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Covid-19, una boccata d’aria per la Terra

 

A pochi giorni dall’inizio della “quarantena” abbiamo letto le prime notizie sulla natura che si riprendeva il suo spazio. I cieli di Pechino non erano più soffocati dal PM10, così come quelli della Pianura Padana, i delfini si affacciavano ai porti di Cagliari e Trieste, non più spaventati dal rumore dei motori delle navi, i canali di Venezia erano così puliti da poter distinguere banchi di pesci, un’intera famiglia di cinghiali se ne andava a spasso per il centro di Sassari.

La prima reazione a queste notizie è stato, naturalmente, il sollievo: “almeno qualcosa sta andando meglio”. In seconda battuta è arrivato un lieve senso di colpa: “Quei pesciolini lungo i canali di Venezia dovrebbero esserci sempre, no?”. Ed eccoci al momento della riflessione: se la Terra sta respirando ora che noi siamo obbligati a non vivere, cosa siamo Noi per la Terra? La quarantena ci ha regalato un sacco di tempo per riflettere, quindi, tra una lezione di yoga online e la prossima stagione della nostra serie tv preferita, potremmo sederci e farci un pensiero.

L’Antropocene è l’era geologica nella quale stiamo vivendo. È iniziata con la seconda rivoluzione industriale, ed è caratterizzata dalla centralità dell’impatto dell’azione umana sugli ecosistemi terrestri. Negli ultimi trecento anni la popolazione mondiale si è decuplicata, abbiamo occupato più del 50 per cento delle terre emerse, fatto scomparire intere foreste tropicali e ridotto la biodiversità. Ci siamo impegnati nel sovrasfruttamento delle acque dolci e delle risorse dei mari, abbiamo usato più azoto per rendere fertili le nostre terre di quanto qualsiasi ecosistema terrestre ne avesse mai respirato, e immesso nell’atmosfera immense quantità di gas serra. In poche parole, l’uomo non è mai stato così fastidioso per il nostro Pianeta come negli ultimi tre secoli.

Adesso il clima sta cambiando, e gli effetti si stanno dimostrando in tutte le forme possibili. In uno dei numerosi appelli gridati al vento, il WWF ha cercato di spiegarci come i virus diventino sempre più pericolosi a causa del cambiamento climatico, e come una mancanza di attenzione alla questione climatica possa riservarci solo qualcosa di peggio del Coronavirus. Purtroppo però, con il Covid-19, l’uomo ha dimostrato di saper gestire una sola crisi alla volta, solo quando ha già superato il punto di non ritorno, e nemmeno nel migliore dei modi.

Questa concentrazione di energie e risorse, unita all’inevitabile crisi finanziaria che accompagnerà gli stati anche dopo la fine della pandemia, fanno immaginare che gli sforzi dell’ultimo anno per mettere il nostro Pianeta al centro delle nostre vite, potrebbero dimostrarsi vani. L’agenda politica internazionale di questo 2020, ricca di appuntamenti sui cambiamenti climatici, la cura degli oceani e la salvaguardia della biodiversità, è passata in secondo piano, facendoci perdere mesi preziosi per agire.

Purtroppo, l’opinione più diffusa tra gli esperti climatologi è che gli effetti positivi che la nostra Terra sta vivendo come conseguenza alla pandemia, non solo scompariranno, ma lasceranno il passo a momenti peggiori. La storia ci mostra che ad ogni crisi finanziaria, sin dal 1973, è corrisposto prima un abbassamento dei livelli di CO2, seguito da una sua impennata esponenziale alla fine della crisi stessa.

Non è la prima volta, dunque, che la Terra prende una boccata d’aria dall’inizio dell’Antropocene. La regola, però, sembra essere tutt’altro che rincuorante: ogni volta che il nostro pianeta torna a respirare, noi lo soffochiamo ancora di più successivamente. Torniamo alla nostra domanda adesso: cosa siamo noi per la Terra? E adesso che ci troviamo da soli con la nostra risposta per niente lusinghiera, poniamone un’altra: cosa vogliamo essere noi per la Terra, quando tutto questo sarà finito?


Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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