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Covid-19 e ripresa: la Spagna riparte, ma non dimentica l’ambiente

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Nella corsa alla ripresa economica c’è chi non ha dimenticato le promesse fatte. La Spagna presenta il suo piano ambientale e intende applicarlo da subito.


Nonostante l’attenzione resti alta, il ritorno alla normalità delle nostre vite dopo il lockdown sembra fare il proprio corso. Ogni giorno alle diciotto controlliamo il bollettino dei contagi, ci preoccupiamo o facciamo un respiro di sollievo, ad ogni modo, qualche minuto dopo torniamo alle nostre attività quotidiane perché l’obiettivo è uno: ripartire. 

L’economia deve ricominciare a girare, le persone devono uscire, mangiare, acquistare, le fabbriche devono produrre. Purtroppo, come avevamo amaramente previsto, questa corsa alla normalità avrà una vittima silenziosa: l’ambiente. La Cina è stata la prima a mostrarci gli effetti “benefici” del lockdown sulla nostra atmosfera, ora è la prima ad avvertirci dell’inversione di marcia. Il livello di inquinamento dopo la fine della quarantena è aumentato e ha superato i livelli pre-Covid.

Ma prima di puntare il dito ricordiamoci di noi stessi: le misure che mirano alla salute futura del nostro Paese dimenticano, ancora una volta, che le crisi vanno prevenute prima di non essere in grado di curarle. Ricordiamo il monito della World Health Organization che lo scorso maggio ha avvertito: «Gli sforzi fatti per controllare la trasmissione del COVID-19 hanno ridotto le attività economiche, producendo un miglioramento della qualità dell’aria in molte aree del mondo. […] Ma i miglioramenti ambientali dovuti a queste azioni potrebbero essere ribaltati una volta che gli Stati riprenderanno le attività con l’obiettivo di una rapida espansione. A meno che non ci sia una chiara volontà di promuovere una transizione alla green economy». 

Per fortuna un Paese europeo ha deciso di fare da apripista in questa complessa, ma indispensabile, decisione. Qualche settimana fa, infatti, la Spagna ha annunciato il suo piano ambientale, che ha l’ambizioso obiettivo di azzerare le proprie emissioni di carbonio entro il 2050. Uno sforzo ammirevole e non indifferente, ben inserito nel programma nazionale di ripresa post-Coronavirus.

Il disegno di legge, presentato lo scorso 19 maggio, prevede l’azzeramento immediato dei finanziamenti ai combustibili fossili, nonché il blocco, da subito, di tutti i nuovi progetti di estrazione di carbone, petrolio e gas. L’obiettivo, come spiegato dalla vice presidente e ministro per il Recupero Ecologico, Teresa Ribeira, è quello di far diventare la transizione energetica uno strumento trainante dell’economia. La Ribeira ci mostra come una crisi, come lo è l’emergenza climatica, se gestita in modo oculato, può creare opportunità quali posti di lavoro a breve, medio e lungo termine.

L’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050 si inserisce all’interno della cornice del Green Deal Europeo. La Spagna, per fortuna, non è l’unico Paese a dare il buon esempio, diversi sono i casi di Stati che hanno votato il loro futuro al riappacificamento con la Terra. Austria e Islanda vogliono raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2040, mentre la Finlandia punta sul 2035. La data del 2050, oltre che dalla già citata Spagna, è stata accolta da Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Slovacchia, Svezia e Svizzera.

Ci auguriamo che l’impegno di questi Paesi non sia stato distolto dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e che tutti loro, seguendo l’esempio spagnolo, sappiano cucire la ripartenza a misura d’ambiente.


 
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Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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