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Un nuovo pericolo per l’ambiente e per l’uomo: i rifiuti elettronici

Non è solo la plastica il nemico numero uno del nostro ambiente: altri rifiuti, persino più pericolosi per la nostra salute, devono essere tenuti d’occhio.


La nostra vita quotidiana è oramai costellata da apparecchiature elettroniche e tecnologie che hanno modificato le nostre abitudini e, anche se non sempre, migliorato le nostre vite. La loro diffusione non riguarda più solo le persone con alti livelli di reddito, al contrario, diversi strati della popolazione mondiale sono in grado di usufruirne.

La velocità di divulgazione, però, non è stata eguagliata da una ricerca di metodi di smaltimento delle tecnologie stesse. Gli WEEE (Waste of Electrical and electronic equipment) sono diventati, nel giro di pochi anni, un’enorme sfida per la salute del nostro ambiente e delle future generazioni.

Il consumo di apparecchiature elettriche ed elettroniche è strettamente collegato all’evoluzione tecnologica ed oggi siamo al punto in cui vivere senza di esse è diventato quasi impossibile per le società più avanzate. Secondo il nuovo rapporto del Global E-Waste Monitor 2020 l’utilizzo di queste apparecchiature cresce ogni anno di 2.5 milioni di tonnellate.

Facile immaginare quanto siano grandi i numeri riferiti ai loro rifiuti. Nel 2019 l’essere umano ha generato 53.6 milioni di tonnellate di WEEE, la sua proiezione al 2030 risulterebbe pari a 74.7 milioni di tonnellate. Il loro peso, da solo, potrebbe non creare nessuna indignazione, ma quello su cui ci dobbiamo soffermare sono le conseguenze di quest’immane quantità di rifiuti.

Gli WEEE contengono al loro interno diverse sostanze pericolose o tossiche come, ad esempio, il mercurio o i clorofluorocarburi. Il trattamento improprio di questo tipo di sostanze, che puntualmente finiscono per disperdersi nell’ambiente, sta contribuendo al surriscaldamento globale. Soltanto frigoriferi e condizionatori smaltiti in modo improprio hanno contribuito al consumo energetico globale per lo 0.3% nel 2019.

Ma, come abbiamo già anticipato, questi rifiuti hanno conseguenze dirette anche sulla salute degli esseri umani. Sin dal 2017, infatti, si sono moltiplicati gli studi che denunciano effetti di diverso tipo sugli individui che entrano a contatto con gli WEEE, come: alterazioni nello sviluppo neurologico dei feti, danneggiamento del DNA, difficoltà di apprendimento nei bambini, patologie respiratorie, disturbi del derma, effetti sul sistema immunitario, perdita dell’udito e, non ultimo, cancro.

Bambini nascono, giocano, lavorano e crescono vicino a discariche a cielo aperto di WEEE, in zone dove questo pericolo non è ancora considerato tale. Per questo è necessario lanciare un allarme reale.

Alla fine del 2019, il 71% della popolazione mondiale era protetto da una politica nazionale di smaltimento dei WEEE. Sicuramente un gran passo in avanti rispetto al 2014, quando le persone interessate da questo tipo di regolamenti erano solo il 44%. Ad ogni modo, però, solo 78 dei 193 Stati del mondo hanno una loro legislazione o regolamento. Il pericolo è che i grandi produttori/smaltitori di questo genere di beni finiscano col delocalizzare lo smaltimento in quei Paesi in cui ancora nulla è stato fatto, mettendo in pericolo la vita di molte persone.

Se ben riciclati gli WEEE hanno enorme potenziale di ricchezza. Ad oggi, il valore stimato dei metalli che sono all’interno di questi rifiuti è più o meno di 60 miliardi di dollari americani. L’opportuno riciclo di questi rifiuti, quindi, frutterebbe una vera miniera d’oro. Un motivo in più per tenerci stretta la nostra salute e quella dell’ambiente.


Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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