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Hong Kong: la legge per la sicurezza e la caccia ai “sovversivi”

 

Con l’approvazione della legge per la sicurezza, Pechino è sempre più vicina al controllo assoluto sui cittadini di Hong Kong.


Si è sperato che il Covid fosse un’occasione per resettare i rapporti tra Cina e Hong Kong, invece Pechino ha continuato per la sua strada nella sua corsa alla riconquista dell’ex colonia Britannica. Del nuovo giro di vite previsto dalla legge per la sicurezza ne abbiamo parlato lo scorso maggio, ma ai tempi si trattava ancora di una proposta, oggi la legge è reale.

Dopo settimane di nuove proteste e arresti, la voce degli Hongkonghini è stata spenta in modo definitivo. Tra il 28 e il 30 giugno, il parlamento cinese ha votato l’approvazione della legge per la sicurezza nazionale per Hong Kong.

La norma, che avrebbe ottenuto l’unanimità dei voti del Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, è entrata in vigore il Primo Luglio, nel giorno del ventitreesimo anniversario dell’Handover. Il commento della Governatrice Carrie Lim è arrivato con qualche ora di ritardo: «Vedremo l’arcobaleno dopo la tempesta, e dopo anni di disordini a Hong Kong tornerà la pace. Negli anni il governo porterà questa città fuori dalla difficoltà, facendo crescere l’economia e rivitalizzando la nostra reputazione internazionale e ricostruendo il nostro rapporto con i giovani».

Diversa la reazione internazionale. Il primo a commentare è stato il Giappone che ha definito la vicenda «un atto spiacevole». Più dura la NATO che ha affermato: «È chiaro che la Cina non condivide i nostri valori: democrazia, libertà e stato di diritto». Tiepida la reazione europea. Negli Stati Uniti, invece, il Dipartimento del Commercio ha già avviato la chiusura dello status speciale di cui Hong Kong ha goduto fino ad ora.

Le reazioni più imponenti sembrano anche le più ragionevoli. Infatti, seppur non se ne conoscano ancora tutti i contenuti, come affermato da Amnesty International, ciò che si sa è che ai singoli individui, così come alle organizzazioni e alle istituzioni di Hong Kong, sarà vietato partecipare a qualsiasi attività venga ritenuta lesiva della sicurezza nazionale.

La stessa legge punirà anche i reati di sovversione, separatismo, terrorismo e collusione con poteri stranieri. La vaghezza con cui questi atti vengono descritti apre la porta alla creazione di un vero e proprio Stato di polizia. La legge, infatti, mira anche a creare una “Agenzia per la sicurezza nazionale di Hong Kong”, che, sulla falsariga di quelle presenti sul territorio Cinese, si occuperà di sorvegliare la metropoli. Agenzie di questo tipo sono accusate dalle ONG di minacciare, intimidire, ma anche arrestare illegalmente e torturare dissidenti e difensori dei diritti umani.

Joshua Wong, attivista simbolo delle proteste, ha definito l’applicazione della norma come «La fine di Hong Kong e l’inizio del Regno del Terrore». Alle sue parole hanno fatto seguito prima le dimissioni dal movimento Demostito e, dopo poche ore, lo scioglimento definitivo dello stesso.

La reazione di questi giovani è sconfortante ma anche comprensibile: la legge li ha resi un bersaglio e il rischio di finire nelle mani dell’Agenzia per la sicurezza nazionale è diventato concreto.

Eppure a Hong Kong c’è chi ancora non si arrende: «Se accetteremo la legge sulla sicurezza nazionale e rimarremo in silenzio» – ha dichiarato il presidente del Partito Democratico di Hong Kong, Wu Chi-wai – «vi dico che domani sarà anche l’ultimo giorno di Hong Kong».

Foto in copertina Assunto Simonlo ~ commonswiki


 
Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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