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L’estate in carcere

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Com’è andata l’estate in carcere? Come hanno vissuto agenti e detenuti questa estate difficoltosa tra pandemia, caldo e carenze edilizie?


Un mese drammatico quello di Agosto nelle carceri italiane. L’aumento dei suicidi dimostra come questo sia uno dei mesi più terribili dell’anno. Da Como a Palermo il numero dei casi è in aumento non soltanto tra i detenuti ma anche tra gli agenti. È infatti  di qualche settimana fa la notizia di un’agente della polizia penitenziaria in servizio al carcere Pagliarelli di Palermo che si è tolta la vita con la pistola di ordinanza e ancora la settimana prima un agente mentre era in servizio nel carcere di Latina ha compiuto l’estremo gesto. Questi suicidi tra i poliziotti penitenziari sono la prova che a morire di carcere non sono soltanto i detenuti ma che il malessere penitenziario si estende a tutti senza fare alcuna distinzione. 

Dal rapporto Antigone di metà anno si evince non soltanto come questa piaga non intenda arretrare ma che è in continua crescita anche tra i detenuti più giovani: «In circa il 60% dei casi si tratta di italiani e nel 40% di stranieri. Il 20% di loro aveva fra i 20 e i 29 anni (i due più giovani ne avevano solo 23), il 43% ne aveva fra i 30 e i 39, per entrambe le fasce d’età 40-49 e 50-59 troviamo il 17% dei suicidi, il detenuto più anziano aveva 60 anni. Il 40% dei suicidi è avvenuto in un istituto del nord Italia, il 36% al sud e il 23% al centro; in tre istituti sono avvenuti due suicidi: Como, Napoli Poggioreale e Santa Maria Capua Vetere. A gennaio, marzo e aprile sono avvenuti 9 suicidi (3 per ciascun mese), a febbraio e a luglio ne sono stati commessi 12 (6 per ciascun mese) mentre a maggio e a giugno ne sono avvenuti rispettivamente 4 e 5. Il metodo prevalente per togliersi la vita è rimasto quello tragico dell’impiccagione (ben 26 persone). Nel 2019 sono stati 53 in totale i suicidi negli istituti penitenziari italiani per un tasso di 8,7 su 10.000 detenuti mediamente presenti, a fronte di un tasso nel paese di 0,65 suicidi su 10.000 abitanti. In carcere nel 2019 ci si è tolti la vita 13,5 volte di più che all’esterno».

È chiaro che l’autolesionismo e i suicidi costituiscano due fra gli argomenti più delicati quando si parla di carcere. Il suicidio di una persona privata della libertà personale costituisce il fallimento più  evidente del ruolo punitivo dello Stato. Nel 2007, durante un’intervista Luigi Ferrajoli dichiarò: «Uno Stato che nel punire non impedisce la morte del condannato perde, parte delle funzioni che ne giustificano la potestà punitiva».

Luigi Ferrajoli

A far da sfondo in tutta questa vicenda ci sono le grandissime difficoltà che il periodo estivo porta con sé: il caldo, la mancanza d’acqua, l’uso limitato delle docce. Una sofferenza che riguarda tutti, sia i detenuti che il personale che lavora all’interno degli istituti che si ritrova costretto a svolgere il proprio lavoro in condizioni di emergenza, non soltanto per via dell’attuale emergenza sanitaria che viviamo ma anche a causa di tutti i disagi edilizi pregressi che tutte le strutture portano con sé. Quest’anno la morsa sul carcere è stata ancora più dura a causa del coronavirus, che ha ulteriormente messo in ginocchio un sistema già precario. 

«Questa epidemia ha il rischio di trasformare il carcere in una RSA, ecco perché è importante non fermarsi nelle politiche dirette a ridurre la popolazione detenuta perché il rischio che da Settembre in poi si crei un focolaio resta molto alto». Sono queste le parole di Patrizio Gonnella, Presidente dell’Associazione Antigone durante la presentazione del secondo rapporto del 2020.  È infatti di poche settimane fa la notizia che un detenuto recluso nel carcere Dozza di Bologna è positivo al Covid. Ecco perché è necessario intervenire: non possiamo pensare di anteporre il diritto alla salute che per Costituzione è garantito a tutti alla paura delle misure alternative alla detenzione o anche alle scarcerazioni stesse. Nel 2020 di carcere si continua a morire. 


 
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Paolazzurra Polizzotto

Paolazzurra Polizzotto

Scrivere per me è stata una passione inaspettata, un dono tutto da scoprire. La mia missione è quella di dare una “voce” a chi crede di averla persa.

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