 4 miliardi annunciati dal governo sono soldi che sarebbero dovuti andare ai comuni a maggio, si tratta di un anticipo di cassa del fondo di solidarietà ai comuni, più i 400 milioni straordinari destinati ai buoni pasto, per chi è registrato nelle liste dei fondi dei servizi sociali comunali. Dunque non si tratta di liquidità diretta da parte dello stato ma tramite la mediazione di servizi sociali, il ché è già di per sé problematico, visto il pessimo rapporto che hanno tantissime persone con i servizi sociali».

La mediazione da parte dei servizi sociali comunali secondo Martinico potrebbe già essere motivo di tensione, ma secondo lui tutto dipenderà da quanto durerà questa emergenza: «Su questa riforma nutro diverse perplessità di riuscita, ma non mi stupirei nemmeno se poi alla fine la popolazione si dovesse accontentare di questa mediazione: contrariamente a quanto si può pensare, in questi giorni non si sono viste tensioni nei supermercati, la situazione è tranquilla e i palermitani stanno rispondendo tutto sommato bene alle misure di precauzione sanitaria, non era scontato. Tuttavia se il lockdown dovesse durare 15 giorni allora la soluzione può riuscire nel suo intento, ma se dovesse continuare tutta l’estate sarebbe traumatico: non solo per i più poveri, ma per la città tutta, visto che negli anni ha puntato tutto sul turismo; la chiusura dell’intera stagione renderebbe drammatica la situazione».

Secondo Martinico la soluzione del governo andava presa su 3 punti in particolare: «Bisognava agire sul blocco di affitti e bollette, oltre che su una forma di liquidità diretta sui conti corrente, per chi non è coperto da cassa integrazione».

Riguardo i gruppi Facebook, di cui tanto si è parlato, Martinico dice a riguardo: «Si è guardato troppo a questi gruppi, che non sono affatto testimonianza di un’intera popolazione, ma che sono una conseguenza inevitabile di quel problema di liquidità di cui parlavamo prima. In periodi di fortissima tensione economica esce la disperazione delle persone e la risposta a questa minaccia è stata una contro minaccia da parte del governo, inviando forze di polizia a presidiare i supermercati: sui social ho visto tantissime reazioni negative a questa misura, perché anziché vedersi una risposta politica la gente ha visto una risposta poliziesca. Per cui sono assolutamente convinto che la conferenza stampa di Conte di sabato sia stata fatta proprio come tentativo di placare le acque».

E prosegue: «Di recente è uscito un rapporto Svimez che dice che il guadagno medio di più del 50% della popolazione è di 600 € mensili per chi lavora nel privato nel Sud Italia ed è contrattualizzato: come può bastare la cassa integrazione anche in questi casi? Stiamo parlando di gente che per sopravvivere ha bisogno dei risparmi familiari. Non scandalizziamoci quindi dei ritorni che ci sono stati da Milano al Sud: è chiaro che è stata una mossa che ha portato grandissimi rischi di esposizione, ma come può sopravvivere un precario al Nord non lavorando?».

Infine Martinico conclude con un messaggio chiaro: «bisogna smetterla di guardare solamente agli interessi di Confindustria, che quando alza la voce ottiene subito risposta: bisogna mettere al centro il problema della disuguaglianza sociale, anche in termini di servizi essenziali erogati: in tutta Italia sono 5 mila i posti di terapia intensiva negli ospedali, a fronte dei 55 mila della Germania. E in Sicilia attualmente sono 385, un numero piuttosto basso. I nostri medici temevano e temono tutt’ora tantissimo la possibilità che Palermo possa essere un focolaio. Bisogna stabilire delle nuove priorità».


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Antonio Di Dio

Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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