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La Juventus suona la nona sinfonia

 

Campioni d’Italia, ancora una volta, la nona di fila. Dopo il flop di Udine, ieri il successo contro la Sampdoria permette alla Juventus di conquistare il titolo con due giornate d’anticipo.


Più di trecento partite e più di tremila giorni da Campioni d’Italia in carica. Il dominio della Juventus in Italia continua anche nel 2020 e se la squadra di Maurizio Sarri prosegue una tradizione sul campo ormai fortemente tinta di bianco e nero, il cammino che ha portato la Vecchia Signora al nono scudetto consecutivo, parte da molto lontano.

Dalla stagione 2011-12 a oggi, con diversi condottieri in panchina, da Conte a Sarri, passando per Allegri, la Juventus ha saputo soltanto vincere. Dopo aver fallito il primo match point  contro l’Udinese, i bianconeri stendono 2-0 una buona Sampdoria allo Stadium e vincono il Campionato italiano con due giornate di anticipo. Sarri può finalmente festeggiare il suo primo titolo in Italia, dopo la vittoria dell’Europa League con il Chelsea l’anno scorso. 

Uno scudetto anomalo, che arriva tra tante critiche e non cancella i dubbi sul tecnico bianconero. Sicuramente il più faticoso degli ultimi nove, nonché quello arrivato nel modo più atipico a causa dello stop imposto dall’emergenza coronavirus e dalla ripartenza con gli stadi vuoti. La vittoria contro la Sampdoria regala il nono scudetto consecutivo o meglio ancora la “nona sinfonia” alla squadra bianconera, che stabilisce così un record nei principali campionati d’Europa. Per l’allenatore toscano, invece, è il primo titolo personale in Italia.

Lo scudetto del Covid infatti non può essere considerato diversamente, dopo una pandemia mondiale, una stagione interrotta a marzo e ripresa a giugno in condizioni completamente alterate. Ma non è certo un demerito o un disonore per la Juve, che durante e dopo il lockdown si è comportata in modo coerente e signorile: il titolo non lo avrebbe accettato a tavolino, se l’è preso meritatamente sul campo. Una stagione che probabilmente non esalta i tifosi bianconeri, ma che spegne ancora una volta le ambizioni delle rivali, incapaci di approfittare dei passi falsi dei bianconeri, specialmente in questo finale di stagione.

L’Inter di Antonio Conte non si è mai rivelata all’altezza, la Lazio di un presidente, Claudio Lotito, che ha fatto fuoco e fiamme per tornare a giocare, si è persa sul più bello, l’Atalanta, ormai non più sorpresa, si consolida come grande realtà del nostro calcio. La Juventus ha vinto semplicemente perché era la squadra più forte e in questo non è cambiato nulla rispetto al passato. Nel confronto con le stagioni vincenti degli scorsi anni, però stavolta la superiorità bianconera è stata soprattutto inferiorità degli avversari

Al suo primo anno a Torino, Maurizio Sarri ha vinto ma non ha convinto. La sua squadra è apparsa costantemente più fragile della corazzata allenata per cinque stagioni da Allegri. La rivoluzione dal punto di vista del gioco (principale motivo per cui l’ex tecnico del Napoli è stato scelto) non si è vista, se non in rare occasioni. La costanza, il carattere e la voglia di vincere sono stati i fili conduttori fra le due formazioni, quella di Allegri e quella di Sarri. I bianconeri hanno affrontato le partite decisive del campionato, essenzialmente le due sfide contro l’Inter, con la determinazione e la tenacia di sempre; almeno sotto questo aspetto la Juventus è stata sempre la stessa Juventus.

Affinché la trasformazione si completi, molto dipenderà dal prossimo mercato. Se il giudizio sull’allenatore è in sospeso, quello sulla dirigenza invece non può che essere negativo. L’estate scorsa lo Chief Football Officer Fabio Paratici aveva provato in tutti i modi a vendere Paulo Dybala, che poi si è rivelato l’uomo in più della stagione: fortuna sua (e della Juve) che non ci sia riuscito.

In più, la rosa presentava, e presenterà a maggior ragione in futuro, lacune evidenti: sulle fasce difensive, in mezzo al campo o nel ruolo di centravanti dove è stato rispolverato Higuain con risultati deludenti. La squadra ha stentato anche perché, pur essendo nettamente più forte delle altre, forse lo era meno che in passato.

Il bilancio in realtà non è ancora completo: mancherebbe la Champions League, vero obiettivo stagionale, che di solito sposta tutti gli equilibri, trasformando con una sola partita una stagione da fallimentare a trionfale (e viceversa). La nuova formula del torneo, causata dallo stop imposto dal coronavirus, rende di fatto anche la Champions una “coppa anomala”; vincerla o non vincerla potrà fare davvero la differenza?

La rivoluzione della Juventus di Sarri è al momento incompiuta, con la Supercoppa persa a dicembre contro la Lazio e la Coppa Italia persa a giugno contro il Napoli. La vittoria del campionato, Covid o non Covid, non poteva proprio sfuggire ai bianconeri, che da ieri notte possono vantarsi di un altro titolo in bacheca; ne hanno tantissimi, ma uno in più sta sempre bene.


 
Daniele Compagno

Daniele Compagno

Web e Social Media Manager. Scrivo di Sport e Cultura e offro il mio apporto con impegno e costanza per la crescita e lo sviluppo di Eco Internazionale.

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