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«Questo triste momento ci trasformerà», Laura invita a conoscere se stessi

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Per “Lettera Q“, le testimonianze da un mondo in quarantena per l’emergenza coronavirus, pubblicate da Eco Internazionale ogni domenica.


Laura, 29 anni. Non ci scrive da qualche parte dell’Europa o del mondo. Scrive da Palermo, dalla sua condizione di giovane donna autonoma che vive da sola, appena affacciata alla “vita da adulta”. La sua lettera ci parla di una quarantena certamente fatta di segregazione, ma anche di introspezione. Una lettera molto intima che forse parla di molti di noi.

Lo scorrere del tempo è surreale, il giorno e la notte si alternano solo grazie allo scambio (nella migliore delle ipotesi) di tuta da ginnastica e pigiama. A volte, della luce e del buio. Tutto intorno è pieno di un silenzio assordante, di quelli che fanno male ma al contempo bene.

C’è chi sostiene che trascorrere la quarantena con qualcuno aiuti e chi sostiene invece che la compagnia della propria famiglia o dei coinquilini sia qualcosa di insostenibile. Il mio è solo un punto di vista, il punto di vista di chi questa quarantena la sta vivendo da sola, in 55 metri quadrati che non sono mai sembrati così piccoli. Eppure, non voglio rientrare nella categoria del “L’erba del vicino è sempre più verde”, perché il colore della propria erba dipende esclusivamente da noi e da quanta volontà ci mettiamo per darle la giusta tonalità. Quindi sì, non avrei voluto nessun fidanzato con me, nessuna famiglia e forse nessun amico o amica, perchè per una volta, per la prima volta, voglio conoscere meglio la persona che meno ho conosciuto in questi 29 anni e della quale ho un po’ paura. Credo che tale sensazione sia comune ad ognuno di noi, ognuno di noi ha sempre paura di trascorrere il tempo con se stesso e per tale ragione, dai tempi dei tempi si sono inventati dei modi per “ingannare” il tempo, non a caso “ ingannare” per evitare di ritrovarsi soli con la propria anima, più o meno lesionata.

In tempi di quarantena, nel 2020, ingannare il tempo è tuttavia molto semplice, ma fare i conti con se stessi, beh, è inevitabile. Abbiamo Internet si, Netflix, House Party ed a quanto pare anche Disney +, ma niente di tutto ciò è davvero sufficiente per evitarci e sfuggirci come riesce a fare il lavoro alienante, lo sport e la vita sociale. Inevitabilmente, in diversi momenti della giornata, per lo più al risveglio e la notte, ci ritroviamo davvero soli: che il gioco abbia inizio.

Molte delle aspettative su te stessa vengono in parte disattese. La tua voglia di sorridere sempre? C’è, sì, ma non proprio sempre. A volte prevale la voglia di piangere, di sentire davvero il dolore, di fonderti con l’universo e ciò che lo sta attraversando. La tua voglia di vivere? Viene troppo spesso sostituita dalla voglia di non vivere, di dormire e, se possibile, di spegnere il cervello. Quindi sono anche questo? Sono così sensibile da sgorgare lacrime per una lettera d’amore o semplicemente per un addio?

Quale voglia di abbracci, gli abbracci che mai hai voluto, perchè con la stretta rischiavi che ti si rompesse l’armatura, l’armatura di filo di spinato grazie alla quale credi di poterti proteggere dal mondo?

Queste righe possono pur sembrare tristi, ma questo non è un elogio alla tristezza, al dolore (come se non bastasse accendere la tv) ma, come detto prima, tutto il contrario: la tonalità della propria erba dipende dalla propria volontà, ed io la mia erba la voglio più brillante che mai.

Nella completa solitudine non ho capito di essere forte, ma ho capito di essere umana, fatta di carne, sentimenti, emozioni, felicità, ma anche dolore. Ho imparato, FINALMENTE, che non esiste il bianco o il nero, esiste il grigio e l’80% della vita probabilmente avrà questa sfumatura. Ho capito che non siamo macchine, controllate per produrre e per controllare ogni cosa, che la maggior parte degli eventi sono incontrollabili, una pandemia, o semplicemente l’amore di qualcuno. Questo però, e tutto questo dolore, non deve toglierci la cosa più bella, ovvero la vita, il diritto ad essere e la voglia di vivere, sopra ogni cosa.

Che questa quarantena ci insegni ad accettarci, dunque, ad amarci, semplicemente a vivere ciò che la vita ci dà, non con passività ma con attività, non rassegnandoci ad accettare ogni cosa ma ad accettare quanto meno ciò che non possiamo cambiare ed a lottare per tutte le altre.

Questo triste momento, prima o poi (probabilmente più poi che prima) dovrà senza dubbio finire, e come ogni trauma, ci trasformerà. Ed è qui che ognuno di noi svolge un ruolo altamente attivo, in quanto partendo dalla consapevolezza di se stessi e delle proprie oscurità si può ricostruire qualcosa di autentico, qualcosa che si avvicini più di tutto al proprio IO.

Non impareremo ad apprezzare la normalità, no, quello no, è una grande balla perchè l’essere umano è solito andare al risparmio energetico. Sono le abitudini a guidare le nostre sensazioni ed emozioni. Quando la normalità tornerà ad essere unabitudine, la daremo ancora una volta per scontata, questo è inevitabile. L’unica cosa che forse apprezzeremo davvero sarà la versione che ne uscirà di noi stessi, forse più vera, e la libertà di essere ciò che si è, senza troppa vergogna. Pronti a ripartire, pronti a rilanciarci, pronti a vivere, una volta per tutte ciò che è il miracolo più grande: la vita.


 
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