Tempo di lettura: 3 minuti

L’anti-Greta?

Il mondo non sta cambiando a causa del climate change: questo, in estrema sintesi, è il messaggio di Naomi Seibt, giovane attivista tedesca di 19 anni, definita dai giornali di tutto il mondo l’anti-Greta. Anche lei come Greta Thunberg è giovane, è nata e cresciuta in un paese occidentale ed è un’ottima comunicatrice.

Fino a due mesi fa, Naomi era una giovane youtuber semisconosciuta. A novembre, in occasione di un evento organizzato dall’EIKE (l’Istituto Europeo per il Clima e l’Energia), la sua vita è cambiata. L’EIKE è un think thank vicino ad Alternative fur Deutschland (AfD), partito di estrema destra tedesco che ormai da anni si è imposto nel dibattito pubblico per le sue posizioni euroscettiche e anti-immigrazione; il vice presidente di EIKE è un politico di spicco dell’AfD. In quell’occasione, ad ascoltare il discorso di Naomi Seibt c’era anche James Taylor, il direttore del Centro per il clima e la politica ambientale dell’Heartland Institute, un think thank ultraconservatore americano: colpito dalla performance di Naomi, Taylor le ha proposto di collaborare con il suo istituto.

Il 20 dicembre del 2019 il canale youtube dell’Heartland Institute diffonde il primo video di Naomi, intitolato “Naomi Seibt vs Greta Thunberg: Whom Should We Trust?” (“Naomi Seibt vs Greta Thungberg: di chi dovremmo fidarci?”). Oggi quel video ha circa 220mila visualizzazioni e ad esso ne sono seguiti altri, fino all’intervista su Fox News del 28 febbraio. Nello stesso giorno, Naomi è intervenuta al CPAC, la più importante convention dei partiti e dei gruppi conservatori americani e ha ribadito le sue posizioni scettiche sul cambiamento climatico.

Siamo dunque di fronte a un nuovo caso mediatico e politico, un nuovo personaggio di cui sentiremo parlare nelle prossime settimane e di cui non possiamo dunque fare a meno di discutere.

Naomi Seibt afferma di avere partecipato in passato alle manifestazioni e alle iniziative dei Fridays for Future, il movimento d’opinione nato sull’onda della protesta di Greta Thunberg. Con il tempo la sua posizione è cambiata radicalmente, passando da quella di un “allarmismo climatico” a quella di un “realismo climatico”. In sintesi, secondo Naomi il climate change esiste ma non è colpa dell’uomo. «Le emissioni di CO2 non sono in realtà dannose per il pianeta», gli esseri umani «potrebbero leggermente contribuire» al riscaldamento attuale, ma il contributo «è così insignificante che non dovremmo concentrarci su questo».

Si potrebbe pensare di essere di fronte a una posizione politica tra le altre. Tuttavia, nessuna di queste tre frasi trova riscontro nelle posizioni della comunità scientifica. «È estremamente probabile (95–100%) che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20 ° secolo»: questa è la posizione ufficiale dell’IPCC, la più importante istituzione scientifica sul climate change al mondo, nata in seno alle Nazioni Unite.

Quasi tutti gli scienziati del clima (97-98%) supportano questa tesi e il restante 3% degli studi che sostengono il contrario non può essere replicato o contiene errori. Ad oggi, in base a uno studio pubblicato lo scorso novembre, il consenso tra i ricercatori è salito al 100%. Di fronte a tutto questo, il messaggio di Naomi Seibt è «non fatevi prendere dal panico, pensate», senza offrire un solo dato a sostegno di questa tesi scettica.

Naomi sostiene che le previsioni sul clima si basino su modelli incapaci di cogliere la complessità del fenomeno, dal momento che non includono fattori altrettanto importanti come i “meccanismi dell’atmosfera” e quelli relativi al ciclo dell’acqua. Affermazione doppiamente falsa: da un lato, i modelli utilizzati dagli scienziati comprendono infatti anche gli effetti del vapore acqueo, dall’altro l’effetto di quest’ultimo non può essere paragonato a quello del CO2, la cui permanenza nell’atmosfera è ben più alta (10 giorni contro centinaia di anni).

Il messaggio è l’esatto contrario di quello che da anni, con estrema fatica, l’intera comunità scientifica porta avanti in tutte le sedi nazionali e internazionali e rispetto al quale Greta Thunberg è un semplice megafono. Tuttavia, Naomi Seibt rifiuta l’appellativo di anti-Greta: quest’ultima infatti sarebbe una “ragazza giovane e innocente, ma anche immatura e ignorante, perfidamente strumentalizzata da un progetto politico di isteria climatica”. In fondo, lo stesso ragionamento potrebbe essere applicato a Naomi: perché non pensare che anche lei sia un burattino nelle mani di qualche partito o lobby?

Dal suo canto, Naomi si definisce “libertaria” e rifiuta qualsiasi affiliazione politica, sebbene abbia partecipato a incontri promossi dall’AfD e, soprattutto, non abbia nascosto le sue simpatie per Stefan Molyneux: un blogger di estrema destra che da anni diffonde teorie sul c.d. razzismo scientifico e sul suprematismo bianco attraverso il suo canale youtube.

Altrettanto chiara è la sua affiliazione all’Heartland Institute e le posizioni di questo think thank, che negli anni ha svolto attività di lobbying a favore delle multinazionali del tabacco e del fracking e diffuso teorie che negano il cambiamento climatico. Nel 2012, Heartland ha organizzato una campagna pubblicitaria nell’Illinois che presentava una fotografia di “Unabomber” Ted Kaczynski e le parole “credo ancora nel riscaldamento globale. Tu?”. Il progetto prevedeva di utilizzare anche i volti di Osama Bin Laden e del celebre serial killer Charles Manson, ma nel giro di 24 ore la campagna è stata sospesa, con una grossa perdita in termini di finanziamenti e reputazione. Le posizioni di Heartland sono dunque così estreme che, come sostiene Brendan Demelle (direttore di Desmog, blog indipendente che da anni si occupa di climate change), “non riescono a ottenere appoggio nemmeno da Exxon” (una tra le più grandi multinazionali del petrolio al mondo).

Heartland Insitute è solo una tra le altre potenti lobby che negano la realtà del cambiamento climatico. I numeri parlano chiaro: il 90% percento dei report scettici sul cambiamento climatico sono riconducibili a think thank di stampo conservatore e solo negli Stati Uniti il Donors Trust e il Donors Capital Fund hanno finanziato in modo anonimo centinaia di queste organizzazioni con centinaia di milioni di dollari.

Al netto degli sforzi di queste organizzazioni, resta una questione di fondo: può esistere realmente qualcuno che, come Naomi Seibt, sia proposta come l’anti-Greta? La risposta dipende da una considerazione molto banale: essere anti-Greta significa semplicemente essere contro tutta la comunità scientifica internazionale.


Francesco Puleo

Francesco Puleo

Caporedattore. Scrivo da sempre, per mettere in ordine le idee e capire da che parte stare. Su Eco Internazionale scrivo di attualità e politica estera.

error: Content is protected !!