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Eternally Putin: la Russia al voto il 22 aprile

 

In uno scenario globale indebolito a causa dell’emergenza Coronavirus, sono pochi i media che in questi giorni danno sufficiente spazio a notizie come questa. Il prossimo 22 aprile i russi sono chiamati al voto sulla riforma costituzionale che, se approvata, potrebbe consentire a Vladimir Putin di ottenere il terzo mandato e restare al potere fino al 2036.

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L’iter della riforma – Lo scorso 11 marzo, la camera bassa del Parlamento russo (Duma) ha adottato la terza e ultima lettura della riforma, approvando di fatto l’emendamento proposto da Valentina Tereshkova – ex cosmonauta nonché deputata di Russia Unita – che abolisce il limite di due mandati presidenziali.

In particolare, l’emendamento non vieta alla persona che ha ricoperto o ricopre la carica di presidente della Federazione Russa, al momento dell’entrata in vigore della modifica, di ri-candidarsi alle elezioni presidenziali.

Dopo l’approvazione della Duma, la scorsa settimana è arrivato il via libera anche da parte della Corte Costituzionale. Numerosi sono stati gli analisti che hanno definito la riforma uno stratagemma che permette a Putin di restare al potere e altrettanti sono stati gli oppositori che hanno accusato il presidente di golpe.

Cos’altro cambia – Un altro tema di discussione internazionale sulla riforma è quello della supremazia del diritto nazionale russo su quello internazionale: in un suo discorso, a gennaio, Putin ha proposto un emendamento a garanzia della preminenza della Costituzione russa su trattati e decisioni di organismi internazionali.

Sembra che l’insistenza da parte del Cremlino su questo punto sia sintomatica di come lo stesso governo percepisca negativamente ogni tipo di interferenza nel paese da parte dell’Occidente.

All’interno della riforma costituzionale sono, tra l’altro, compresi anche alcuni emendamenti su questioni che sono fortemente sentite dalla popolazione. Tra queste, basti pensare alla tema del welfare e al salario minimo, ma anche a tutto ciò che riguarda i confini e le relazioni internazionali.

In particolare, l’integrità territoriale della Russia diventerà non negoziabile e questa è una sfaccettatura rilevante, considerati i contrasti che il governo ha attualmente con il Giappone per le isole Kuril e con l’Ucraina per la Crimea.

All’interno della riforma non mancano, infine, riferimenti alla sfera dei valori: Dio assurge a fondamento dello stato russo e il matrimonio viene definito esplicitamente come unione tra un uomo e una donna.

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L’ultima parola ai cittadini, o forse no – Sebbene, in base a quanto emergerebbe da un sondaggio del Levada Center, il 65% dei cittadini affermi di non aver compreso del tutto la riforma, la Russia attende ora il 22 aprile.

Con l’obiettivo di favorire un’affluenza alta, la data scelta è un mercoledì che cade tra la Pasqua ortodossa e l’inizio del Ramadan e sarà considerata come una giornata di festa retribuita.

Di fatto, molti ritengono il voto popolare una mera formalità: a meno che non ci siano rinvii o non si presentino disguidi di altra natura, nel 2024 l’attuale presidente della Federazione Russa potrà ricandidarsi per il suo quinto e sesto mandato.

E, se venisse confermato fino al 2036, Putin, alla veneranda età di 84 anni, avrà governato la Russia per un totale di 36 anni, superando Stalin e realizzando quella che il Guardian definisce “the politics of eternity”.


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