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La saga del Csm

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Lo scandalo delle toghe del Csm è il sequel di una saga politico-giudiziaria che sembra non intenda finire.


«Non ho inventato io il sistema delle correnti, quindi identificare me come male assoluto è un’operazione che potrebbe far comodo a qualcuno». Sono queste le parole di Luca Palamara, ospite di “Non è l’arena” su La7, il pm romano, ora sospeso, ed ex Consigliere del Csm indagato a Perugia.

«A chi fa comodo, questo non lo dico», ha aggiunto Palamara, che poi ha spiegato: «Si parla di una rete di Palamara che arriva dappertutto, più semplicemente il mio ruolo era mediare all’interno delle singole correnti, e il Csm è il luogo dove necessariamente occorre mediare per nominare un determinato dirigente di un ufficio». Un sistema «che oggi si sta demonizzando ma che ha prodotto Melillo a Napoli, Gratteri a Catanzaro, Greco a Milano, il fior fiore degli inquirenti in Italia».

Che all’interno della magistratura vi fossero sempre state delle “correnti” attraverso le quali si potesse discutere la carriera professionale di un suo componente era cosa risaputa. Al centro dello scandalo ci sono diverse conversazioni su whatsapp che in tanti (magistrati e politici) scambiavano con Luca Palamara e dalle quali appare uno spaccato fatto di richieste di aiuti per far carriera, logiche spartitorie, persino sgambetti tra colleghi e strategie per attaccare i politici.

Tra questi, esce spesso il nome del leader della Lega Matteo Salvini. «Non c’era nessuna volontà di offendere Salvini», quella frase «va circostanziata, si vuole sintetizzare in maniera frettolosa un ragionamento». «Quella è una frase decontestualizzata», mentre da altre chat ne emergono altre di segno opposto, ha poi sottolineato, aggiungendo che «nella magistratura associata il tema dell’immigrazione è un tema molto delicato».

Il Leader del Carroccio nelle scorse settimane ha chiesto più volte l’intervento del Capo dello Stato, tanto che la settimana scorsa Mattarella ha incontrato il leader della Lega e ha anche ricevuto una sua lettera sulla questione: l’ex vicepremier chiedeva un processo equo per lui, diventato oggetto degli attacchi di alcuni p.m., tra cui appunto Palamara.

Dopo l’ennesima richiesta di intervento, il Capo dello Stato ha diramato una nota, in cui ha espresso «sconcerto e riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati». Mattarella si chiama fuori dal dibattito politico pur tracciando una strada netta: quella della Costituzione.

Nel frattempo il Guardasigilli Alfonso Bonafede la settimana scorsa ha proposto un progetto di riforma che prevede criteri meritocratici oggettivi per gli incarichi, un meccanismo elettivo del Csm che sfugga alle logiche correntizie e il blocco delle “porte girevoli” tra magistratura e politica.

Il progetto base di riforma prevede «stringenti norme che, sostanzialmente, impediscono al magistrato di tornare in ruolo dopo aver ricoperto cariche politiche elettive o di governo, anche a livello territoriale. Allo stesso tempo, si disciplina anche il ritorno in ruolo del magistrato candidato e non eletto, ponendo vincoli e limiti di natura territoriale e funzionale». E per i magistrati collocati fuori ruolo nella bozza di riforma si «prevede che non possano fare domanda per accedere a incarichi direttivi per un determinato periodo di tempo successivo alla cessazione dell’incarico».

Dopo aver letto le notizie sull’inchiesta, è lecito chiedersi se non vi siano in Italia altri casi Palamara. Quanti potrebbero aver usato la propria funzione e il proprio potere per ottenere vantaggi o colpire i propri avversari? Chi entra in un’aula giudiziaria deve sentirsi sicuro che verrà giudicato con imparzialità nell’applicazione della legge e che le indagini siano svolte nel rispetto dei limiti e della tutela dei diritti che la legge garantisce.

L’impressione è però quella di un film già visto e forse anche un po’ noioso, in cui il finale è sempre lo stesso: si cambiano il meccanismo elettorale di selezione dei membri togati e le varie correnti (che da un lato sono fisiologiche proprio perché il CSM è un organo di auto-governo) e con l’abilità del camaleonte si adattano al nuovo schema ma non si cambia il gioco.

La pratica delle “raccomandazioni” diffusa anche in alcuni ambiti della magistratura e la presenza di illustri personaggi che, pur non legati da rapporti di colleganza, ruotavano attorno alla figura dell’ex presidente dell’Anm, pongono importanti interrogativi sull’utilizzo improprio della funzione giudiziaria. E in questo caos che si è creato, giocano la propria partita anche migliaia di magistrati, i quali non meritano un’ondata di discredito che tutto travolge e niente distingue. Ma d’altronde, si sa, in questo Paese si tende sempre a generalizzare.


 
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Paolazzurra Polizzotto

Paolazzurra Polizzotto

Scrivere per me è stata una passione inaspettata, un dono tutto da scoprire. La mia missione è quella di dare una “voce” a chi crede di averla persa.

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